Anno 2004

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Il nuovo governo iracheno ad interim

Alessandro Corneli [GRRG], 8 giugno 2004

Il 1° giugno è stato formato il nuovo governo iracheno che entrerà in carica alla fine del mese di giugno con il passaggio dei poteri. Dopo la suspense legata alla nomina dell'ottantunenne Adnan Pachachi alla presidenza dell'Iraq, durata poche ore, e risoltasi con il rifiuto e la nomina di un altro sunnita a quella carica, Ghazi al Yawar, il nuovo governo provvisorio iracheno, che condurrà il Paese alle elezioni di gennaio 2005, ha preso rapidamente forma.

Pachachi era il candidato degli Stati Uniti e dell'inviato delle Nazioni Unite Lakhdar Brahimi, ma alla fine ha prevalso il candidato del Consiglio di governo provvisorio iracheno, comunque d'intesa con le forze della coalizione.

Ghazi Yawar è capo degli Shammar, una delle più grandi tribù del paese e di tutta la regione del Golfo, che include anche clan sciiti. E' nato 46 anni fa a Mossul, nell'Iraq settentrionale. Ingegnere formatosi negli Stati Uniti, è anche un uomo d'affari. Veste in nodo tradizionale arabo ed è stato l'ultimo presidente di turno del Consiglio di governo provvisorio, veste in cui non ha risparmiato critiche alla coalizione guidata dagli Stati Uniti. Quindi la sua nomina dà soddisfazione a chi vuole ridurre il peso della presenza americana.

I due vice presidenti sono Ibrahim Jaafari, portavoce del Partito Islamico Dawa, una delle principali formazioni sciite irachene. Nato a Kerbala e laureato all'Università di Mossul, è stato un membro del Consiglio di governo appena disciolto; e Rowsch Shaways, presidente del cosiddetto Parlamento della regione autonoma curda di Erbil e membro del Partito Democratico curdo (Pdk).

Alla carica di primo ministro è stato nominato Iyad Allawi, presidente del Movimento per l'Intesa Nazionale, un ex partito di opposizione di ispirazione laica che ebbe stretti rapporti con la Cia e i servizi segreti britannici ai tempi di Saddam Hussein. Neurologo formatosi in Gran Bretagna, 59 anni, appartiene a una famiglia sciita ricca e influente. Negli anni Sessanta fu un esponente del partito Baath ma nel 1971 fuggì dall'Iraq e riparò prima in Libano e poi a Londra. Già membro del Consiglio di governo provvisorio, negli ultimi mesi ha espresso critiche nei confronti della coalizione.

Il vice primo ministro, incaricato delle sicurezza nazionale, è Barham Saleh. Già primo ministro della regione autonoma del Kurdistan controllata dall'Unione patriottica del Kurdistan (Puk), è considerato vicino agli americani.

Nella carica di ministro degli Esteri è stato confermato Hoshyar Zebari, ex combattente curdo e membro del Pdk. Ha 51 anni. Zebari è subito partito per New York per sollecitare che al suo Paese venga concessa la "piena sovranità" in una nuova risoluzione dell'Onu.

L'importante ministero del petrolio è stato affidato a Thamer Abbas Chadbhan, che ha una lunga esperienza nel campo ed è considerato vicino agli Usa.

Ministro dell'Interno è Falah Hassan Al Nakib, funzionario della provincia di Tikrit, la regione natale di Saddam Hussein. Figlio del generale Hassam al Nakib, un ex vice-capo di stato maggiore ai tempi di Saddam che defezionò alla fine degli anni Settanta e aderì all'opposizione in esilio.

Al ministero delle Finanze è stato nominato Adel Abdel Mahdi, figlio di un influente religioso sciita che fu ministro ai tempi della monarchia. Formatosi in Francia, è un esponente del potente Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Iraq (Sciri).

Al ministero della Giustizia è andato Malik Dohan al-Hassan. Già ministro della cultura a metà degli anni Sessanta, poi prigioniero politico ai tempi di Saddam. Eletto alla presidenza della Lega degli avvocati iracheni dopo la caduta di Saddam, ha protestato per le condizioni nelle quali le forze d'occupazione americane tengono i prigionieri iracheni e per la mancanza di difesa legale dei detenuti.

Al ministero della Cultura, infine, è stato confermato Mufid al Jazairi, membro del partito comunista iracheno: un tocco di laicità.

Come c'era da aspettarsi, subito dopo l'elezione di al Yawar diverse violente esplosioni hanno squassato il centro di Baghdad causando la morte di almeno 25 persone.

A Washington, la formazione del nuovo governo iracheno è stata definita "un passo positivo" da Condoleezza Rice, consigliere per la sicurezza nazionale, la quale ha definito "una lista notevole" quella dei nomi dei componenti del nuovo governo iracheno ad interim. Anche il segretario di Stato Colin Powell ha espresso la sua soddisfazione per la composizione del nuovo governo, affermando che si tratta di "una grande giornata per il popolo iracheno".

Che cosa si può dire di questo governo? La nostra opinione è che la relativa rapidità con cui è stato formato dimostra che i leader più responsabili delle tre componenti irachene - curdi, sunniti e sciiti - hanno compreso che i terroristi e i guerriglieri, dietro il pur reale obiettivo di costringere gli americani e i loro alleati ad andarsene, in verità consideravano questo come la condizione per mantenere l'Iraq nel caos e arrivare alla sua disgregazione, a vantaggio dei suoi famelici vicini.

Ciò avrebbe aperto una prospettiva bellica di vaste e imprevedibili proporzioni, distruggendo la prospettiva di mantenere unito il Paese, stabilizzarlo e fargli riprendere la strada dello sviluppo. Ora questi obiettivi sono nelle mani dei nuovi leader iracheni, che hanno tutto l'interesse di raggiungerli, e pertanto diventano i primi e veri nemici dei terroristi e dei guerriglieri.

Ci saranno ancora momenti difficili, ma crediamo che il peggio si passato. Già è stata formata una commissione per preparare le elezioni del gennaio 2005, americani e britannici hanno detto che non resteranno oltre la fine del 2005, e formalmente il nuovo governo potrà chiedere un loro ritiro anticipato. A meno che non faccia il doppio gioco e voglia far divampare di nuovo l'incendio, il nuovo primo ministro Iyad Allawi ha detto il 6 giugno alla Bbc che la forza multinazionale dovrebbe restare in Iraq fino a che il paese non saprà gestire la sicurezza. E dopo l'incontro, sempre del 6 giugno, tra Bush e Chirac, la prospettiva di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu è diventata palpabile e considerata imminente.

Di un certo interesse è l'affermazione del nuovo ministro della giustizia iracheno, Malek Dohan al Hassan, il quale il 6 giugno ha detto che dopo il 30 giugno verrà ripristinata la pena di morte: "La pena di morte è soltanto sospesa. Vogliamo ristabilirla in casi molto precisi", ha detto. E quanto all'ex dittatore Saddam Hussein, al Hassan ha detto: "E' stato capo delle forze armate ed ha disertato; secondo la legge questo crimine comporta di per sé la pena di morte".

Poiché il nuovo governo iracheno intende reclamare la consegna di Saddam Hussein, è pronto lo scenario: processo e condanna a morte per mettere il coperchio su tutti gli scheletri del passato regime. Non è cosa nuova, ma indica che i nuovi leader vogliono affermarsi al potere a tempo indeterminato.

Da notare che due giorni dopo l'annuncio della formazione del nuovo governo ad interim iracheno, il leader radicale sciita Moqtada Sadr ha accettato di ritirare i suoi miliziani dalla città di Najaf entro due giorni, contemporaneamente al ritiro delle forze americane. La notizia è stata diffusa da alcuni esponenti politici sciiti al termine di lunghi colloqui con lo stesso Sadr. E' un altro segnale della svolta in atto in Iraq e della tendenza dei moderati a prendere in mano la situazione.

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