Anno 2004

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Onu, la necessità di riscrivere la Carta

Rudy Caparrini, 5 dicembre 2004

Da pochi giorni la speciale Commissione dei sedici saggi ha presentato le proposte per riformare l'Onu. Punti cardine del documento, che consiste in 95 pagine contenenti ben 101 raccomandazioni, sono le due proposte di revisione del Consiglio di Sicurezza, l'organo preposto al mantenimento della pace e della sicurezza.

Autorevoli commentatori si sono pronunciati su questioni di natura politica, evitando di approfondire gli aspetti giuridici di un eventuale aumento dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. È il caso di specificare che le modifiche alla Carta Onu possono essere di due tipi: emendamento e revisione, previsti rispettivamente agli articoli 108 e 109 della Carta stessa.

La differenza fra le due procedure è da ricercare nel fatto che la revisione implica una modifica sostanziale del trattato costitutivo, suscettibile di incidere sulle caratteristiche dell'organizzazione stessa. Fino ad ora si sono avuti alcuni emendamenti, mentre non si è mai verificato nessun caso di revisione. Se la modifica è tale da stravolgere l'assetto della Carta, dovremmo compiere un'analisi che consideri attentamente aspetti giuridici, storici e politici.

Si dovrebbe andare oltre alle previste ipotesi di emendamento e revisione, per fare riferimento alla clausola "rebus sic stantibus", prevista dall'articolo 62 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati. Tale disposizione prevede che un accordo possa essere dichiarato decaduto "quando vengono a mancare le condizioni fondamentali che avevano determinato la firma del trattato stesso".

Che genere di modifica abbiamo in seguito all'aumento dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza? Escludiamo l'emendamento, poiché il mutamento è sostanziale e incide in modo sensibile sulle caratteristiche dell'organizzazione. Potrebbe, tuttavia, essere qualcosa di più una revisione. Analizzando la materia, tenendo conto anche della storia delle Nazioni Unite, potremmo addirittura sostenere che si è di fronte a un mutamento tale da invocare come decaduto il trattato istitutivo dell'Onu.

Le Nazioni Unite, nate con la conferenza di San Francisco del 26 giugno 1945, si fondavano sulla Carta Atlantica del 1941. Questo atto fu siglato da un gruppo di Stati che si univa col preciso scopo di combattere il nemico, vale a dire la Germania e il Giappone, le due potenze che potrebbero entrare nel Consiglio di Sicurezza come membri permanenti.

La contraddizione fra obiettivi originari e atteggiamento attuale è evidente. Si può obiettare che il contesto storico e politico è totalmente cambiato e che oggi non vi è più alcun motivo per contestare la pretesa di Berlino e Tokyo. Obiezione legittima ma, a questo punto, sorge spontanea una riflessione più generale: le Nazioni Unite, come esse furono concepite nel 1945, non esistono più. Si potrebbe invocare la clausola "rebus sic stantibus" e dichiarare decaduta l'organizzazione costituita a 1945.

L'ingresso in Consiglio di Sicurezza di nuovi membri permanenti, a maggior ragione se si tratta di Germania e Giappone, ci induce ad affermare che siamo di fronte a un'ipotesi non prevista dalla Carta Onu. Per ammettere le due potenze "sconfitte" in Consiglio di Sicurezza servono modifiche nette, tali da condurre alla nascita di una nuova organizzazione internazionale.

Dichiarare decaduta l'Onu può essere un atto costruttivo, giacché offrirebbe la possibilità di compiere un salto di qualità fondamentale. Fondando una nuova organizzazione internazionale, si deve riscrivere il trattato istitutivo. Potrebbe essere l'occasione giusta per abolire uno strumento che non ha più alcun senso di esistere: il diritto di veto dei cinque membri permanenti.

Il ricorso alla clausola "rebus sic stantibus", quindi, potrebbe fornire una ghiotta opportunità per costituire un nuovo soggetto, più idoneo dell'Onu attuale ad affrontare le sfide che la situazione internazionale pone oggi di fronte.

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