Anno 2004

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Iraq e riforma dell'Onu

Alessandro Corneli, 19 ottobre 2004, Cortesia GRRG.it

I giornali di domenica 17 ottobre hanno dato largo spazio alle dichiarazioni del ministro della Difesa, Antonio Martino, sulla possibilità di un ridimensionamento della presenza militare italiana in Iraq. Le dichiarazioni sono state un po' strumentalizzate: Martino ha inquadrato l'ipotesi come una normale evoluzione a seguire le elezioni in Iraq di fine gennaio e l'instaurazione di un governo che rafforzi la propria credibilità ed efficienza. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha collegato l'eventualità anche ai risultati della Conferenza del Cairo, prevista per la fine di novembre, e alla partecipazione di forze di Paesi arabi in parziale sostituzione di quelle della coalizione.

E' innegabile una certa differenza, sebbene parziale, di impostazione, anche se giustificata dai ruoli dei due ministri. Più coerente con le esigenze militari, Martino lega il progressivo ritiro all'affermazione di una autorità nazionale irachena. Più sensibile alle esigenze della diplomazia, Frattini sollecita i Paesi arabi a farsi carico della stabilità dell'area. Bisognerebbe appurare quanto gli iracheni vorrebbero avere in casa soldati "fratelli" e con quali intenti i Paesi "fratelli" invierebbero i loro soldati: la prospettiva di una spartizione dell'Iraq potrebbe essere devastante. Ma la geopolitica non abita alla Farnesina.

Più interessanti e produttive le dichiarazioni di Frattini contenute in un'intervista a Il Giornale (17 ottobre, p.7), da integrare con le informazioni contenute in un breve articolo del Corriere della Sera (17 ottobre, p.11) sulla riforma dell'Onu.

Frattini ha detto di continuare a lavorare per mettere le basi di una rappresentanza unitaria della Unione Europea nel Consiglio di sicurezza e ha fatto un'apertura interessante: "Se poi passasse la tesi di una rappresentanza a tempo e la Germania si proponesse per i primi cinque anni, sarebbe già un bel passo avanti".

Questa, dunque, l'ipotesi di lavoro: la Germania rinunzia a inseguire l'obiettivo di ottenere un seggio permanente e accetta la soluzione della rotazione. L'Italia non avrebbe nulla in contrario che la Germania fosse il primo Paese europeo a beneficiarne per un periodo di cinque anni. Vedremo la reazione di Berlino. In ogni caso è da registrare una maggiore chiarezza nella linea italiana, che esce da quella un po' più confusa e inutilmente "combattiva" che avevamo sottolineato.

Parallelamente, secondo quanto informa il Corriere, l'Italia sta sensibilizzando diversi Paesi importanti, tutti esclusi dalla prospettiva di ottenere un seggio permanente, sia europei, come Spagna, Polonia, Ucraina, Austria, sia extraeuropei, come Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Il Giappone, invece, non sembra demordere. In questo senso possono essere interpretate le parole del portavoce del Governo di Tokyo, Hiroyuki Hosoda, che ha lanciato un nuovo appello per la riduzione delle truppe americane presenti a Okinawa. Egli ha detto: "Abbiamo avuto istruzioni dal primo ministro Junichiro Koizumi di ridurre il pesante fardello su Okinawa". Il "pesante fardello" si riferisce alla popolazione dell'isola e ai suoi difficili rapporti con le truppe Usa.

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