Anno 2004

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La seconda battaglia di Nassiriya

Riccardo Cappelli, 18 maggio 2004

A poco più di un mese dalla prima battaglia di Nassiriya, la milizia sciita estremista capitanata da Muqtada al-Sadr ha lanciato una nuova offensiva. Fonti dei servizi d'informazione militare italiani, per anticipare eventuali accuse di aver trascurato la minaccia, fanno trapelare sul Corriere della Sera del 15 maggio una serie di informative di fine aprile/inizio maggio già trasmesse ai vertici delle Forze Armate, con le quali si metteva in guardia sull'imminente ritorno offensivo dei sadristi (compresi alcuni partecipanti alla prima battaglia).

Sulla consistenza numerica dell'Esercito del Mahdi impegnato a Nassiriya vi sono cifre discordanti: sulla stampa nazionale appaiono stime di 100, 150, 180, 200 fino ad arrivare a un massimo di 500 elementi. L'armamento è quello consueto: fucili automatici, mitragliatrici leggere, mortai, lanciarazzi anticarro, con l'aggiunta pare di sistemi antiaerei spalleggiabili terra-aria Sa-7. L'organizzazione e il rendimento militare degli insorti sta migliorando: si parla di diversi reparti d'assalto di 20/30 guerriglieri guidati ognuno da due comandanti (chiamati i "prescelti"), particolarmente capaci nelle azioni belliche e coordinati tra loro con un sistema di staffette e segnali luminosi. Anche il tiro dei mortai appare più preciso, probabilmente grazie all'opera preventiva di rilevamento e triangolazione effettuata da addestrati informatori avanzati. I principali obiettivi prescelti sono stati la sede della Coalition Provisional Authority (CPA), la base Libeccio e i ponti.

Dopo la preghiera del venerdì, i sadristi in armi hanno avuto ben presto ragione dei simbolici agenti di polizia iracheni e hanno fulmineamente occupato gli incroci stradali. Dopo di che è iniziato l'attacco contro l'edificio che ospita la CPA, difeso inizialmente da 30 marò, 32 operatori privati di sicurezza filippini e, infine, 6 statunitensi della Triple Canopy (un'altra società che fornisce servizi di protezione). A questo proposito, sarebbe interessante sapere chi ha comandato i "privati" e chi li ha riforniti di munizioni durante l'intera battaglia.

L'assedio alla CPA si è svolto con tiri intensi di fucileria, mortai e lanciarazzi, ma i sadristi non sono sembrati poi così ansiosi di "sfondare il portone". Si potrebbe perciò ipotizzare l'adozione di una tattica "alla somala": inchiodare un nucleo di italiani sotto il fuoco, per attrarre rinforzi e rifornimenti lungo vie obbligate trasformate in tunnel di fuoco e acciaio, come infatti è puntualmente accaduto in questi giorni. Infatti, più volte le colonne di soccorso italiane, con i Centauro in bella evidenza, sono diventate bersaglio dei mahdisti furiosi.

Il valore simbolico della CPA è probabilmente maggiore per gli italiani che per i miliziani (e per il resto della popolazione), i quali preferiscono l'uccisione e il ferimento dei nostri militari ovunque possibile, rispetto al dissanguarsi per il possesso di una bandiera sventolante. Da sottolineare che la governatrice Barbara Contini all'inizio degli scontri era a Baghdad e ha poi scelto - evidentemente vittima della sindrome eroica di Fort Alamo - di tornare nel complesso della CPA sotto assedio offrendo così un obiettivo in più ai guerriglieri sciiti e una preoccupazione ulteriore ai difensori. Da notare che il primo ordine della rientrata Contini, noncurante delle ricadute negative sul morale degli occupanti della palazzina della CPA, è stato quello di evacuazione per l'unico medico a disposizione.

Due parole merita anche il comportamento del vicegovernatore britannico Rory, presente anche lui all'interno della CPA: in mezzo alla battaglia, Rory afferma in presenza dei giornalisti che il comandante del San Marco è "troppo giovane e sembra sul punto di cedere psicologicamente". Non è certo un buon sistema per rafforzare il morale dei difensori. Inoltre, non contento, a un certo punto della battaglia il vicegovernatore - forse lui sì sul punto di cedere psicologicamente - richiede l'intervento degli elicotteri americani Apache, che comunque non si concretizzerà. In tal modo, si sono però concretizzati i dubbi relativi alla reale catena di comando in essere in Iraq.

Successivamente viene presa di mira dagli insorti la base Libeccio, un ex museo posizionato su una strada d'importanza strategica per il controllo della città, che era al momento difesa da un plotone di lagunari. Questa volta perde la vita il lagunare Matteo Vanzan centrato dall'esplosione di una bomba di mortaio e rimangono feriti altri 5 militari. A sera si decide di evacuare la Libeccio sotto il costante fuoco delle milizie sciite e dare il via a una serie di non meglio specificate "operazioni mirate" per eliminare una volta per tutte la minaccia dei mortai.

Dalle immagini televisive riprese dalla base italiana di White Horse distante 13 chilometri da Nassiriya, si vedono esplosioni e traccianti illuminare il cielo (forse i miliziani che cercano d'ingaggiare elicotteri a bassa quota?), si vocifera di un intervento aereo statunitense. Alla mattina del 17 maggio la situazione a Nassiriya appare nuovamente tranquilla in attesa del prossimo round contro un avversario che ha dato prova d'imparare e innovare. A questo proposito, la tutto sommato cauta reazione italiana manifestata durante la battaglia potrebbe in realtà nascondere un elemento di sportività: si aspetta infatti che i sadristi siano in grado di confrontarsi alla pari con i nostri militari.

Infine, in attesa che venga presa la decisione di "appesantire" l'armamento a disposizione del contingente italiano, vale la pena ricordare che all'epoca dell'intervento in Somalia Clinton decise di non aderire alla richiesta dei comandi militari d'inviare i carri armati M1 perché riteneva avrebbero avuto un effetto negativo nei confronti della popolazione locale. Per i politici interessati ad approfondire la tematica, i risultati di tale scelta si possono apprezzare visivamente nella fedele ricostruzione hollywoodiana di "Black Hawk down". Aumentare protezione e potere di fuoco non provoca automaticamente vittime tra la popolazione civile: quanti dei pacifici lettori rimarrebbero in casa con dei cecchini armati di tutto punto che si fossero annidati nel proprio salotto?

Da tenere ben presente per il futuro che, tra le diverse milizie sciite, la milizia di al Sadr è quella militarmente meno potente e preparata. Chissà quanti e quali grattacapi potrebbe provocarci un'inopinata insurrezione generalizzata degli iracheni di fede sciita, magari delusi dall'applicazione pratica del particolare modello di democrazia per l'Iraq elaborato a Washington: da "un cittadino, un voto" si passerebbe rapidamente al più preoccupante "un cittadino, un fucile puntato".

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