Anno 2004

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Terrorismo, il cupio dissolvi dell'Occidente

Alessandro Corneli, 9 aprile 2004, cortesia di GRRG

Il Corriere della Sera (3 aprile) ha pubblicato un estratto del nuovo libro di Oriana Fallaci "La forza della ragione". Ne raccomandiamo a tutti la lettura. Lo stesso giorno, l'editoriale, di Piero Ostellino, ha fissato alcuni punti.

Se c'è un terrorismo globale, non può non esserci un modo globale di combatterlo.
Là dove c'è un terrorismo strutturato, non può non esserci un modo per combatterlo strutturato.
Ogni cedimento è una concessione al terrorismo.
Non tutti gli immigrati sono terroristi.
Per i governi dei nostri Paesi si tratta di individuare i modi per integrare un'immigrazione proveniente da cultura e costumi diversi.
Per gli immigrati, si tratta di capire che il solo modo di integrarsi nel nostro mondo è di rispettarne le regole. Chi non le accetta è inevitabile, nonché giusto, ne venga espulso.
Per noi, si tratta di combattere il terrorismo restando noi stessi, senza compromettere il patrimonio di diritti e di doveri che è proprio di una società di democrazia liberale.
Per loro, integrarsi deve significare non pretendere di trasferire da noi usanze e costumi che contraddicono i valori di questa nostra società.

Sempre il 3 aprile, il Corriere (p.2) ha riportato brani del discorso di apertura dell'Anno accademico della Scuola di addestramento del Sisde, del generale Mario Mori. Ne riportiamo due punti.

"A livello internazionale, il fanatismo islamico, specie quello di origine sunnita, è per definizione una Babele di spontaneismo, che oggi trova in Bin Laden un'icona di riferimento, capace non tanto di aggregare quanto di fornire un univoco indirizzo di lotta: quello contro il mondo occidentale e le sue espressioni ideologiche e culturali".

Dopo avere riferito sui successi dei nuovi modelli di cooperazione con le Forze di Polizia, il generale Mori ha detto: "In questo quadro, che ha ormai forma quasi compiuta, manca tuttavia una cornice in grado di reggerne il peso. Per i Servizi questa cornice è la riforma della legge istitutiva, l'unica in grado di ufficializzare il passaggio da un'intelligence "culturale/esplicativa" dei rischi ad un'intelligence capace invece di "difendere" dai rischi, con una partecipazione diretta al momento di individuazione e disinnesco delle situazioni di pericolo, senza farraginosi passaggi di consegne fra chi ricerca e chi agisce".

Se il primo testo fornisce linee direttive chiare per l'autorità politica, il secondo è un richiamo fermo al Legislatore - e all'iniziativa del Governo - perché provveda ad aggiornare la legge che risale al 1977, formulata in un momento in cui l'obiettivo vitale era la lotta al terrorismo interno ma nell'ambito del rispetto del sistema democratico.

Adesso la difesa del sistema democratico e dei valori liberali su cui esso poggia è l'obiettivo prioritario di tutti i Paesi occidentali poiché l'offensiva del terrorismo - comunque esso si articoli nel territorio e nelle formazioni operative - non ha obiettivi intermedi, ma un solo obiettivo: spingere l'Occidente a rinunziare alla propria anima, come scrive Oriana Fallaci.

Finora, le forze più consistenti del mondo occidentale non si sono mobilitate. Né le forze politiche, né le forze economiche, né le forze religiose. Le prime sono divise e in molti casi compiacenti, sperando che il fuoco divampi solo nella casa del vicino. Le seconde considerano il terrorismo come un infortunio il cui costo equivale al premio di un'assicurazione che si deve comunque pagare. Le ultime, intrappolate in una visione ecumenica e pacifista, sostanzialmente scettiche verso molti dei valori occidentali, stanno a guardare, sperando che all'orizzonte si profili una specie di religione universale buona per tutti. Le chiese cristiane, che hanno rinunziato ad evangelizzare tutto il mondo in nome del rispetto dei diritti umani, fingono di non sentire che il fondamentalismo musulmano proclama ad alta voce che solo l'Islam ha il diritto/dovere di conquistare tutto il mondo, e non distinguono tra una maggioranza di musulmani pacifici e tolleranti, che appaiono afoni, e una minoranza di estremisti che invece combattono con un disegno preciso.

L'unica potenza occidentale che si è impegnata con tutte le sue forze contro il terrorismo anti-occidentale - gli Stati Uniti - si sta sottoponendo a un pubblico processo dove si vuole fare emergere la tesi estrema che la Casa Bianca aveva tutti gli elementi per sapere che ci sarebbe stato un attacco e non ha fatto nulla di significativo per impedirlo, scaricando le responsabilità su pochi mesi dell'amministrazione Bush e cancellando quelle diluite in otto anni dell'Amministrazione Clinton.

Tutto intorno, gli altri Stati occidentali stanno a guardare, si concentrano sui singoli episodi - l'ultimo, l'11 marzo a Madrid - e non sulle cause, sulla volontà univoca che li collega in un disegno distruttivo. Eppure Oriana Fallaci ha calcolato in oltre 6000 le vittime provocate dall'estremismo islamico negli ultimi vent'anni. E fornisce l'elenco degli "episodi" principali, senza contare le vittime israeliane:

23.10.1983: 241 militari americani e 58 francesi a Beirut
21.12.1988: 270 passeggeri del volo Pan Am sopra Lockerbie
19.09.1989: 171 passeggeri dell'aereo francese caduto in Niger
17.03.1992: 29 vittime a Buenos Aires
03.10.1993: 18 militari americani trucidati a Mogadiscio
18.07.1994: 95 vittime a Buenos Aires
07.08.1998: 259 vittime negli attentati alle ambasciate americane a Nairobi e Dar es-Salaam
11.09.2001: circa 3000 morti a New York, Washington e nell'aereo caduto in Pennsylvania
11.04.2002: 21 vittime a Djerba
12.10.2002: 2002 turisti a Bali
12.05.2003: 34 vittime a Riad
16.05.2003: 45 vittime a Casablanca
09.11.2003: 17 vittime a Riad
12.11.2003: 19 italiani a Nassiriya
11.03.2004: 191 vittime a Madrid

L'elenco non è completo, eppure non è sufficiente a risvegliare l'Occidente. Si sente in colpa? Non generalizziamo. Gli Stati Uniti sembrano decisi a resistere. L'Asia, con tutte le sue specificità, ha assorbito gran parte dei principi occidentali. Anche la Russia sembra decisa a reggere. Il punto debole è l'Europa occidentale. I governi dei suoi principali Paesi discutono sul Patto di stabilità, si accapigliano per qualche voto ponderato in più in seno al Consiglio dei ministri della Ue, litigano per qualche carica importante da occupare, pensano, come i partiti d'opposizione, alle prossime elezioni (ci sono sempre e dappertutto "prossime elezioni"), tentano riforme strutturali per rilanciare l'economia, e non trasmettono l'unico messaggio veramente europeo che dovrebbero: che i principi fondamentali della vita civile, nati in Europa, sono sfidati e minacciati proprio in Europa.

L'Europa non avverte che sta per essere tagliata fuori dal rapporto vitale con gli Stati Uniti, l'unica potenza che difende i valori occidentali. Si tratta di un'inconscia vendetta per essere stata superata? Ci chiediamo se il non avere esaudito quella richiesta del Papa di fare un esplicito riferimento alle "radici cristiane" nella Costituzione europea sia stato un atto d'orgoglio degli ultimi illuministi, o lo stanco lamento di un illuminismo che non crede più in se stesso.

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