Anno 2004

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La compattezza della coalizione alla prova

Alessandro Corneli, 15 aprile 2004, cortesia di GRRG

L'offensiva scatenata in Iraq da gruppi sciiti e sunniti nella scorsa settimana contro obiettivi civili e militari, con l'aggiunta della strategia dei sequestri, e che aveva preso l'avvio con il massacro e la mutilazione dei corpi di quattro americani (con il prologo dell'11 marzo a Madrid), è stata concepita con il trasparente obiettivo di impressionare, grazie alle immagini televisive, l'opinione pubblica occidentale, e in genere dei Paesi della "coalizione dei volontari", per esercitare sugli anelli più deboli della coalizione stessa, o ritenuti i più deboli, una pressione tale da indurre qualche governo a ritirare le proprie truppe, avviando un effetto domino, così da lasciare isolati o quasi gli angloamericani. Infatti il collegamento tra queste azioni e la richiesta ai singoli governi di ritirarsi dall'Iraq è stato fatto in modo esplicito.

Questa tattica ha un'analogia con lo sforzo propagandistico che fece l'ex Urss all'inizio degli anni '80 contro l'installazione degli euromissili americani in alcuni Paesi dell'Europa occidentale. L'obiettivo era di mettere alla prova la compattezza della Nato, che il 12 dicembre 1979 aveva chiesto l'installazione di quelle armi per contrastare i nuovi missili sovietici SS-20. Le armi furono usate per una battaglia politica: se qualche paese europeo, che aveva accettato di accogliere sul suo territorio i Cruise e i Pershing-2, di fronte alle minacce di Mosca e alle manifestazioni e proteste delle sinistre e dei pacifisti, avesse fatto marcia indietro, la Nato si sarebbe dissolta. Ma questo non avvenne, e l'Italia giocò un ruolo fondamentale perché la sua fermezza puntellò in modo decisivo anche quella della Germania. E la Nato vinse quel braccio di ferro politico-mediatico.

Adesso lo scenario si ripete. Se qualche partner significativo della "coalizione dei volonterosi" cederà e ritirerà i propri soldati, l'effetto politico (non quello operativo sul campo) sarà grave. Il paese più sotto pressione sembra essere il Giappone: i tre civili catturati e mostrati in tv con un coltello alla gola, hanno impressionato l'opinione pubblica nipponica, ma non sembra che il primo ministro Koizumi abbia intenzione di cedere. La Spagna, prima dell'attentato a Madrid (191 morti l'11 marzo 2004), aveva subito altre perdite in Iraq (10 ufficiali dell'intelligence il 29 novembre 2003). E, nonostante le prime dichiarazioni, il vincitore delle elezioni del 14 marzo, il socialista Zapatero, sembra piuttosto cercare una giustificazione per restare, e questa può essere solo un più diretto coinvolgimento dell'Onu.

Sarebbe logico supporre che la strategia degli ostaggi sia parte di un piano organico. In parte lo è senz'altro, ma in parte può essere sfuggita di mano se si esamino le nazionalità, un po' a caso e un po' no, degli ostaggi. In altre parole, è una strategia che potrebbe essere controproducente, e rafforzare, piuttosto che indebolire, la coalizione. L'ondata insurrezionale rende intanto più evidente la necessità di imporre l'ordine pubblico con mano ferma e costringe il governo provvisorio a prendere posizione: chi non se la sente, deve lasciare; gli altri, invece, dovranno collaborare con la coalizione sia in tema di ordine pubblico sia nell'attuazione della Costituzione allo scopo di rendere possibile il trasferimento di poteri.

Una eventuale nuova risoluzione dell'Onu, con sua relativa assunzione di dirette responsabilità di vertice, ma senza modificare il peso ponderato delle diverse componenti nazionali della coalizione, potrebbe dare ai leader iracheni l'opportunità di negoziare "formalmente" con un interlocutore diverso. Ma per negoziare, questi leader devono dimostrare di essere decisi a farlo secondo le linee politiche già concordate.

In conclusione, gli avvenimenti di questi giorni stanno chiarendo la situazione, sia nella prospettiva che entro il 30 giugno possa essere effettuato il trasferimento di poteri, sia nella prospettiva opposta che ne renda necessario un rinvio. E tutti dovranno prendere una posizione netta.

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