Anno 2004

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Terrorismo, continua la guerra contro l'Occidente

Alessandro Corneli, 18 marzo 2004, cortesia di GRRG

Tempo fa, esprimendo dubbi sulla strategia che tendeva a concentrare la sorveglianza sugli aeroporti per prevenire altri possibili attacchi di Al Qaeda, avevamo scritto che "quando i terroristi vogliono fare un attentato con molte vittime, è per loro più facile farlo sui comuni mezzi di trasporto, e con conseguenze non meno drammatiche dell'esplosione in volo di un aereo. Centinaia di persone morirebbero in un ben calcolato deragliamento ferroviario, oppure in un treno della metropolitana in un'ora di punta quando i controlli sono sotto pressione (come è successo a Mosca il 6 febbraio). Verso un tale treno potrebbero convergere più attentatori dal momento che sembrano non mancare i volontari per provocare danni enormi".

E' quanto è successo, sostanzialmente, l'11 febbraio scorso a Madrid, esattamente 30 mesi dopo l'11 settembre 2001. Non ci addentriamo in dettagli, di cui non possediamo tutti gli elementi, per propendere, grazie a dati tecnici, a favore della tesi della responsabilità dell'Eta o di Al Qaeda. Crediamo che sarebbero fuorvianti, e lo sanno anche i terroristi, che possono avere confuso questi elementi.

Siamo convinti che dietro il più grave attentato terroristico compiuto in Europa ci sia Al Qaeda, e questo non esclude collegamenti operativi e logistici con l'Eta o segmenti di essa. Se fosse stata solo l'Eta all'origine dell'attentato, l'obiettivo sarebbe stato l'imminente scadenza elettorale allo scopo di fare perdere voti al Partito Popolare dell'uscente Aznar, che ha sostenuto una linea dura contro il terrorismo basco, e farne guadagnare alle forze politiche più disponibili al compromesso.

Lo scopo era invece quello di sanzionare, in un modo altamente spettacolare, gli otto anni di governo del centrodestra sotto la guida di Aznar, reo di avere condotto la Spagna su posizioni filo-americane, appoggiando la guerra d'Iraq. Con in più un probabile obiettivo parallelo: imporre un rinvio delle elezioni, che avrebbe dimostrato l'impotenza e lo sfaldamento dello Stato.

E più in generale estendere in tutta Europa, che segue gli sviluppi della campagna elettorale americana, un senso di paura che si tradurrebbe in un affievolimento dell'appoggio di alcuni leader e governi europei a Bush, con probabili effetti sulle elezioni americane di novembre, assestando inoltre un colpo al progetto americano per il Grande Medio Oriente che mira a costringere i regimi islamici a scegliere tra la democratizzazione, con loro eventuale parziale sopravvivenza, e la prosecuzione del sostegno occulto al terrorismo integralista che, almeno ad alcuni di essi, sembra garantire la loro sopravvivenza, con la speranza finale che gli Usa e i loro alleati abbandonino il Medio Oriente e soprattutto Israele.

Diffondendo paura, il terrorismo vorrebbe spingere i governi europei (ed americano) al compromesso: a spese di Israele e soprattutto della fede nei valori democratici e liberali dell'Occidente. Questa strategia è semplice e lineare e suggerisce alla controparte l'unica strategia di contrasto: rafforzare l'alleanza politica; aumentare la collaborazione economica, militare, poliziesca e di intelligence; ribadire la fede nei principi liberaldemocratici e la volontà di estenderne l'applicazione in tutto il mondo come base prioritaria per garantire la pace e promuovere lo sviluppo.

Parallelamente il terrorismo cerca di deprimere l'economia internazionale. Esso sa che l'Occidente ha sconfitto il comunismo sul terreno economico, ma sa anche che l'economia capitalistica è fragile, perché fondata sulla libertà, mentre l'economia dirigistica del pauperismo diffuso (cui si sottraggono le classi dirigenti) può sopravvivere a lungo se non è sfidata dall'esterno. Perciò colpisce sia il simbolo dell'economia più avanzata (le Torri Gemelle a New York) sia i treni dei lavoratori pendolari (a Madrid) sia i mezzi di trasporto più moderni (recenti allarmi che hanno fatto annullare numerosi voli transatlantici, prova materiale del rapporto privilegiato tra Usa ed Europa). E colpisce sapendo di poter contare su forze politiche, sociali, culturali assai poco disposte a difendere sia i valori politici sia i valori economici dell'Occidente, in grado di mobilitare milioni di persone e di voti, e quindi di influenzare il comportamento dei governi.

Nel 1946, Winston Churchill, con il discorso di Fulton, gettò le basi dell'alleanza permanente tra gli Stati Uniti e l'Europa. Questa alleanza ha sconfitto il comunismo ed esercita la sua pressione sul resto del mondo, a partire dal Medio Oriente. Romperla è, per i terroristi e per le élite politiche che li proteggono dal vertice di alcuni Stati della regione, l'obiettivo principale, che si nasconde dietro il dito della lotta contro l'esistenza di Israele da giocare presso le masse islamiche.

In una prima fase, durata dal 1948 al 1973, questa area islamica anti-occidentale tentò di eliminare Israele (e l'Occidente presente in Medio Oriente) attraverso la guerra, ma fu ripetutamente sconfitta. Passò quindi alla seconda fase articolata su vari fronti: quello economico (innalzando il prezzo del petrolio sia per mettere l'Occidente in difficoltà sia soprattutto per fornirsi di abbondanti mezzi finanziari); quello della guerra "a bassa intensità", cioè il terrorismo, per indebolire la volontà di resistenza e dimostrare l'impossibilità di una pace durevole; quello dell'acquisizione di armi di distruzione di massa per ricattare l'Occidente.

All'inizio degli anni '80, il presidente Reagan iniziò la controffensiva denunziando gli Stati-canaglia, cioè quelli che volevano procurarsi armi di distruzione di massa: una lunga controffensiva culminata recentemente con la resa politica della Libia, l'acquisizione del Pakistan a questa linea, l'eliminazione del regime di Saddam Hussein.

Sul piano economico, l'Occidente non ha permesso - nel 1990-1991 - che l'Iraq assumesse il controllo della maggior parte delle riserve petrolifere dell'area, e poi ha iniziato a valorizzare aree petrolifere alternative, specie nelle repubbliche ex sovietiche.

Sul piano strategico, si sta creando un fronte che dal Regno Unito, passando per Germania, Grecia, Turchia, Israele, arriva al Pakistan e all'India, dopo essersi assicurato il controllo di Afghanistan e Iraq. Così l'area dell'islamismo duro (Siria-Iran-Arabia Saudita) risulta sempre più strettamente accerchiata.

Per rompere questo accerchiamento è stata giocata la carta della binladizzazione del terrorismo, ovvero lo stragismo indiscriminato che dovrebbe seminare terrore e indurre alla resa attraverso l'ascesa al potere, nei Paesi occidentali, di governi disposti a trattare: trattare il ritiro dell'Occidente dal Medio Oriente che significa l'abbandono di Israele.

E' evidente che l'Occidente non ha scelta. Non può che dimostrare fermezza. Perché sono in gioco i suoi principi e quindi la sua sopravvivenza.

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