Anno 2004

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Afghanistan, forze speciali e guerra dei papaveri

Giovanni Bernardi, 18 agosto 2004

Sono i combattenti della nuova guerra contro la droga in Afghanistan, un piccolo team di soldati con addestramento speciale che operano con consiglieri britannici per attaccare il traffico di droga, aumentato di molto dopo la caduta del regime dei Talebani.

Non si sa esattamente quanti siano i combattenti e quanti i consiglieri. Il riserbo - un dovere nelle operazioni speciali - impedisce perfino al maggiore, capo del team inglese, di rivelare il proprio nome. Non è così invece per il comandante del gruppo di combattenti afghani, Ahmad Khalid, che sembra orgoglioso della propria unità e di ciascuno dei suoi uomini.

Capelli tagliati cortissimi, barba rasata, tutti volontari, addestrati in una base americana a Jalalabad, i membri della unità speciale avrebbero mille e uno motivi per disertare, prima di tutto i forti guadagni che con la loro esperienza potrebbero raggiungere mettendosi a disposizione dei trafficanti. Ma è con un certo orgoglio che il comandante Khalid afferma che nessuno dei suoi uomini ha abbandonato l'unità.

"Durante la nostra prima azione abbiamo distrutto un laboratorio dove era trattata la droga ed era vigilato da quindici uomini armati - ha affermato il comandante secondo quanto riporta AP - e dopo quello abbiamo eliminato altri diciotto laboratori; ma non siamo ancora in condizione di eliminare i campi di coltivazione del papavero".

Per avviare una operazione a larga scala occorrerebbero infatti più uomini e soprattutto più mezzi e l'impiego di elicotteri si rivelerebbe prezioso in azioni che hanno come caratteristica quella dell'attacco di sorpresa, stando a quanto emerso in una recente conferenza stampa tenuta a Jalalabad.

Molte lessons learned potrebbero essere prelevate dalla esperienza fatta per combattere la coltivazione della droga in Colombia, anche se allora l'impiego di agenti chimici dette luogo a molte polemiche, provenienti soprattutto dalle organizzazioni ecologiche.

Secondo uno studio delle Nazioni Unite, la produzione di oppio afghano ha soddisfatto i tre quarti della domanda mondiale e il relativo commercio ha fruttato quasi due miliardi e mezzo di dollari, più della metà del prodotto interno lordo della nazione. Un altro studio indica che nell'anno in corso sono state piantate nuove coltivazioni e per la fine del 2004 la produzione potrebbe registrare un nuovo record.

In un rapporto sulla situazione dell'Afghanistan, presentato il 17 agosto al Consiglio di sicurezza (cfr. PDF), il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan afferma che la violenza estremista, la suddivisione in fazioni e l'industria della droga sono in continua crescita e minacciano la pace nel delicato periodo di preparazione per le elezioni.

Nello stesso documento Annan sottolinea che le operazioni di pre-voto si sono concluse con la registrazione di quasi dieci milioni di persone, il 41 per cento di queste donne, dimostrazione - secondo il segretario generale - che i gruppi responsabili delle violenze sono isolati. Tuttavia - fa notare Annan - in alcune province le minacce alla popolazione hanno reso le operazioni di registrazione inefficaci. Altrettanto inefficace - secondo il rapporto - l'iniziativa governativa anti-oppio.

Con le elezioni presidenziali alle porte (sono previste per il 9 ottobre, mentre quelle parlamentari sono state posposte ad aprile 2005) la guerra dei papaveri si annuncia in crescendo. Molti segnali indicano la possibilità di una recrudescenza della violenza nei due mesi futuri, tra questi anche il disimpegno totale o parziale di organizzazioni umanitarie, recenti attentati e scontri a fuoco e la quasi totale mancanza di controllo del territorio delle forze americane e NATO, dovuta alla scarsa attenzione da parte dei governi alleati degli USA.

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