Anno 2004

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Terrorismo a Madrid e l'errore di Aznar

Alessandro Corneli, 1 aprile 2004, cortesia di GRRG

José Maria Azanar ha firmato sul Wall Street Journal del 24 marzo una lunga ricostruzione dell'attentato dell'11 marzo, che Il Foglio del 25 marzo ha pubblicato quasi integralmente. Si tratta di un documento sincero e amaro. Sincero quanto alle scelte del Governo. Amaro quanto all'opportunismo che domina la politica - denunziato con molto vigore - e alla delusione provata nei confronti dell'emotività degli elettori, aspetto, questo, meno evidenziato per amor di patria.

In poche parole, l'errore di Aznar è stato l'eccesso di zelo, l'essersi comportato da capo responsabile di un governo nazionale anziché da capo partito, l'avere appoggiato una linea oggettiva di indagine destinata ad essere modificata in funzione dei risultati che via via emergevano anziché farsi prendere la mano dall'imminenza del voto cercando di volgerlo a favore della propria parte politica.

Di fronte alla strage dell'11 marzo, due domande si contendevano il primato dell'attenzione: Chi (è stato)? Perché (è stato fatto)? La prima poneva l'interrogativo sulla responsabilità dell'attentato. La seconda lo spostava sulle cause. Rispondere alla prima significava individuare e circoscrivere. Rispondere alla seconda, invece, permetteva un discorso più ampio.

Il governo (Aznar) ha preferito rispondere alla prima, anche perché più coerente con il suo ruolo e perché aveva dei precedenti. L'opposizione socialista ha scelto la seconda perché più funzionale a uno dei temi centrali della sua campagna elettorale.

Da trent'anni la Spagna conosce il terrorismo dell'Eta che ha fatto più di 800 vittime. Scrive Aznar che l'Eta aveva cercato recentemente di potare a termine un attentato con 500 chili di esplosivo, sventato dalla Guardia Civil, e che coloro che erano stati arrestati "in seguito al mancato attentato erano in possesso di una mappa nella quale era evidenziata la zona di Alcalà de Henares, attraverso la quale passano i treni che hanno rappresentato l'obiettivo dell'attentato dell'11 marzo. E, sempre l'Eta, il giorno della vigilia di Natale aveva cercato di mettere in atto un altro massacro alla stazione Chamartin di Madrid", anch'esso sventato.

In altre parole, il collegamento tra Eta e attentati terroristici "stragisti" in "area ferroviaria" esisteva da tempo. L'Eta, inoltre, aveva ragioni specifiche per avercela con questo governo che, tra l'altro, aveva fatto votare una riforma in base alla quale il partito Batasuna era stato messo fuori legge. Scrive Aznar: "Nessuno, quindi, dovrebbe rimanere sorpreso per il fatto che, nelle ore che sono seguite agli attentati, il governo spagnolo ha voluto trasmettere ai propri amici e alleati la convinzione che l'Eta era l'organizzazione responsabile del massacro di Madrid".

Aznar prosegue affermando che, appena sono emersi altri indizi di diverso segno - come il ritrovamento in un veicolo, nel pomeriggio dell'11 marzo, di una cassetta in lingua araba e di diversi detonatori - è stata ordinata l'apertura di una nuova linea di indagini, informando l'opinione pubblica. Indagini che poi hanno portato rapidamente all'arresto di alcune persone.

Che un governo si pronunzi in base ai dati di fatto di cui dispone, è logico. Ma non è sufficiente. Perché un governo non si riduce a un organismo inquirente: resta sempre un organismo politico. E la visione politica deve essere sempre, simultaneamente, a 360 gradi, e non a fasi successive. La formula "tutte le piste sono indagate e nessuna ipotesi viene esclusa" sarebbe stata più prudente, anche se un po' cinica. Se Aznar, a parte i dati di fatto sopra ricordati, ha avuto qualche remora a includere tra le possibile ipotesi quella di Al Qaeda, pensando che su di essa sarebbe potuta balzare l'opposizione socialista, ha commesso un errore politico poiché i socialisti hanno subito sfruttato a fondo questo aspetto, poi sempre più confermato da altri fatti, e non hanno avuto scrupoli a inchiodare il governo sulla prima affermazione senza rinascergli il merito di avere poi agito con successo, e in tempi ristrettissimi, anche nell'altra direzione.

Accusare Aznar di mentire e manipolare è stato grave anche perché sostanzialmente falso. Scrive Aznar: "Sebbene l'Eta continuasse a rimanere il nostro principale sospettato, non abbiamo trascurato alcuna prova che ci conducesse verso altre piste. Questo è quanto ho cercato di spiegare in occasione della mia apparizione pubblica il 12 marzo, ovvero il giorno dopo gli attentati… non appena sono emersi alcuni indizi che hanno lasciato presagire altre eventualità, oltre alla possibile implicazione dell'Eta, il governo li ha immediatamente comunicati ai nostri cittadini… Sabato, gli spagnoli sono stati informati in merito a tutti gli arresti effettuati dalla polizia… Eppure, tutti questi sforzi di trasparenza e divulgazione sono stati tacciati di manipolazione dai nostri oppositori, che, inoltre, ci hanno accusato di mentire circa i fatti di cui eravamo a conoscenza… hanno costruito una realtà parallela… Coloro che hanno manipolato i fatti in questo modo non possono certo andarne orgogliosi oggi. Anziché sostenere il governo durante la peggiore crisi che si sia abbattuta sulla Spagna in epoca recente, i nostri oppositori hanno dichiarato che la verità e la trasparenza stavano dalla loro parte". Essendo alla vigilia delle elezioni, "qualcuno non ha resistito alla tentazione di sfruttare questa situazione per ottenere consensi politici… Non erano trascorse neppure 24 ore dagli attentati quando proprio coloro che erano nella falsità hanno cominciato ad accusare il mio governo di mendacità, di copertura, di atti che appaiono ripugnanti a tutte le persone oneste, nel contesto di un attentato contro il nostro stesso paese".

Ci sarebbe da chiedersi: come ha fatto Zapatero, fin da subito, ad affermare che non di Eta si trattava ma che l'attentato doveva essere messo in relazione con l'adesione della Spagna alla guerra d'Iraq? Da politico intuitivo ha giocato d'azzardo, dal momento che non aveva niente da perdere in quanto i sondaggi fino al 10 marzo lo davano sconfitto, oppure si è mosso su un terreno di certezze?

Aznar scrive: "Nell'intero corso della mia carriera politica e, in particolare, negli otto anni in cui sono stato Primo ministro, ho affermato che il terrorismo… è un fenomeno globale che supera i confini nazionali… E' stata quindi l'Eta o al Qaeda? Sicuramente operare una distinzione è importante, ma la reazione a quanto accaduto dovrebbe essere la stessa: determinazione, unità politica e cooperazione internazionale. Ogni persona democratica del mondo era su quei treni a Madrid. E' stato un attentato contro tutti, contro tutto ciò in cui crediamo, e contro tutto ciò che abbiamo creato".

Era proprio questa la linea che avrebbe dovuto seguire Aznar, mettendo al primo posto la domanda "perché?" e dando questa risposta, anziché azzardare una prima risposta alla domanda "chi?" per poi correggere il tiro.

Allora emerge una domanda, che non riguarda la capacità politica di Aznar, ma il suo intimo rapporto con la politica. Non sono mai state chiarite le ragioni per cui, ancora giovane e con risultati brillanti come campo del governo, avesse deciso di non concorrere per un terzo mandato, giocandosi poi la possibilità di diventare il primo presidente dell'Unione europea (se questo fosse stato il suo obiettivo) intestardendosi nel rifiuto della Costituzione. Né si è capito perché tardasse tanto a designare il suo successore, lasciano l'elettorato del Partito popolare nell'incertezza, e concedendo al prescelto - Rajoi - relativamente poco tempo per farsi conoscere apprezzare. Le bombe di Madrid non cancellano queste domande; le sigillano.

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