Anno 2004

Cerca in PdD


Bosnia, le operazioni umanitarie del 3° da montagna

Paolo Crociani, 17 luglio 2004

Nell'ambito delle attività CIMIC (cooperazione civile e militare), nei giorni scorsi, gli artiglieri del 3° reggimento artiglieria da montagna di Tolmezzo (comandati dal colonnello Silvio Biagini), a poco meno di un mese dall'inizio del loro mandato in Bosnia Erzegovina, sono stati impegnati in molteplici attività umanitarie, volte ad aiutare la popolazione bosniaca e in particolar modo i bambini. La settimana dal 5 al 12 luglio è stata densa di attività per i militari della "Cantore" e rappresenta solo l'inizio di un lungo cammino.

La prima attività umanitaria ha visto gli artiglieri di Tolmezzo, impegnati il 7 luglio nella consegna di aiuti umanitari al Centro Familiare "Giovanni Paolo II" di Vionica, piccolo centro della Bosnia meridionale vicino alla città di Medugorje.

Il Centro, fondato e gestito dalle Suore Missionarie della Famiglia Ferita, è da molti anni impegnato nel dare accoglienza a bambini resi orfani dalla guerra - o abbandonati da famiglie povere - e a ragazze madri non in grado di crescere i propri figli. Il Centro ospita circa cento persone tra adulti e bambini dai due ai quindici anni.

Il convoglio umanitario, partito da Sarajevo alle otto del mattino, è giunto a Vionica dopo circa quattro ore di strada dopo aver percorso poco più di centoquaranta chilometri. La posizione di molti paesi come Vionica, posti in ambiente montano e collegati a centri importanti solo tramite strade accidentate e impervie, non permette un facile raggiungimento. Proprio in queste località si dimostra necessario l'impegno della Forza di Stabilizzazione nella consegna di aiuti umanitari.

Una volta giunti nella cittadina di Vionica, gli uomini del contingente italiano sono stati accolti dai bambini del Centro Familiare in festa per l'avvenimento e hanno proceduto con le operazioni di scaricamento dei materiali contenuti nel container.

I materiali distribuiti (generi alimentari, piccoli elettrodomestici, computer e vari generi di vestiario) sono stati donati da varie organizzazioni umanitarie italiane che li hanno inviati a Tolmezzo, sede del 3° reggimento artiglieria da montagna, unità da cui proviene la maggior parte del personale al momento presente in Bosnia. I beni così raccolti sono stati successivamente inviati al contingente italiano in Bosnia Erzegovina, in cui è inserito l'ufficio che si occupa di localizzare gli insediamenti delle persone più bisognose.

Al termine delle operazioni di scaricamento dei materiali, i militari italiani sono stati invitati dalle Suore del Centro Familiare a pranzare con i bambini e dopo le rituali foto ricordo hanno fatto rientro a Sarajevo.

Nella mattinata dell'8 luglio, grazie a un progetto organizzato in collaborazione con l'Ambasciata italiana di Sarajevo, il team CIMIC del contingente italiano, ha donato la speranza di guarigione a tre bambini bosniaci. Tra le tante operazioni umanitarie che i militari italiani conducono da vari anni, va ricordata quella di assistenza sanitaria (grazie alla collaborazione di alcune strutture ospedaliere italiane) a bambini affetti da tumori, leucemie, disfunzioni cardiache, le cui cure non sono possibili mediante il ricorso le strutture sanitarie locali.

Alle 10:00 circa, i bambini sono arrivati al compound italiano e, dopo aver ricevuto la visita del colonnello Biagini, sono stati accompagnati all'aeroporto di Sarajevo per essere imbarcati su un volo diretto a Verona con destinazione finale Bologna, dove riceveranno le cure del caso presso l'ospedale della città emiliana.

Il 9 luglio, partiti da Sarajevo alle quattro del mattino, gli artiglieri della caserma Cantore, si sono diretti verso la città di Banja Luka, capitale della Repubblica Srpska, al centro per l'infanzia "Rada Vranjesevic", unico orfanotrofio in tutta la Repubblica.

L'orfanotrofio, che viene finanziato dai comuni di origine dei suoi piccoli ospiti (circa 150 euro al mese per ogni bambino), attualmente accoglie circa centocinquanta bambini da zero a diciotto anni, di cui circa il trenta per cento rimasti orfani durante la guerra.

All'attività, organizzata in collaborazione con la Protezione Civile di Bagnacavallo (piccolo centro del ravennate), oltre al colonnello Biagini e ai suoi uomini, ha partecipato il presidente della Protezione Civile in Emilia Romagna dottor Roberto Faccani, assieme a una delegazione di volontari della regione Trentino Alto Adige.

Durante l'incontro con il direttore dell'orfanotrofio, signor Danilo Ponjarac, il dottor Faccani, ringraziando il colonnello Biagini per l'importante supporto fornito per lo svolgimento della attività, ha ricordato come le molte attività di connubio tra militari italiani impegnati in Bosnia e la Protezione Civile siano servite per aiutare la popolazione bosniaca a risollevarsi dopo una delle parentesi più brutte della propria storia recente. Il dottor Faccani ha ricordato, inoltre, quanti passi avanti sono stati fatti dalle prime operazioni di soccorso umanitario, iniziate durante la guerra, fino a oggi.

Il direttore dell'orfanotrofio, dopo avere spiegato l'importante ruolo didattico che l'istituto svolge a favore dei bambini e dei ragazzi orfani, ha ricordato il grande e importante ruolo che la Comunità internazionale, e in particolar modo l'Italia, hanno avuto nel processo di ricostruzione in Bosnia Erzegovina.

Al termine dell'incontro, i militari del contingente e i volontari trentini hanno proceduto all'apertura del container. Anche in questa occasione i materiali donati (generi alimentari, giocattoli, e vestiario di viario genere) sono stati raccolti in Italia e inviati successivamente in terra bosniaca.

La giornata, proseguita con la visita ai bambini dell'orfanotrofio, è terminata in tarda serata con il rientro presso caserma Tito di Sarajevo (sede del contingente italiano in Bosnia Erzegovina) del convoglio militare, dopo circa sei ore di viaggio.

La settimana si è chiusa il 10 luglio con una attività umanitaria a Sokolac (località posta a circa sessanta chilometri a est di Sarajevo). In questa cittadina, anch'essa facente parte della Repubblica Srpska, sono presenti molti campi profughi abitati da persone che, abbandonata la speranza di ritornare nelle proprie case (distrutte o occupate da altre famiglie) in cui abitavano prima della guerra, vivono quotidianamente in uno stato di precarie condizioni igienico-sanitarie.

Il campo profughi, costruito nel 1994 grazie al finanziamento del governo svedese, oggi è abitato da circa centotrenta persone in attesa di una sistemazione definitiva, di cui undici anziani completamente a carico del comune di Sokolac. Negli ultimi anni la situazione del campo (come anche degli altri presenti nella Repubblica Srpska) è peggiorata anche a causa dello scarso interesse dimostrato dalle organizzazioni governative e non che operano in Bosnia.

In questa occasione, l'attività svolta dal team medico militare italiano, è stata finalizzata all'effettuazione della fase iniziale di disinfestazione delle abitazioni, delle zone limitrofe al campo profughi; inoltre, i medici del contingente italiano hanno visitato undici bambini di età compresa tra quattro e quattordici anni e dieci persone anziane.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM