Anno 2004

Cerca in PdD


Putin in Turchia, Mosca e Ankara a confronto

Edoardo Cicchinelli, 11 dicembre 2004

La visita di Stato del presidente Putin, ad Ankara dal 5 al 6 dicembre scorso, ha sottolineato un clima incoraggiante nei rapporti fra Russia e Turchia. Il presidente russo ha guidato una nutrita delegazione di cui facevano parte anche il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il ministro della Difesa Sergei Ivanov, e i presidenti delle repubbliche musulmane del Tatarstan e dell'Ingushezia. Originariamente concordata per i primi di settembre, la visita è stata rinviata a causa della crisi degli ostaggi di Beslan, cadendo in un momento piuttosto delicato nei rapporti tra Unione Europea e Turchia.

I progetti di lotta al terrorismo e alle fonti di destabilizzazione regionale sono stati al centro dei lavori delle commissioni. La dichiarazione firmata da Putin e dal capo di Stato turco Ahmed Sezer cita testualmente: "Le parti confermano la loro volontà di combattere congiuntamente il terrorismo, la proliferazione di armi di distruzione di massa, il traffico di droga, la migrazione illegale, il traffico di esseri umani e la criminalità organizzata in accordo con i trattati bilaterali e multilaterali esistenti. (…) Russia e Turchia condannano il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni, e ribadiscono la necessità di ampliare le comuni azioni per combatterlo".

A queste raccomandazioni hanno fatto poi seguito le parole del ministro della Difesa Ivanov, che dopo l'incontro con il suo omologo turco Vecdi Gonul, ha detto in conferenza stampa: "Uno dei punti più importanti dei nostri negoziati qui ad Ankara riguarda i modi di espandere la cooperazione contro il terrorismo, azioni vere e non semplici dichiarazioni. La Russia è intenzionata a lavorare a stretto contatto con la Turchia per smascherare qualunque legame fra gruppi terroristici operanti in Cecenia".

Il tema della lotta al terrorismo era già stato al centro dei colloqui durante la visita a Mosca del ministro degli Esteri turco Abdullah Gul, il 24 febbraio scorso. In quella occasione le parti discussero le reciproche posizioni nei confronti dei gruppi ceceni in Turchia e dei gruppi curdi in Russia. E' noto ad esempio che molti leader ceceni, tra cui Akhmed Zakayev e Aslan Maskhadov, hanno vissuto per diversi anni in Turchia, e che il PKK, il partito curdo di ispirazione marxista, ricevette aiuti dall'Unione Sovietica. Esplicita su quest'ultimo punto fu la richiesta di Gul, volta a spingere la Russia a dichiarare il PKK gruppo terroristico.

Altrettanto significativi sono stati gli accordi economici siglati fra le parti. Gli scambi fra Russia e Turchia sono cresciuti negli ultimi anni a ritmi vertiginosi, passando dai circa 200 milioni di dollari del 1989 agli oltre 8 miliardi di dollari attuali. La Russia è al momento il secondo partner commerciale della Turchia dopo la Germania, lo stretto dei Dardanelli è vitale per i porti del Mar Nero e i turisti russi nell'ultimo anno sono stati circa un milione e mezzo. Lo stesso presidente Putin, alla cena in suo onore con il presidente Sezer, ha sottolineato l'importanza dei reciproci rapporti: "A stringere un legame forte fra i nostri due paesi non sono solo secoli di scambi economici e politici. La storia delle nostre nazioni è anch'essa strettamente connessa. Ricordiamo sia le pagine drammatiche della nostra storia comune, sia i successi e il mutuo soccorso. Basandoci su questa esperienza dobbiamo espandere e fortificare la cooperazione russo-turca".

Curiosamente, Turchia e Russia vivono un momento di sintonia proprio quando, per la prima volta da secoli, non condividono più un confine. E' superfluo ricordare che ai tempi della guerra fredda, con la Turchia avanguardia della Nato e l'Unione Sovietica che spezzava i rapporti del mondo turcofono, i due paesi vivevano in una situazione spesso tesa e conflittuale. Con la fine dell'esperienza socialista invece i punti di cooperazione prima economica, ma poi anche politica e militare (la Turchia è stato il primo paese della Nato a comprare armi dalla Russia) si sono moltiplicati. La missione di Putin e della sua folta schiera, la più qualificata delegazione dalla visita del presidente dell'Unione Sovietica Nicolay Podgorny nel 1973, ne è la prova.

Questa atmosfera di cordialità giunge in un momento di delicati rapporti fra Ankara e l'Unione Europea, per troppo tempo restia ad avviare un serio negoziato per l'ingresso della Turchia quale paese membro. Il premier Erdogan ha fatto giustamente intendere che il suo paese non è disposto a cercare l'adesione a ogni costo e che anzi si aspetta dal prossimo summit europeo del 16-17 dicembre l'indicazione chiara di una data per l'inizio dei negoziati. La leadership turca inoltre ritiene di aver pienamente adempiuto ai cosiddetti "criteri di Copenhagen" di adeguamento della propria legislazione, e non intende cedere alla richiesta di riconoscere incondizionatamente Cipro, dopo che i greco ciprioti hanno rifiutato il piano delle Nazioni Unite per la riunificazione dell'isola.

Ben si inquadrano, in questo clima di sottile irritazione, i consigli interessati del presidente Putin, che ha chiesto alla Turchia di pensare adeguatamente a tutte le conseguenze della sua piena adesione all'Unione Europea: a causa dei criteri di armonizzazione dei paesi membri, la Turchia potrebbe trovarsi nella condizione di non poter più comprare dalla Russia energia a prezzi di favore, e anche il turismo russo, per il sistema dei visti, potrebbe subire un forte decremento.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM