Anno 2004

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Georgia, l'ombra lunga del Cremlino sulla Abkhazia

Edoardo Cicchinelli, 5 dicembre 2004

Mentre la Georgia dà il via ai preparativi per ospitare l'esercitazione Nato del prossimo settembre 2005, il ministero degli Esteri di Tiblisi fa sapere di non gradire affatto gli interessamenti della Federazione Russa per le travagliate vicende della provincia secessionista georgiana della Abkhazia.

In una nota di protesta fatta recapitare il 2 dicembre dal ministro degli Esteri, la signora Salome Zourabichvili, Tiblisi esprime all'ambasciatore russo Chkikvishvili "il forte sconcerto per le attività illegali nel territorio georgiano dell'Abkhazia e ne domanda la cessazione immediata, perché fonte di instabilità che può portare a incontrollabili processi di escalation, di cui la Russia dovrà ritenersi completamente responsabile".

Il riferimento chiaro è alla presenza in Sokhumi, capitale abkaza, di una delegazione non richiesta del governo russo guidata da Alexander Checkalin, fatto interpretato dalla Georgia come una palese violazione della sovranità nazionale.

La regione abkhaza, che secondo molti osservatori è già per diversi aspetti separata da Tiblisi, sta mettendo in difficoltà il governo centrale, che però sembra voler controllare autonomamente la situazione. I disordini sono legati all'incerto risultato elettorale delle scorse elezioni del 3 ottobre, trasformatisi in una questione politica irrisolta.

In quella data gli abkhazi furono chiamati a eleggere un nuovo presidente e a scegliere tra l'esponente delle spinte autonomiste e leader dell'opposizione, Sergei Bagapsh, e il candidato Raul Khajimba, ex Kgb, già primo ministro, più morbido nelle posizioni ma decisamente più incline alle relazioni con Mosca, del resto apertamente supportato dallo staff di Putin.

Bagapsh fu inizialmente dichiarato vincitore l'11 ottobre dal Comitato elettorale centrale, la cui decisione fu ratificata dalla Corte suprema. Successivamente, per l'intervento del presidente in carica Arzimba, la stessa Corte dichiarò nulle le elezioni per presunte irregolarità. Inevitabili a quel punto gli scontri di piazza, per la verità ancora non particolarmente violenti, che videro fronteggiarsi i sostenitori dei due opposti schieramenti, quello del potere consolidato ed ex sovietico di Arzimba e Khajimba, e la nuova classe dirigente rappresentata da Bagapsh.

I due leader in lotta sono ben fermi nelle loro rivendicazioni: Bagapsh, ritenendosi il presidente legittimo, è giunto addirittura a fissare per il 6 dicembre la cerimonia di insediamento; Khajimba ed i suoi hanno invitato la delegazione russa, che tanto ha irritato il ministro georgiano, per avere man forte.

Il limbo politico che si è creato è solo un ulteriore motivo di frizione fra Tiblisi e Mosca, che si sente punta nel vivo ogni qual volta in Georgia di pronuncia la parola Nato. Sia le autorità georgiane sia le autorità del Patto hanno sempre ribadito che l'eventuale adesione della Georgia non fa parte dell'agenda politica attuale (l'ultima dichiarazione in merito, durante la visita del segretario generale de Hoop Scheffer, è del 5 novembre).

Tuttavia si intensificano i rapporti fra le parti: l'esercitazione Rescuer-Medical Exercise Central Europe, o MedCeur, cui la Georgia già partecipò nel 2000 e nel 2003 nel quadro dei rapporti amichevoli della Partnership for Peace, si terrà nel settembre 2005 nella regione dell'Ajarian.

Uguali e contrari sono invece gli atteggiamenti georgiani nei confronti della Russia: ancora il 1° dicembre scorso l'energico ministro, signora Zourabichvili, ha ribadito con forza la richiesta alla Russia di rispettare i patti siglati nel Summit Osce di Instambul 1999 e sgomberare le basi militari ancora presenti nel territorio georgiano. Forse il processo di redenzione dal fantasma dell'Unione Sovietica è un percorso ancora lungo e complesso.

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