Anno 2004

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Romania, presidente di destra, Parlamento di sinistra

Edoardo Cicchinelli, 18 dicembre 2004

Traian Basescu, candidato della coalizione di centro destra, è il nuovo presidente della Romania. Il ballottaggio con Adrian Nastase, primo ministro uscente e leader del partito socialdemocratico, ha infatti ribaltato i pronostici della vigilia, assegnando a Basescu il 51% delle preferenze. Il neo eletto, 53 anni, già sindaco di Bucarest, sembra aver raccolto maggiori consensi dell'avversario soprattutto nelle aree urbane e nelle fasce elettorali giovanili.

L'affermazione di Basescu rischia però di rimanere compromessa da un sistema elettorale che non prevede il cosiddetto premio di maggioranza. La Costituzione rumena stabilisce infatti che il presidente della Repubblica nomini un primo ministro incaricato di formare il governo e ottenere la fiducia del parlamento. Ma le stesse elezioni che hanno portato Basescu alla presidenza hanno dato la maggioranza parlamentare alla coalizione di centro sinistra. Dei 469 seggi complessivi, 161 sono andati al partito di Basescu, e ben 189 a quello di Nastase. La prospettiva di un governo stabile e svincolato è pertanto sfumata.

Il progetto dichiarato di Basescu è quello di assegnare la guida del governo al suo collega di partito Calin Popescu Tariceanu, ma secondo molti osservatori la possibilità di nuove elezioni nel giro di breve tempo è assai concreta. Il partito del presidente, Giustizia e Verità, è stato battuto dall'alleanza tra Partito Socialdemocratico e Unione Democratica Magiara, e il peso dei piccoli partiti rischia di diventare eccessivo.

La campagna elettorale ha mostrato due candidati che in politica estera differivano nei toni e nelle sfumature, ma non nella sostanza. L'adesione alla Unione Europea, prevista per il primo gennaio 2007, e quella già raggiunta alla NATO sono due pilastri a cui nessuno dei due leader si era detto disposto a rinunciare. Due punti di non ritorno nel passaggio da est ad ovest, cercati dalla dirigenza rumena con grande determinazione.

La politica di difesa, espressa negli ultimi anni dai governi post comunisti, ha portato la Romania a entrare a far parte della Nato dopo un lungo percorso di cooperazione e relazioni amichevoli. La Romania fu il primo paese ad esempio a firmare il Partnership for Peace Framework Document, nel gennaio 1994, e dopo l'11 settembre si è posta come un alleato di fatto della Nato e degli Stati Uniti. Già due giorni dopo l'attacco alle Torri Gemelle il parlamento rumeno presentò all'Alleanza Atlantica la sua disponibilità a partecipare ai lavori dell'Euro-Atlantic Disaster Response Centre. Sempre nello stesso mese la Romania decise di incrementare il suo impegno nella Sfor e nella Kfor, adottando infine una risoluzione volta a garantire all'Alleanza Atlantica il pieno supporto alle operazioni antiterrorismo.

Il sostegno rumeno ai progetti di ispirazione americana degli ultimi quattro anni è stato pressocché incondizionato, nella misura delle proprie possibilità. I 400 soldati del 280esimo battaglione di fanteria hanno ricevuto il 27 febbraio scorso il pubblico ringraziamento del segretario alla difesa americano Donald Rumsfeld, per il lavoro tutt'ora in corso nella zona di Kandhar, Afghanistan. Nel giugno del 2003 invece il Parlamento dispose l'invio di 678 soldati in Iraq, nel settore meridionale di competenza britannica, per uno stanziamento di 38 milioni di dollari (pari al 3.5% del bilancio della Difesa). Durante la fase bellica la Romania aveva comunque contribuito, mettendo a disposizione degli alleati il campo di volo Mihail Kogalniceanu e il porto di Costanza sul Mar Nero.

La nuova guida di Basescu, ammesso che riuscirà a varare un governo stabile, non sembra volersi discostare da questa linea. Nel primo discorso dopo le elezioni ha affermato con chiarezza: "L'asse Washington-Londra-Bucarest sarà una priorità di questa presidenza (…). La Romania si trova in una zona cuscinetto di Ue e Nato verso i paesi dell'ex blocco sovietico, perciò il nostro paese, mantenendo buoni rapporti con Ucraina, Russia, Bielorussia e Georgia, deve essere elemento di stabilità del confine orientale della Nato". Basescu inoltre si è detto intenzionato a sostenere la Moldova prima e l'Ucraina poi nel percorso di avvicinamento all'Occidente.

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