Anno 2004

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Speciale Friuli, il contributo al corso della Storia

Giovanni Bernardi, 29 agosto 2004

Il 26 agosto nella caserma Mameli di Bologna si è svolta la cerimonia di saluto alla brigata aeromobile Friuli che nel mese di settembre costituirà la Italian Joint Task Force e assumerà la responsabilità del settore di Dhi Qar in Iraq. Come massima autorità ha partecipato alla cerimonia il sottosegretario alla Difesa, onorevole Filippo Berselli, che ha portato agli uomini e donne della Friuli il saluto del governo italiano. Il sottosegretario era accompagnato dal tenente generale Gaetano Romeo, comandante delle Forze di Difesa di Vittorio Veneto, da cui dipendono la stessa brigata Friuli, l'Ariete, la Folgore e la Pozzuolo (a cui la Friuli dà il cambio).

Circa mille ufficiali, sottufficiali e soldati erano schierati sul prato del cortile principale della caserma, insieme con le bandiere di guerra e gli stendardi di combattimento dei reggimenti destinati in Iraq. Alle spalle dello schieramento alcuni elicotteri sottolineavano la caratteristica di aeromobilità della Friuli, conseguita dopo tre anni di addestramento e certificata durante la esercitazione Forward Challenge 2004, condotta nel mese di marzo nei poligoni di Capo Teulada e Salto di Quirra in Sardegna.

La Forward Challenge ha consentito al comando brigata Friuli di essere validato a livello NATO come comando in grado di impiegare contemporaneamente più gruppi tattici aeromobili e di esercitare quindi il comando e controllo secondo le più aggiornate procedure. La riconfigurazione della brigata Friuli in unità aeromobile è durata tre anni, durante i quali è stata abbandonata la caratteristica di brigata meccanizzata. L'impiego in Iraq avviene quindi al termine di un severo ciclo di esercitazioni continue di livelli sempre più complessi.

Nel suo intervento il brigadier generale Enzo Stefanini, comandante della brigata dal 15 maggio del 2002, ha voluto riaffermare lo spirito della missione: offrire un futuro migliore al popolo iracheno. Ha quindi ricordato a tutti i compiti da assolvere: "Riattivazione di infrastrutture danneggiate, ricostruzione di scuole, recupero del patrimonio archeologico e soprattutto - ha sottolineato - lo sforzo principale sarà l'addestramento del personale che costituirà le nuove forze armate e di polizia irachene".

Un compito difficile attende la Friuli, così come è stato difficile quello delle quattro brigate che l'hanno preceduta. Un compito da assolvere tra mille difficoltà: una nazione - quella irachena - che porta i segni di una sofferenza inflittale da una dittatura di fede nazista e durata quasi un quarto di secolo; la suddivisione in gruppi tribali di diversa etnia e fede religiosa spesso in contrasto fra loro; le incidenze mediorientali; le polemiche internazionali; quelle parlamentari e di pubblica opinione interna italiana; il disordine procurato dalla resistenza armata (o rivolta, a seconda del punto di vista sotto il quale la si vuole vedere).

"Partiamo consapevoli degli obiettivi e degli scenari che ci attendono - ha detto quindi a ragione il generale Stefanini - così come abbiamo ben chiari i valori di libertà, democrazia, sicurezza e pacifica convivenza di cui intendiamo essere fermi e concreti testimoni". Stefanini sa quello che dice: ha alle spalle una carriera spesa tra studio, reparti operativi e stato maggiore ed è una persona che fonda il pensiero sulla conoscenza e sui dati di fatto e sa dare giusta misura alle parole.

Cinquantadue anni, ex allievo del 154° corso dell'Accademia militare di Modena, pilota e istruttore di volo, ufficiale di stato maggiore, comandante di unità di artiglieria e di aviazione dell'Esercito, quattromila ore di volo su vettori ad ala fissa e rotante, prima di assumere il comando della Friuli ha ricoperto per oltre quattro anni quello delicatissimo di capo ufficio impiego del personale dello stato maggiore dell'Esercito a Roma.

La Friuli porta in Iraq circa 1.600 persone dei reggimenti: 66° fanteria aeromobile Trieste di Forlì, Savoia Cavalleria di Grosseto, 7° AVES Vega di Rimini e reparto comando e supporti tattici della brigata. Completano il contingente: il 6° reggimento genio pionieri, il 10° reggimento trasporti, assetti specialistici delle trasmissioni, NBC, CIMIC, incursori del 9° reggimento Col Moschin, una compagnia del reggimento S.Marco della Marina, il 6° ROA dell'Aeronautica e i carabinieri del reggimento MSU, per un totale di circa 3.000 uomini.

A regime saranno circa 2.200 unità dell' Esercito, 400 dei carabinieri, 200 della Marina e 200 dell'Aeronautica. La Friuli è la quinta brigata che si avvicenda in Iraq (dopo Garibaldi, Sassari, Ariete e Pozzuolo del Friuli) e ha già impegnati in missioni fuori area due gruppi squadroni: il 53° Cassiopea (del 7° reggimento Vega di Rimini) a Tallil in Iraq; il 27° Mercurio (del 5° reggimento Rigel di Casarsa della Delizia, Pordenone) a Dijacovica in Kosovo.

Alla cerimonia di saluto il 26 agosto mancava il sindaco, Sergio Cofferati, che ha inviato il presidente del Consiglio comunale a rappresentarlo. Siamo sicuri che il generale Stefanini nel suo doveroso giro di saluto alle autorità locali non ha dimenticato di presentarsi anche al primo cittadino di Bologna. Immaginiamo anche il tono cordiale del colloquio e le parole di Cofferati: "Sa, generale, sono stato eletto in uno schieramento politico contrario alla guerra in Iraq e la mia presenza alla cerimonia avrebbe una valenza politica in opposizione alla linea del mio partito".

Niente da dire su queste parole che, se pure potrebbero essere solo frutto di una immaginazione, le riteniamo tuttavia credibili. Nulla ci impedisce però di dare una interpretazione politica all'assenza del sindaco Cofferati. Una assenza che ricorda i racconti di Guareschi e le beghe tra Peppone e don Camillo e non arriva a misurarsi con gli impegni di carattere internazionale ai quali le forze armate italiane sono state chiamate a fare fronte dai primi degli anni Novanta. E da allora a dare il loro contributo al grande corso della Storia.

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