Anno 2004

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Afghanistan, la svolta tra democrazia e guerra civile

Giovanni Bernardi, 19 novembre 2004

Nell'anno 2004 la porzione di territorio afghano dedicato alla produzione di oppio è aumentata del 64%. Questo è quanto risulta da una indagine del Office on Drugs and Crime (Unodc) delle Nazioni Unite. Il rapporto è stato presentato a Bruxelles dal direttore esecutivo di Unodc, Antonio Maria Costa.

Durante la presentazione della indagine Costa ha tra l'altro detto: "Con 131.000 ettari dedicati alla produzione dell'oppio, quest'anno l'Afghanistan ha stabilito un doppio record: il più alto livello di aree coltivate a droga nella storia del paese e il più alto del mondo per singola nazione".

Anche se le cattive condizioni metereologiche del 2004 hanno ridotto la produttività delle coltivazioni per ettaro del 30%, la produzione è stata del 17% superiore a quella dell'anno precedente (4.200 tonnellate), ancora inferiore, però, al livello di produzione massimo degli anni precedenti (4.600 tonnellate nel 1999, sotto il governo talebano).

Per l'Afghanistan il 2004 sarà ricordato probabilmente come l'anno delle contraddizioni. Da una parte le elezioni presidenziali vinte da Karzai con un livello di partecipazione giudicato più che soddisfacente e senza incidenti di rilievo, dall'altra l'espansione della illegalità in tutte le aree del paese. La coltivazione della droga, infatti, dalle ventisei dell'anno scorso quest'anno interessa tutte e trentadue le provincie afghane.

Al di là delle belle parole spese per il successo delle elezioni, quindi, le istituzioni internazionali e il governo del paese sono chiamati a fare fronte a un serio problema che coinvolge tutto il resto del mondo: la produzione di droga dell'Afghanistan è pari al 75% di quella mondiale.

Nonostante in altre aree del mondo si siano ottenuti significativi risultati nella lotta contro la droga (30% in meno della produzione di cocaina nella regione delle Ande, 75% in meno nel sud-est asiatico, riduzione di cannabis in Marocco), il prezzo sul mercato americano al dettaglio non è aumentato. Segno che il decremento di produzione mondiale è compensato da quello afghano, che copre con il suo fatturato il 60% del prodotto interno lordo ed è valutato intorno ai 2,8 miliardi di dollari.

Costa ha indicato nel suo rapporto alcuni provvedimenti che dovrebbero essere presi dal governo di Kabul: misure per alleviare il livello di povertà; operazioni militari contro laboratori di trattamento della droga e contro convogli dei trafficanti; lotta alla corruzione nell'esercito, nella polizia, nella amministrazione dello Stato; riforma del sistema giudiziario. Allo stesso tempo ha stimolato i comandi militari di Isaf (Nato) e Enduring Freedom (Usa) a supportare l'azione del governo.

L'Afghanistan è a un punto di svolta. Se il governo ha intenzione di tenere il timone che ne darà la rotta, occorrerà che, con il supporto delle istituzioni internazionali, lo stringa forte tra le mani e la imponga con metodi democratici. Il rischio è che ci si accontenti del successo delle elezioni presidenziali e si abbassi la guardia. I signori della guerra continuerebbero, in questo caso, a gestire potere e traffici illeciti, alimentando con il denaro derivante dai loro profitti il terrorismo internazionale. Se si ricorrerà a metodi troppo coercitivi o solo militari, si potrebbe materializzare lo spettro di una guerra civile generalizzata.

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