Anno 2004

Cerca in PdD


Private Military Companies, non sono mercenari

Carlo Biffani [Start Sicurezza], 12 maggio 2004

Nel dibattito attuale sul ruolo delle Private Military Companies (PMCs), sulla loro caratterizzazione e sull'impatto che la loro attività ha sull'opinione pubblica, è quanto mai interessante proporre una disamina dell'approccio adottato dai decisori politici di fronte a questo fenomeno prima che questo divenisse eclatante. Insomma, prima e oltre il teatro iracheno, le PMCs sono esistite e hanno operato in contesti tra loro diversi ma comunque rapportabili alle dinamiche caratteristiche delle relazioni internazionali.

Una breve premessa di carattere storico-politico. Dopo il crollo del muro di Berlino, lo scenario internazionale si è caratterizzato per la moltiplicazione delle aree di crisi e di instabilità nel mondo e per la proliferazione di conflitti geograficamente localizzati e comunemente definiti "a media intensità". Per fronteggiare tale tipo di scenario, oggi radicalmente diverso a seguito dello stravolgimento rappresentato dall'11 settembre 2001, i governi si erano attrezzati per modellare il loro strumento militare nella maniera più idonea: ridimensionamento del numero delle truppe, acquisizione di mezzi e materiali che rispondessero ai bisogni di proiettabilità e mobilità delle truppe fuori area.

La moltiplicazione delle aree di crisi e delle guerre locali ha anche portato con sé il fenomeno del peacekeeping e della necessità di avere forze armate pronte a schierarsi per dirimere tali conflitti e interporsi tra le parti belligeranti.

Nel frattempo, il marcato fenomeno di globalizzazione economica che ha caratterizzato gli anni '90 ha reso impossibile per il mondo industriale l'esclusione di tali aree di crisi dal portafoglio di business. In sostanza, anche laddove vi erano guerre più o meno localizzate, rimaneva l'opportunità di non trascurare le normali dinamiche economiche, pur nel calcolo ragionevole del rischio che ci si andava ad assumere.

Nasce l'esigenza per le grandi multinazionali e per le imprese a livello mondiale di garantirsi un presidio in queste aree geografiche cosiddette "a rischio", tutelando al contempo il proprio investimento finanziario e, in alcuni casi, la propria incolumità.

Le PMCs diventano così il referente privilegiato di tali attori. Non solo. La necessità per i governi di fronteggiare più aree di crisi contemporaneamente e l'altrettanto marcata impellenza di far quadrare i bilanci dello Stato, hanno spesso spinto alcuni Paesi a servirsi di numerosi servizi in outsourcing, preferendo così investire di alcune funzioni sui campi di battagli le PMCs private, anziché le proprie truppe.

Tali funzioni precipue attengono soprattutto alla logistica e alle cosiddette operazioni O&M (Operations and Maintenance) delle strutture militari sul campo. Nasce, alla fine degli anni '90, l'esigenza di tentare una regolamentazione del fenomeno PSCs. Ciò avviene prima in quei Paesi che dimostrano di possedere una maggiore tradizione di consapevolezza e maturità nel dibattito politico relativo alla Sicurezza.

In tal senso, appare interessante leggere oggi un documento del 2002. Si tratta dell'audizione del Ministro degli esteri inglese di fronte alla Commissione parlamentare Affari Esteri di Westminster proprio sul fenomeno delle PMCs.

Il rapporto sottolinea come l'azione di tali compagnie stia letteralmente al confine tra l'attività privata allo stato puro e l'interesse di politica estera e di sicurezza del Paese. Vi vengono analizzati punti a favore e a sfavore dell'esistenza e dell'operato delle PMCs. In particolare, la loro attività ha il pregio di fornire, in alcuni casi, un serio contributo alla stabilizzazione di governi troppo deboli, fornire un contributo significativo in termini sociali ed economici (provvedendo, ad esempio, allo sminamento delle zone di guerra), assistere potenzialmente i militari dell'ONU impegnati in operazioni di peacekeeping, proteggere il personale delle ONG impegnato in zone di crisi.

Sull'altro versante i membri della Commissione ne riconoscono alcuni limiti e pericoli. In particolare viene ribadita la necessità di porre le PMCs sotto il vincolo assoluto del rispetto dei diritti umani e di monitorare affinché la loro attività non si trasformi in un canale oscuro per traffici illeciti (soprattutto di armi).

La Commissione Affari Esteri chiede, in tale rapporto, al Governo di provvedere alla creazione di un database delle PMCs con cui i vari Dipartimenti hanno avuto rapporti, in modo da poterne verificare l'attività. Il governo di Londra, da parte sua, ha riconosciuto l'importanza di tali Compagnie per la stabilizzazione di alcune aree a rischio e addirittura come elemento di complementarietà rispetto alla stessa azione dei militari dell'ONU o della NATO. Il tutto, secondo la stessa Commissione, può essere perseguito attraverso un sistema trasparente di licenze e autorizzazioni a operare.

In sostanza, tale rapporto parlamentare dimostra la maturità del dibattito politico nel Regno Unito e sottolinea come l'etichetta di "mercenari" sia solo un modo per bypassare una realtà che va invece presa in considerazione senza timore di imbarazzi politici.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM