Anno 2004

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Gianfranco Chiti, il mito del frate granatiere

Massimo Ceci, 27 novembre 2004

Gianfranco Chiti nasce a Cignese in provincia di Novara il 6 maggio 1921. Frequenta il Collegio militare di Roma prima e l'81° corso dell'Accademia di fanteria e cavalleria di Modena poi.

Durante gli anni della seconda guerra mondiale con il grado di sottotenente viene assegnato al reggimento granatieri. Da ufficiale è combattente sul fronte greco-albanese e sul fronte russo, prima nei ranghi del reparto aviotrasportato (1939) e poi inquadrato nel XXXII battaglione controcarro autocarrato Granatieri di Sardegna (in Russia dal giugno 1942 all'aprile 1943).

E' proprio con questo reparto che vive la tremenda ritirata di Russia. Durante il conflitto mondiale è ferito due volte e per il servizio svolto nella steppa russa, il sottotenente in servizio permanente effettivo dei granatieri Gianfranco Chiti merita una medaglia di bronzo al valor militare - anche per aver riportato a casa gran parte dei suoi granatieri - con la seguente motivazione:

"Comandante di plotone cannoni da 47/32 attaccato da ingenti forze nemiche respingeva più volte col tiro preciso dei suoi pezzi le masse avversarie attaccanti, cagionando loro perdite gravissime. Esaurite le munizioni e ricevuto dal proprio Comandante di reparto l'ordine di ripiegare con i resti della Compagnia su posizione prestabilita e trovata la strada sbarrata da superiori forze avversarie, munite di numerose armi automatiche, si metteva alla testa di un animoso gruppo, le attaccava decisamente con bombe a mano, e le metteva in fuga, dopo averle decimate, aprendo la via al proprio reparto e facilitando il movimento delle altre forze che seguivano. Ansa di Verch Mamon (fronte russo), 16 dicembre 1942".

Alla fine del secondo conflitto mondiale, dopo essere stato per circa sette anni in Somalia, è nuovamente inquadrato nel 1° reggimento Granatieri di Sardegna dove riveste numerosi incarichi di comando ai vari livelli tra i quali quello di comandante del IV battaglione meccanizzato di stanza a Civitavecchia (1966-1967) e quello di vice comandante di reggimento (1968).

Dopo un breve periodo di servizio svolto presso il comando Regione militare centrale di Roma e in seguito alla promozione al grado di colonnello assume il comando della neo costituita Scuola sottufficiali di Viterbo.

Nel 1978, già generale e dopo quaranta anni di carriera, decide di lasciare i bianchi alamari per intraprendere una nuova strada: quella del sacerdozio. Padre Chiti entra nel convento San Mauro dei Cappuccini, situato nei pressi di Rieti, dove studia teologia e dove prende i voti come frate minore, nell'ordine dei Cappuccini di San Francesco.

Nel 1982 riceve l'ordinazione sacerdotale nel Duomo di Rieti. Nel 1991 è comandato a Orvieto presso il vecchio convento di San Crispino. Una struttura, quella del convento, che fra' Gianfranco, grazie all'aiuto della provvidenza e di tantissimi amici granatieri e non sparsi per l'Italia e chiamati a raccolta, ha saputo far risorgere sia come opera architettonica e ambientale ridonata all'orvietano, sia come pura oasi di meditazione e raccoglimento spirituale.

I suoi punti di riferimento sono sempre stati indirizzati verso la fede in Dio e negli ideali nei quali si identificava. Quella voce interiore che lo chiamava alla gloria di Dio lo seguiva sin da piccolo, ma la sua vocazione diceva di averla avuta una volta tornato dal fronte russo dove "morire a vent'anni era naturale come nascere". Il suo incitamento era quello di stare accanto ai giovani. La sua missione era quella di essere vicino a tutti, dando quello che aveva: sostegno morale, speranza nella fede e nella provvidenza.

Era sempre presente con tutti, soprattutto con i suoi granatieri che manteneva sempre nel cuore e dei quali parlava con prorompente felicità specialmente in occasione della celebrazione della Santa Messa in suffragio di don Alberto Genovese Duca di San Pietro. La funzione religiosa si tiene ogni anno presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma per commemorare e ricordare Alberto Genovese, patrizio sardo, che alla fine del 1700 elargì all'allora reggimento Cacciatori di Sardegna un lascito di 120.000 lire vecchie di Piemonte.

Padre Chiti, in seguito a un incidente stradale, è stato ricoverato presso il policlinico militare Celio di Roma dove è morto il 20 novembre 2004 alle ore 08:30. I funerali sono stati officiati il 22 novembre nel Duomo di Orvieto. La salma è stata tumulata il 23 novembre nel Cimitero di Pesaro.

Tra quanti hanno scritto di lui ricordiamo le parole di Stefania Tomba: "Non c'è persona che dopo averlo conosciuto non l'abbia amato e cercato in un momento di gioia o di disperazione. Perché da quel gigante burbero e buono arrivava sempre una parola e non per forza dolce, però giusta. Un padre spirituale mai giudice, un amico severo ma infinitamente buono".

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