Anno 2004

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Yasser Arafat, protagonista fino all'ultimo

Rudy Caparrini, 13 novembre 2004

Yasser Arafat è morto. Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese è scomparso al termine di una lunga agonia che ha conferito un ulteriore alone di leggenda a un uomo che, nel bene e nel male, ha segnato un'epoca. Pochi personaggi contemporanei hanno suscitato un repertorio così vasto di emozioni di segno completamente diverso. Eroe e simbolo di un diritto negato per alcuni. Terrorista e ostacolo alla pace secondo altri. Il mondo si è spesso diviso a proposito dell'uomo che, per oltre 35 anni, ha impersonato la causa palestinese.

È doveroso ricordare il presidente nel suo complesso, rammentando e pesando vittorie e sconfitte di una lunga carriera. Solo ripensando a tutte le sue contraddizioni si potrà davvero trasmettere ai posteri la reale immagine di Yasser Arafat. Storici e analisti cono chiamati a compiere un'analisi completa, giacché egli è stato davvero tutto e il suo contrario. Negli anni '70 e '80 Arafat ha rappresentato l'ala moderata dell'Olp, che evocava una soluzione politica della questione palestinese in contrapposizione al terrorismo praticato da Abu Jihad e George Habbash.

Fu il defunto presidente, nel 1988, ad accettare la risoluzione 242 dell'Onu, ammettendo quindi il diritto a esistere dello stato d'Israele. Fu Arafat a volere la svolta che, dopo la prima guerra irachena del 1991, portò la sua Olp alla scelta del dialogo con lo Stato ebraico, avviando quei negoziati che condussero alla firma del trattato di Washington del settembre 1993. È, tuttavia, colpa dello stesso Arafat se il processo di pace è bloccato da molto tempo.

Fu il capo palestinese, al vertice di Camp David del luglio 2000, a rifiutare l'offerta del premier israeliano Barak, pronto cedere gran parte dei territori occupati e perfino a dividere Gerusalemme. Arafat, inoltre, ha bloccato l'azione dell'ex premier palestinese (ed ex amico) Abu Mazen, deciso a combattere Hamas e gli altri gruppi praticanti il terrorismo.

La causa palestinese ha trovato largo seguito nel mondo grazie all'impegno di Arafat ma, al tempo stesso, l'uomo che ha dedicato l'intera esistenza alla causa del suo popolo è da ritenersi il principale responsabile per la mancata nascita di uno stato indipendente in Palestina. I libri di storia dovranno parlare di Arafat in modo completo e obiettivo, ricordando sia i suoi enormi sbagli sia le sue scelte coraggiose. Si dovrà conservare la memoria di un uomo capace di risorgere in modo improvviso quando sembrava finito.

Come lo descrive la sua biografia più completa ("Les sept vies de Yasser Arafat" di Cristophe Boltanski), è stato un personaggio dalle sette vite. L'ultima di queste l'ha spesa in Francia, compiendo ancora una volta la sua missione: attirare le attenzioni del mondo sulla causa palestinese.

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