Anno 2004

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Le armi di distruzione di massa della Siria

Riccardo Cappelli, 28 settembre 2004

Un articolo apparso sul Foglio del 28 settembre 2004 ci informa che "le diverse agenzie dell'intelligence community statunitense sembrano [...] concordare sulla presenza in Sudan di unitą militari siriane di esercito e aeronautica dotate di bombe e artiglieria armate con aggressivi chimici. Queste armi, messe a disposizione delle forze sudanesi, avrebbero gią ucciso centinaia di civili nei villaggi del Darfur abitati da africani. L'impiego di aggressivi chimici permette a Kartoum di seminare il panico tra la popolazione della regione, favorendo l'esodo verso il Ciad mentre Damasco ha l'opportunitą di testare le proprie armi di distruzione di massa e di far fare esperienza ai suoi reparti specializzati".

Se questa notizia si rivelasse vera, qualcuno a Washington e Gerusalemme avrebbe un problema in pił da affrontare. Infatti, se gli Stati Uniti decidessero di usare l'Iraq quale trampolino di lancio per un'offensiva su larga scala contro il territorio siriano dovrebbero ancora una volta tener ben presente il possibile impiego di armi venefiche da parte del nemico. Nonostante che gią nel 1991 la guerra del Golfo avesse messo a nudo le carenze delle forze armate statunitensi (e britanniche) nel settore della difesa NBC (strumenti di rilevazione troppo complessi da azionare, dotazioni scadute, tenute NBC non adatte al teatro di operazioni desertico, ecc.), tuttora permangono lacune pił volte evidenziate dagli analisti.

La Siria possiede armamento chimico sin dal 1973 quando, prima della guerra dello Yom Kippur, ricevette dall'Egitto munizionamento d'artiglieria e bombe d'aereo riempite con gas iprite e sarin. Damasco avrebbe poi importato da alcuni paesi europei, dalla Cina, dall'India, dalla Corea del Nord e dalla Russia i precursori chimici e la tecnologia duale necessari allo sviluppo della propria capacitą di produzione autonoma di aggressivi chimici (capacitą acquisita verso la metą degli anni Ottanta).

I centri di produzione chimica identificati dall'intelligence occidentale sono tre: due situati vicino a Damasco e Homs e l'ultimo in Hama. L'armamento chimico siriano sarebbe oggi composto da migliaia di bombe d'aereo e artiglieria (molte delle quali caricate con sarin e - forse - anche con nervini) e dalle 100 alle 200 testate missilistiche per i missili terra-terra Scud B e C (altre fonti riducono tale cifra a 50-100). Inoltre, la Siria avrebbe uno stabilimento per la produzione di armi biologiche a Cerin, dove si confezionerebbero micidiali ordigni a base di tossina del botulismo, ricino e carbonchio.

La struttura produttiva chimica e biologica siriana sarebbe coordinata da un'agenzia statale dal nome inoffensivo di Centro per le Ricerca e gli Studi Scientifici con sede a Damasco. La Siria manterrebbe un armamento chimico e biologico per essere in grado di dissuadere eventuali attaccanti dall'impiegare armi NBC e per impedire la caduta di Damasco che comporterebbe una totale sconfitta strategica siriana. Chissą quanto gas saranno disposti ad aspirare i marines per portare la democrazia in Siria.

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