Anno 2004

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Nato, dopo l'Informal Meeting di Poiana Brasov

Giovanni Bernardi, 16 ottobre 2004

Il meeting informale dei ministri della Difesa della Nato a Poiana Brasov in Romania il 13 ottobre non sembra avere portato ventate di novità nella ormai cronica frattura che si è creata attraverso l'Atlantico, con Stati Uniti da una parte e l'asse franco-tedesco dall'altra. All'esordio del meeting il segretario generale, Jaap de Hoop Scheffer, ha invitato i partecipanti a fare di più in termini di concretezza delle decisioni da prendere.

"Dobbiamo fare di più - ha detto Scheffer - per rinforzare il legame tra i nostri impegni politici da una parte e i ruoli operativi e le responsabilità che ne derivano dall'altra. Dobbiamo inoltre fare di più per assicurare il supporto della opinione pubblica alle nostre operazioni".

L'invito non ha avuto un grande esito, a parte la decisione di inviare in Iraq nel prossimo futuro oltre trecento consiglieri Nato, che si aggiungerebbero ai cinquanta già partiti ad agosto. A quanto pare, il numero dei consiglieri in Iraq potrebbe anche arrivare al numero di tremila. Avranno come quartier generale il nuovo Training Center fuori Baghdad e saranno alle dipendenze del tenente generale statunitense David Patraeus. Anche Danimarca e Norvegia, pur avendo espresso a suo tempo opposizione alla guerra, invieranno proprio personale.

Non sarà così, invece, per Francia e Germania che hanno ancora una volta espresso opposizione al dislocamento di propri militari in Iraq. Nonostante una presa di posizione morbida del ministro della Difesa Peter Struck durante il meeting di Poiana Brasov e in una intervista per Financial Times Deutschland, il cancelliere Schröder è stato categorico durante la conferenza stampa congiunta tenuta il giorno dopo col primo ministro italiano Silvio Berlusconi: "Per essere chiari - ha affermato Schröder - non manderemo truppe in Iraq.

In un primo momento, dopo le dichiarazioni di Struck, la diplomazia americana aveva inteso un cambiamento nella posizione tedesca. Ma la conferma della policy data da Schröder non lascia margini a ulteriori dubbi. La Germania parteciperà al programma di Training Mission della Nato ma lo farà solo sul proprio suolo, anche se nell'ambito di un programma coordinato da Bruxelles.

Un avvicinamento tra Nato e Russia, invece, sembra stia maturando grazie a quanto affermato dal ministro della Difesa Sergei Ivanov. Il ministro ha offerto di partecipare con navi russe al pattugliamento del Mare Mediterraneo insieme con la formazione della Nato che ha il compito di prevenire la proliferazione di armi di distruzione di massa e di intercettare navi sospette di avere legami con il terrorismo. Secondo fonti non ufficiali, due navi russe dovrebbero aggiungersi alla flotta Nato nelle prossime settimane. L'offerta russa segue di poco la condotta di una esercitazione navale condotta con la Marina militare italiana nelle acque del Mare Ionio.

Ancora più ardita la proposta americana di fare convergere tutte le operazioni in Afghanistan sotto il comando Nato. Ancora più ferma la posizione di Francia e Germania. Secondo il rappresentante permanente Usa presso il Consiglio Atlantico, Nicholas Burns, Washington vedrebbe con piacere l'operazione Nato Isaf e quella americana Enduring Freedom sono un unico comando, possibilmente già dai primi mesi del 2005.

Attualmente in Afghanistan sono condotte due operazioni. La prima, Enduring Freedom, che conta circa 18.000 militari per la gran parte Usa, ha come compito quello di combattere il terrorismo talebano e di Al Qaeda e dipende dal generale John Abizaid insediato nel US Central Command di Tampa, Florida. Isaf, che in questo periodo di elezioni conta 9.000 militari ed è comandata dal generale francese Jean-Louis Py, ha invece il compito di fornire sicurezza e assistenza, in particolare alla autorità centrale che risiede nella capitale. A questo compito si è aggiunto quello di coordinare l'attività dei Provincial Reconstruction Team, unità composte da militari e civili per avviare la ricostruzione in province relativamente sicure.

Di tentativi di combinare le due operazioni ce n'è stato più di uno, ma la Germania non ha alcuna intenzione di dare incarichi di combattimento ai propri 2.500 uomini schierati in Afghanistan, anche se in effetti un imprecisato numero di Kommando Spezialkräfte opera insieme con gli americani. Ma si sa, sulle forze speciali non si fanno dichiarazioni.

Insomma, la Germania ha unità in situazione di guerra ma non vuole la guerra, ma qualche anno fa è riuscita a strappare la posizione di vice comandante supremo in Europa agli Inglesi. La Francia detiene il comando, non solo di Isaf con il generale Jean-Louis Py, ma anche di Kfor con il generale Yves de Kermabon. Questo in barba alla non integrazione militare nella Nato che con orgoglio afferma dal 1968.

Si direbbe quasi che l'obiettivo dell'asse franco-tedesco sia quello di scalare i vertici della Nato, essere in tutte le missioni per controllarle, ma senza farlo apparire alle rispettive opinioni pubbliche e allo stesso tempo dare all'Alleanza una valenza europea di gran lunga più significativa di quella che ha avuto nei suoi 55 anni di storia.

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