Anno 2004

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Integrazione Euro-Mediterranea e Grande Medio Oriente

Rudy Caparrini, 15 dicembre 2004

Nei giorni 10 e 11 dicembre si è svolto a Rabat il "Forum per il futuro", evento voluto dal presidente degli Stati Uniti, George W. Bush al fine di promuovere il piano, noto come "Grande Medio Oriente", per realizzare riforme sostanziali nei paesi musulmani. Il progetto, presentato durante il G-8 di giugno a Sea Island (Usa), riflette l'idea del presidente americano di "esportare la democrazia" negli stati islamici. Il summit di Rabat ha di nuovo evidenziato le resistenze che vengono opposte al progetto.

La proposta di Bush, già quando fu presentata, era stata accolta con diffidenza da molti governi della regione, che avevano espresso seri dubbi sulla possibilità di applicare la democrazia "tout court", secondo il concetto del mondo occidentale, in zone che mai hanno conosciuto tale sistema.

I leader degli Stati islamici dichiararono di prediligere l'integrazione Euro-Mediterranea, la partnership fra le due sponde del Mare Nostrum avviata con la conferenza di Barcellona del novembre 1995. La preferenza espressa trova la sua giustificazione nei risultati concreti ottenuti grazie a tale forma di cooperazione in vari settori (economico, politico, sociale, culturale).

Nel Medio Oriente, anche se inteso nella sua accezione più ampia come stabilito da Bush (dal Marocco al Pakistan), è necessario procedere con cautela. Si deve favorire uno sviluppo graduale piuttosto che mirare a mutamenti drastici. Il processo di integrazione Euro-Mediterranea è più gradito giacché presuppone il contributo di entrambe le parti al processo decisionale. Non vi è un soggetto attivo e uno passivo, come invece apparsa l'iniziativa di Grande Medio Oriente agli occhi dell'opinione pubblica.

La chiave per affrontare le sfide presenti e future sta proprio in questo concetto: cooperazione paritaria e non subordinazione di una parte all'altra. I grandi problemi odierni, quali l'Iraq e il terrorismo di matrice islamica, si possono battere solo in questo modo, con una più stretta cooperazione fra i governi nazionali del Medio Oriente, le istituzioni internazionali e le potenze occidentali. La cooperazione è la sola via percorribile per combattere contro nemici sempre più difficili da scovare.

Il complesso Euro-Med sembra essere lo strumento giusto per trovare punti di contatto fra le due civiltà, quella occidentale e quella araba islamica. Si può notare già adesso che nei paesi membri del Processo di Barcellona la religione musulmana viene praticata in senso moderato e tollerante con rifiuto netto dell'integralismo. Marocco e Tunisia ne sono gli esempi più lampanti.

L'integrazione Euro-Med si sta rivelando un mezzo efficace per esportare la democrazia, dimostrando che valori basilari quali tolleranza, rispetto dei diritti umani, concessione delle libertà fondamentali possono essere meglio recepiti mediante strumenti politici e commerciali piuttosto che con mezzi militari.

Laddove si è scelta la via di un dialogo costruttivo, piuttosto che evocare uno scontro fra civiltà, emisfero occidentale e mondo musulmano hanno dimostrato che non solo possono coesistere ma sono in grado di arricchirsi a vicenda.

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