Anno 2004

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La vulnerabilitÓ dei veicoli blindati per la fanteria

Riccardo Cappelli, 12 febbraio 2004

Le recenti esperienze belliche hanno evidenziato la vulnerabilitÓ dei veicoli blindati per fanteria, sforacchiati a pi¨ riprese sui campi di battaglia africani e mediorientali. In particolare Israele, dopo gli scontri dell'operazione "Pace in Galilea" del 1982 in Libano, ha ritenuto necessario introdurre un nuovo mezzo di accompagnamento per la fanteria: l'Achzarit.

Si tratta, in pratica, di un carro armato T-54/55 profondamente modificato: via la torretta, nuovo motore da 850 hp e nuove sospensioni. L'Achzarit, pesante 44 tonnellate e armato con quattro mitragliatrici in calibro 7,62 mm (con 4000 colpi ognuna a disposizione), ha un equipaggio di tre uomini e pu˛ trasportare sette fanti in completo assetto di combattimento. La pesante corazzatura lo rende impermeabile al fuoco di fucileria e dei lanciarazzi tipo RPG in dotazione alle diverse fazioni palestinesi.

Anche la Russia, dopo il salasso meccanizzato impostole dai ceceni, ha prodotto il BTR-T che Ŕ, in sostanza, un T-55 con chassis modificato e protezione migliorata, in grado di trasportare cinque soldati e dotato nella versione base, pesante 38,5 tonnellate, di un cannone da 30 mm e di un sistema missilistico controcarro Konkurs o Kornet. La velocitÓ massima di soli 50 km orari non lo rende adatto a operare con formazioni corazzate e forse proprio per questo non risulta ancora ufficialmente adottato dalle forze armate russe.

Prima d'incappare in qualche riedizione nociva degli scontri del 2 luglio 1993 in Somalia, anche in Italia si dovrebbe pensare a progettare qualcosa di simile, magari usando gli M60 e i Leopard posti in naftalina. Con un po' d'immaginazione e non molti denari, si potrebbe creare un mezzo iper-protetto a 360 gradi, irto di mitragliatrici e lanciagranate, adatto agli scontri con le unitÓ guerrigliere oggi di moda.

Le armi di bordo dovrebbero avere un elevato angolo di brandeggiabilitÓ per l'impiego anti-personale in ambiente urbano. Inoltre, parte dell'armamento dovrebbe poter essere impiegato dall'interno, senza esporre l'equipaggio al fuoco nemico.

L'ormai ventennale esperienza dell'Esercito Italiano all'estero, dovrebbe aver convinto i pianificatori militari nostrani che l'impiego massimo prevedibile dello strumento armato nazionale Ŕ in conflitti a bassa intensitÓ. L'avversario caratteristico Ŕ il terrorista/guerrigliero che mina le vie di comunicazione, lancia razzi da lunga distanza oppure attacca con azioni "mordi-e-fuggi".

A questo proposito, tipico Ŕ il caso della resistenza irachena: le perdite maggiori inflitte dalla guerriglia agli americani sono dovute all'impiego di bombe artigianali e a tiri di lanciarazzi. Contro le imboscate ravvicinate i grossi calibri non servono: perfino durante le fasi calde di Iraqi Freedom gli M1 Abrams dei Marines hanno sparato in media appena un colpo di cannone da 120 mm al giorno, mentre migliaia sono stati i proiettili usati dalle mitragliatrici in dotazione.

Perci˛, un mezzo tipo l'Achzarit parrebbe pi¨ adatto ed economico che un carro armato tradizionale in scenari di guerriglia (e non solo): garantirebbe ai convogli o alle truppe che si muovono in centri abitati un'ottima capacitÓ di pronta reazione, viste le sue doti di potenza di fuoco e manovrabilitÓ.

Comunque, Ŕ ovvio che adottare un carro armato modificato per far fronte a determinate esigenze operative non significa pensionare l'arma corazzata, ancora indispensabile per la "guerra grossa", ma soltanto che, in caso di "guerra minuta", Ŕ preferibile schierare differenti veicoli da combattimento.

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