Anno 2004

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Le radici turche dell'Europa

Rudy Caparrini, 28 novembre 2004

La questione dell'ammissione della Turchia nella Unione Europea è un tema di grande attualità. Si sono udite voci di vario tipo, opinioni discordanti come è normale che sia in un contesto democratico. Ciò che non è ammissibile, tuttavia, è la posizione preconcetta di una parte della opinione pubblica nazionale ed europea, che afferma in modo sommario che "la Turchia non è Europa e per questo non deve entrare". Ci pare un po' poco per giustificare una scelta di eccezionale valore politico e storico.

Al fine di stimolare un dibattito più obiettivo, libero da pregiudizi, abbiamo deciso di esibirci in una dissertazione, volutamente provocatoria, tendente a dimostrare ciò che può sembrare un'eresia: l'Europa presenta radici turche. A nostro parere la Turchia ha contribuito alla costruzione dell'Europa contemporanea.

Per cominciare, analizziamo l'atteggiamento dell'Impero Ottomano e delle potenze europee nei secoli XV e seguenti. Nel 1492 gli spagnoli sbarcarono nelle Americhe e iniziarono una colonizzazione forzata, che condusse allo sterminio di interi popoli. I "Conquistadores" imposero la loro legge, la loro cultura e la loro fede agli indigeni. Un atteggiamento differente da quello dei turchi i quali, dopo avere occupato Costantinopoli nel 1453, procedettero a un tipo di conquista fondato sulla tolleranza.

Il sistema del Millet garantì a ogni comunità di mantenere le proprie usanze, in cambio del pagamento di una somma di denaro al Sultano. I turchi non imposero a nessuno dei popoli conquistati l'islamizzazione forzata. Solo l'Albania è divenuta musulmana, mentre tutte le altre nazioni europee soggette al dominio della Sublime Porta hanno mantenuto la fede cristiana, che ancora oggi è professata nei paesi balcanici e danubiani (la "tolleranza senza eguali dell'Impero Ottomano" viene documentata assai bene da Leften Stavrianos in "The Balkans since 1453").

Con riguardo al medesimo periodo storico, ricordiamo che fu proprio l'Impero Ottomano a offrire rifugio agli ebrei cacciati dalla Spagna nel 1492, quando fu completata la Reconquista. Gli israeliti dovettero fuggire poiché, al pari dei musulmani, furono loro concesse dai sovrani cattolici solo tre opzioni: il battesimo, l'esilio e la morte. L'Impero Ottomano, invece, accolse gli ebrei senza condizioni. Visto che si evoca anche le "radici giudaiche" dell'Europa è d'obbligo rimembrare questo dettaglio non trascurabile.

Di fronte alla osservazione che "la Turchia non è europea perché musulmana" potremmo ricordare che alcune delle opere più belle del continente, si veda l'Andalusia, sono eredità della conquista islamica. Si potrebbe ricordare che i turchi, arginando l'avanzata dell'orda mongola, hanno impedito l'entrata in Europa di un popolo sanguinario che avrebbe posto a serio rischio le basi della cultura europea. Infine, non scordiamo la fedeltà turca al blocco occidentale, di cui la Cee era parte, durante la Guerra Fredda.

Sommando tutti questi fattori crediamo che la Turchia abbia contribuito a formare l'Europa contemporanea ben più di altri stati ammessi di recente, che lottavano invece per abbattere la civiltà europea occidentale. Per ribadire l'appoggio alla richiesta turca di entrata nella UE ci pare opportuno chiamare in causa l'atteggiamento attuale della Grecia, la nazione europea che ebbe più problemi coi turchi nel corso della Storia.

Oggi che le relazioni greco-turche stanno vivendo una fase di distensione (tra il 1996 e il 2004 sono stati firmati ben 14 accordi), Atene non sta ponendo veti all'ingresso di Ankara nella Ue. Perché mai, quindi, le riserve devono essere avanzate da altri popoli, in passato alleati con l'allora Sublime Porta?

La cosa dovrebbe assumere più valore se pronunciata da un filo-ellenico convinto come lo è chi scrive. Ammettiamo che ci sono ancora problemi irrisolti, quali l'aspetto dei diritti umani e la questione di Cipro. Su tali materie l'Europa non deve fare sconti. Pensiamo, tuttavia, che il giudizio sulla Turchia debba essere espresso in modo completo, computando meriti e demeriti di una nazione che ha contribuito comunque a formare l'Europa.

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