Anno 2004

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Asia centrale e nuovi equilibri mondiali

Giovanni Bernardi, 22 ottobre 2004

Il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo, Imomali Rakhmonov, hanno firmato un accordo per la creazione della prima base militare russa in Tajikistan. L'accordo è stato firmato sabato 17 ottobre e durante una cerimonia, che si è svolta nella base della capitale Dushanbe domenica 18, per la prima volta i due presidenti hanno assistito all'alzabandiera delle insegne russe.

La base ospita le unità della 201^ divisione fanteria motorizzata, che comprende oltre 5.000 militari e che staziona in Tajikistan dal crollo della Unione Sovietica. L'accordo formalizza, quindi, uno stato di fatto, dandogli però una veste giuridica internazionale. I militari saranno dislocati anche in altre due basi non lontane dalla capitale. Le basi sono state concesse allo Stato russo a titolo gratuito.

Le reazioni si direbbero tutte positive. Putin ha affermato che le forze russe in Tajikistan "creeranno le condizioni per neutralizzare gli attacchi di terroristi e di estremisti e renderanno più veloce il processo verso la pace e la stabilità". Il ministro della Difesa russo, Sergei Ivanov, ha fatto notare che "quello in Tajikistan è il più grande schieramento di truppe al di fuori dei confini". Anche l'ambasciatore Usa a Dushanbe, Richard Hoagland, ha dichiarato la soddisfazione del proprio governo.

Fuori del proprio territorio la Russia dispone di un'altra base, aerea, in Kirghizistan. Gli americani, invece, hanno dislocati nell'area circa 20.000 militari in Afghanistan e circa 1.000 nella base di Khanabad in Uzbekistan. Ma l'interesse verso l'area non è solo dimostrato dalle due potenze ex nemiche. Anche il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, ha fortemente sottolineato - guarda caso proprio in questo periodo - l'interesse dell'Alleanza per l'Asia Centrale.

Mentre Putin ha approfittato della propria presenza nell'area per visitare le altre capitali delle repubbliche dell'Asia centrale, Scheffer ha fatto organizzare al suo staff un viaggio che in tre giorni lo ha portato nella capitali di Kirghizistan e Kazakistan (19 ottobre), Uzbekistan e Tajikistan (20 ottobre), Turkmenistan (21 ottobre).

Oltre a incontrarsi con i presidenti delle Repubbliche e degli esecutivi e con i ministri degli Esteri e della Difesa, Scheffer ha anche - come suo solito quando si reca in visita ufficiale - parlato a uditori selezionati: gli studenti della American University in Centra Asia in Kirghizistan; gli studenti della Università nazionale in Kazakistan; gli studenti della University of World Economy and Diplomacy in Uzbekistan; gli allievi della Accademia militare in Turkmenistan.

Più che un espansione in termini militari (come quella che si può supporre sia in atto da parte di Stati Uniti e Russia), quello del segretario generale della Nato si direbbe un investimento ideologico, indirizzato verso le nuove generazioni, quelle che si avviano a prendere le decisioni nel prossimo quarto di secolo.

Investimenti di natura diversa, certo, quelli dei due Stati da una parte e quello della Nato dall'altra, ma una cosa è innegabile: il baricentro dei grandi giochi mondiali si sta spostando dall'Europa verso est e l'Asia centrale è destinata a recitare un ruolo sempre più significativo nei decenni a venire.

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