Anno 2004

Cerca in PdD


La trasformazione è la sfida più importante

Giampaolo Di Paola, Capo di stato maggiore della Difesa
Centro Alti Studi della Difesa, Roma, 15 giugno 2004

Signor Ministro, rivolgo il caloroso saluto delle forze armate e mio personale a Lei, ai rappresentanti del Governo e del Parlamento, a tutte le Autorità qui presenti che testimoniano le particolare attenzione delle Istituzioni verso il mondo militare.

La cerimonia di chiusura dell'anno accademico del CASD rappresenta certamente un'occasione significativa per fare una riflessione sullo stato e sulla progettualità dello strumento militare nazionale. A circa cento giorni dall'assunzione dell'incarico di Capo di Stato Maggiore della Difesa ritengo sia giunto il momento di indicare come intendo procedere per dare attuazione alle direttive del governo sull'evoluzione dello strumento militare.

Nel breve volgere dell'anno accademico che oggi si chiude molti avvenimenti si sono succeduti, alcuni particolarmente drammatici. Forse mai come in questi mesi, le forze armate sono state al centro dell'attenzione e del dibattito politico. Mai, come in questi mesi, le forze armate hanno sentito il sostegno e l'affetto degli Italiani. Ciò è anche dovuto agli sviluppi della crisi irakena, che dopo la risoluzione 1546 approvata martedì scorso dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha imboccato la via di una nuova prospettiva. Una crisi che ha catalizzato la comunità internazionale, come mai dopo l'11 settembre, data ormai storica.

Con giusto orgoglio desidero sottolineare il significativo contributo che le forze armate stanno fornendo per la stabilizzazione di questo paese, anche al prezzo del sacrificio della vita dei propri uomini. Sono certo di interpretare il pensiero di tutti i presenti nell'estendere l'unanime apprezzamento a tutto il personale militare e civile che in tanti parti del mondo, sta affrontando impegnative missioni di gestione delle crisi a sostegno della pace, della sicurezza e nella lotta al terrorismo, fornendo prove di qualità umane, etiche, professionali e operative di tutta eccellenza.

L'attacco alle Twin Towers e l'attentato di Madrid dell'11 Marzo scorso ci ricordano, nel loro drammatico simbolismo, che anche nella lotta al terrorismo il link transatlantico rimane cardine del nostro sistema di sicurezza e difesa. Quelli che fino a poco tempo fa venivano definiti come rischi oggi sono una minaccia diretta e concreta. Il terrorismo internazionale si conferma sempre più insidioso, sempre meno contrastabile con approcci e metodi convenzionali, abilissimo a trarre vantaggio dal carattere aperto delle nostre società e a sfruttarne non solo ogni loro debolezza ma anche gli stessi elementi di forza che le caratterizzano, quali i media.

Stabilità e sicurezza, cardini indispensabili per lo sviluppo economico e delle relazione internazionali, sono stati e sono direttamente e indirettamente minacciati. Pur nella diversità di idee che si sviluppano nelle nostre democrazie in merito ai nuovi rischi e alle nuove minacce alla nostra sicurezza, tra cui il terrorismo, alle loro cause e alle strategie più opportune per fronteggiarli, mi sembra si registrino alcuni punti di ampia convergenza:
- le crisi internazionali richiedono una risposta forte e univoca dell'intera comunità internazionale, poiché le minacce sono globali;
- l'insorgenza di fattori di rischio, e in particolare il terrorismo, richiede sempre più azioni integrate a livello multidisciplinare con un alto grado di coordinamento tra le diverse amministrazioni: iniziative politiche, di cooperazione, misure di confidenza e sicurezza sostenute, quando necessario, da appropriate capacità militari;
- gli interventi stabilizzanti per la prevenzione o la risoluzione delle crisi e la risposta al terrorismo sono tanto più efficaci quanto più vengono percepiti come azioni della comunità internazionale che travalicano interessi di parte;
- le organizzazioni internazionali, e le nazioni che ne fanno parte, devono compiere uno sforzo continuo per adeguarsi con continuità ai nuovi scenari rendendo disponibili appropriati strumenti di intervento.

Proprio per rispondere a queste esigenze di disporre di strumenti efficaci di gestione delle crisi e di lotta al terrorismo sia la NATO che l'UE, cioè le due principali organizzazioni alle quali, oltre all'ONU, riconduciamo la nostra politica di sicurezza, hanno raccolto la sfida, avviando un ampio processo di rinnovamento e trasformazione sia dottrinale che delle capacità operative.

Per quanto riguarda l'Alleanza, due iniziative stanno assolvendo il ruolo di catalizzatore del cambiamento:
- lo sviluppo delle NRF (Nato Response Force) quale braccio operativo più evoluto e pronto, capace di rispondere in tempi ristrettissimi ad un ampio spettro di situazioni di crisi e destinato a costituire un vero e proprio banco di prova per l'interoperabilità interforze e multinazionale;
- la revisione della struttura di comando con l'attivazione, tra l'altro, del SACT (Supreme Allied Command Transformation), fucina del futuro modus operandi dell'Alleanza e quindi dei suoi membri, che dovrà assicurare l'indispensabile link con il processo di trasformazione dello strumento militare avviato oltreoceano.

In campo europeo, oltre al perseguimento dell'Helsinki Head-line Goal e alla realizzazione di appropriate strutture organizzative e operative, l'UE ha definito un proprio concetto di Forze di Reazione Rapida e l'iniziativa dei Battle Groups che richiama e presenta sostanziali analogie, sebbene su scala sostanzialmente diversa, con la NRF della Nato.

Un ulteriore elemento concettuale, a fattor comune tra le due Organizzazioni, riguarda le aree di interesse e di possibile intervento. Il nuovo concetto strategico della Nato non definisce più confini o delimitazioni geografiche. Similarmente il documento strategico della UE "A secure Europe in a better world" non pone limiti all'area di possibile interesse strategico dell'Unione. Ciò non vuol dire che la Nato e L'Unione siano pronte o disponibili a intervenire in qualunque parte del mondo; vuol dire piuttosto che non ci sono più zone predefinite di intervento o barriere invalicabili. Vuol dire che saranno la situazione strategica specifica e le valutazioni e il consenso politico del momento a guidare di volta in volta il raggio d'azione della Nato e dell'Unione.

Tuttavia, dal punto di vista operativo, la non definizione del possibile raggio di intervento rappresenta un fattore di pianificazione particolarmente impegnativo per la determinazione delle capacità operative e delle caratteristiche dei mezzi e sistemi necessari. Gli eventi terroristici degli ultimi anni, che hanno colpito gli Stati Uniti nel modo più diretto e profondo, hanno impresso un'enorme accelerazione all'elaborazione concettuale di una nuova visione della sicurezza, accelerando la trasformazione del sistema-Difesa statunitense con un approccio fortemente innovativo e rivolto al futuro che si pone l'obiettivo di conseguire una totale conoscenza e controllo del teatro d'operazione (Operational Awareness) attraverso un'estesa applicazione dottrinale e tecnologica della Information Superiority.

Inevitabilmente la transformation americana è divenuta un punto di riferimento concettuale e una impegnativa sfida per le forze armate dei principali paesi europei e alleati al fine di non aumentare anche sul piano dottrinale il gap già esistente sul piano tecnologico e delle capacità esprimibili. Si tratta di cambiamenti destinati a incidere profondamente anche sullo strumento militare nazionale. Devo dire che le forze armate italiane si stanno rapidamente inserendo in questa nuova dimensione della trasformazione, dando un attivo contributo sia in ambito NATO che UE.

Vediamo sinteticamente quali sono i principali riflessi di questa trasformazione sullo strumento militare nazionale. Innanzitutto una sempre maggiore interazione con le attività proprie di molte altre Istituzioni dello Stato e della società civile in un chiaro continuum di sicurezza interno-esterno. Tale continuum è ampiamente riscontrabile in tutte le attività operative in cui le quattro forze armate sono oggi direttamente e costantemente impegnate. Le sfide alla sicurezza e quella del terrorismo, in particolare, hanno carattere globale e si possono vincere solo con un impegno coeso senza orizzonti spaziali e temporali predefiniti.

Ma vi è un altro continuum che chiama le forze armate, giorno dopo giorno, ad uno sforzo assai rilevante su due fronti:
- l'impegno nelle operazioni reali: Balcani, Mediterraneo, Oceano Indiano, Afghanistan, Iraq, per citarne solo alcuni; si tratta di un impegno difficile perché le missioni attuali e quelle future non potranno prescindere da un pieno coinvolgimento operativo, non privo di rischi;
- il secondo fronte è rappresentato dalla progettualità per il futuro: le nuove sfide c'impongono di ricercare nuove soluzioni più efficaci per il domani utilizzando al meglio le risorse che il paese ci mette a disposizione.

In sostanza: "Trasformarsi mentre si continua a operare". Questo ci porta a individuare quelli che io definisco gli obiettivi permanenti della nostra trasformazione. Il primo obiettivo è rappresentato dall'operatività del nostro strumento militare: coesione e preparazione del personale abbinata all'efficacia delle capacità schierate nei vari teatri, fattori il cui prodotto esprime la reale resa operativa. Ciò pone il problema dell'Operational Tempo, cioè del tasso d'impiego di queste capacità. Oggi è di tutta evidenza come gli impegni operativi reali siano talmente intensi da condizionare pesantemente i cicli d'approntamento delle forze oltre a imporre la massima efficienza del supporto logistico in tutte le sue espressioni.

Sul piano programmatico-finanziario, pertanto, è necessario dedicare maggiore attenzione e risorse al settore del funzionamento dello strumento operativo unitamente a un'attenta e mirata politica verso il personale professionalizzato. Sul piano operativo occorre una periodica rivalutazione della consistenza e composizione dei vari contingenti per ottimizzare l'impiego delle forze e tenersi in misura di fronteggiare eventuali impegni futuri, assicurando la disponibilità di riserve di pronta reazione. Il secondo obiettivo è costituito dalla necessità di accelerare il processo d'integrazione interforze e di perseguire una sempre più spinta interoperabilità multinazionale.

Molti sono i provvedimenti già attuati: la centralizzazione della direzione delle operazioni, l'unificazione dell'intelligence tecnico-militare, la riorganizzazione delle componenti operative che ci consente di impiegare in teatro dispositivi e pacchetti di capacità interforze. L'integrazione interforze rappresenta un nodo focale dell'applicazione del concetto di trasformazione alle nostre forze armate: l'obiettivo è di accrescere sostanzialmente l'output operativo attraverso l'integrazione delle specificità operative delle quattro componenti, sviluppando al contempo una sempre maggiore interoperabilità con le forze armate degli altri paesi della Nato e dell'Unione Europea.

Ma tutto questo non è e non sarà sufficiente. La vera scommessa da vincere è quella di riuscire a proiettare rapidamente e integrare, nell'ambito di coalizioni, pacchetti di capacità qualitativamente superiori in termini di mobilità, disponibilità di informazioni operative, capacità di protezione e sopravvivenza, precisione di ingaggio e sostenibilità logistica. Questo salto decisivo per la trasformazione dovrà essere conseguito e sostenuto con un processo di innovazione permanente. E' questo il terzo obiettivo continuativo.

Se jointness e interoperabilità sono due idee ormai consolidate, la terza, quella più avanzata che supporta più direttamente l'innovazione, è rappresentata dal concetto delle Operazioni Net-centriche (Network Centric Operation). Tale concetto configura un modus operandi del tutto innovativo che, avvalendosi di tutte le opportunità offerte dall'informazione e dalle nuove tecnologie, rivoluziona l'attuale dottrina operativa, caratterizzata dall'utilizzo delle singole piattaforme, mirando a gestire in tempo reale banche dati, informazioni operative provenienti da tutti i sensori disponibili, valutazioni, decisioni e ordini di ingaggio e distribuendo il tutto agli opportuni livelli decisionali.

Si tratta, dunque, di un nuovo moltiplicatore di forza sul teatro di operazioni che trasforma la superiorità informativa in superiorità ed efficacia operativa. L'applicazione di questi nuovi concetti implica che nessun sistema o mezzo potrà restare fuori dalla rete net-centrica, pena la sua incapacità di operare e quindi la sua inutilità.

In sostanza le operazioni future saranno, come si usa dire in gergo operativo, "effect based o effect driven", ossia saranno focalizzate più sui risultati che si vogliono conseguire che sui sistemi e mezzi disponibili per conseguirli e la dottrina net-centrica rappresenterà il veicolo portante di questa nuova impostazione concettuale. L'interconnessione in rete di sensori, valutatori, decisori e attuatori permetterà di concentrare gli effetti, più che le forze, in un continuum spazio-temporale che consentirà di conseguire gli stessi risultati con strutture disperse quindi meno vulnerabili e logisticamente meno pesanti sul terreno (light footprint).

L'impegno nel settore NCO (net-centric operation) è pertanto decisivo per il futuro delle forze armate, non solo perché costituisce un'eccezionale opportunità capacitiva ma soprattutto perché rappresenta il prerequisito dell'interoperabilità multinazionale. Non ci sono alternative. Dei tre obiettivi continuativi, l'innovazione rappresenta l'elemento centrale per il domani delle forze armate. Certamente si tratta del futuro ma le basi dobbiamo gettarle oggi con progressività, concretezza, realismo ma visione del futuro.

E' per questo motivo che nel guardare al futuro ho ritenuto necessario individuare alcuni obiettivi intermedi da conseguire nel breve-medio termine, sui quali concentrare gli sforzi. Si tratta di obiettivi intermedi discendenti dalla recente Direttiva Ministeriale, coerenti con la trasformazione, che si collocano in continuità con l'azione di quanti finora mi hanno preceduto ed allo stesso tempo in coerenza con la nuova visione che avanza.

Mi riferisco, in particolare:
- nel settore del comando e controllo, al conseguimento della piena operatività del COI anche quale Operational Headquarter Europeo e di una più sinergica interazione net-centrica con i comandi e centri operativi di componente. Parallelamente è necessario disporre di un Joint Force Command (JFC) proiettabile, da realizzare mediante l'integrazione di elementi Joint negli esistenti comandi di componente;
- nel settore delle pianificazione delle forze occorre entro il 2006 assicurare la piena operatività delle capacità rese disponibili per le NRF, con relativo trasporto strategico. Contemporaneamente va definito il contributo nazionale al concetto del Battle Group europeo. In tale quadro è tempo di portare a termine il potenziamento in senso interforze della Forza da Sbarco nazionale oltre a valorizzare le eccellenti potenzialità MSU e le possibilità di interazione civile-militare delle unità CIMIC, di difesa NRBC e del Genio. Più in generale si dovrà ulteriormente migliorare l'assetto expeditionary dei reparti più qualificati delle FA;
- nel settore delle Forze Speciali occorre conseguire la piena operatività del Comando Interforze delle Forze Speciali, che sarà attivato entro l'anno, per la gestione unitaria delle Special Operations;
- nel settore del personale la realtà di forze interamente professionali richiede di dare particolare priorità e attenzione a moderni processi di gestione del personale, sia militare che civile, in ogni fase del servizio, compreso per il personale militare a termine, il reinserimento nella società civile.

Sul piano ordinativo occorrerà infine completare i provvedimenti di riorganizzazione volti ad ottimizzare e razionalizzare le strutture di supporto a vantaggio delle componenti operative. Si tratta di un lavoro complesso ma alla nostra portata. Non voglio peccare di ottimismo, ma quello che è stato realizzato fin qui costituisce già una buona base per proseguire e accelerare la trasformazione. Non sarei però coerente con il concetto di trasformazione se, giunto a questo punto, tralasciassi di delineare una visione dello strumento militare a lungo termine. Un progetto di lungo termine è una necessità irrinunciabile per ogni organizzazione: "Non c'è mai un vento favorevole per chi non sa dove vuole andare".

Siamo quotidianamente chiamati a prendere decisioni su capacità operative e programmi che inevitabilmente devono trovare riferimento in una proiezione di trasformazione net-centrica. Prendendo lo spunto dal lavoro concettuale già impostato lo scorso anno e con il concorso di tutti gli stati maggiori, del Comando Generale e del Segretariato Generale / Direzione Nazionale degli Armamenti, stiamo quindi lavorando attivamente per finalizzare in tempi brevi un disegno basato su una ipotesi finanziaria realistica e su uno sviluppo flessibile e bilanciato delle capacità, coerente con le prevedibili esigenze future, facendo riferimento a un concetto strategico aggiornato.

Fatta salva l'esigenza di continuità dei programmi avviati, peraltro coerenti con le prospettive future, è necessario guardare in avanti rivalidando scelte già fatte e avendo il coraggio di farne altre, anche difficili, concentrandosi sulle nuove priorità.

Poiché l'obiettivo è quello di conseguire uno strumento di alta qualità e capacità operativa, ne consegue che a regime bisogna pervenire a una configurazione dello strumento militare più equilibrato e soprattutto finanziariamente sostenibile nelle sue componenti del personale, dell'esercizio e dell'investimento. Dobbiamo cioè perseguire un corretto bilanciamento tra l'oggi e il domani, superando la debolezza storica del nostro strumento militare caratterizzato da una costante e rilevante sottocapitalizzazione che si traduce, nei fatti, in modesta qualità e insufficiente operatività.

Un più corretto e sostenibile bilanciamento tra l'oggi e il domani, cioè tra il funzionamento (personale ed esercizio) e l'investimento è indispensabile per consentire alle forze armate di svilupparsi armonicamente nella dimensione quantitativa, qualitativa e capacitiva. Per quanto riguarda la dimensione quantitativa il riferimento di partenza assunto è il modello professionale a 190.000 che raggiungerà un corretto bilanciamento delle sue componenti - ufficiali, sottufficiali e truppa - solo nel lungo termine (verso il 2020).

E' una dimensione che ritengo giusta e proporzionata al livello di ambizione di un paese come l'Italia che ha e vuole continuare ad avere un ruolo e un peso di rilievo nel contesto internazionale; tuttavia solo il tempo e le risorse rese effettivamente disponibili ci diranno se tale dimensione sia realmente sostenibile insieme al conseguimento dell'indispensabile e prioritario output operativo e capacitivo.

La dimensione capacitiva, infatti, cioè le capacita operative reali e di qualità che si riescono a esprimere devono costituire il driver primario della configurazione dello strumento militare che avrà una sua utilità ed efficacia solo nella misura in cui sarà in grado di esprimere capacità operative e tecnologiche di qualità, interoperabili oggi e domani con quelle dei principali partner alleati ed europei.

Il mio motto quindi è: "Nell'ambito delle risorse disponibili la qualità fa premio sulla quantità, pur ritenendo importante un giusto bilanciamento tra le due". In passato, però, questa formula ha mancato gli obiettivi perché i vari processi di ristrutturazione intrapresi hanno finito per incidere prevalentemente sulla componente operativa, la più facile e la meno dolorosa da ridurre, mancando l'obiettivo per il quale erano stati avviati, cioè quello di conseguire maggiore operatività. Questa volta dovremo avere la forza e la capacità di non ripetere gli stessi errori.

Venendo alla dimensione capacitiva, senza dubbio quella più significativa e sensibile, voglio ripetere che l'approccio che intendo seguire sarà sviluppato secondo un'ottica pienamente e concretamente interforze.

Dovremo fare delle scelte e intendo farle, anche dolorose se necessario. Ma, ci tengo a dirlo, è finito il tempo delle percentuali nell'assegnazione delle risorse e delle priorità operative. Le esigenze e i conseguenti requisiti operativi saranno, e già si è cominciato a farlo, valutati e validati in un ottica strettamente Joint da un apposito Comitato Interforze da me espressamente costituito: il COVIRO.

Per quanto riguarda la pianificazione di lungo termine, il lavoro è in corso e si sta svolgendo seguendo quei lineamenti concettuali e dottrinali che ho finora espresso nel corso del mio intervento. In sostanza intendo dare priorità:
- alle capacità interforze di Comando, Controllo, Comunicazione, Intelligence, Sorveglianza, Acquisizione, Targeting e Reconnaissance, il cosiddetto C4ISTAR che costituisce il core di qualsiasi sistema net-centrico;
- alla capacità expeditionary interforze realizzata con il contributo sinergico e integrato delle quattro componenti, perseguendo il bilanciamento tra una aliquota di forze a maggior prontezza e con più spinte capacità combat e una ottimizzata per operazioni di sostentamento di secondo tempo o di minor intensità. Le forze proiettate dovranno disporre di elevate capacità di protezione e di inserimento nel sistema net-centrico;
- alle capacità di Home Defence adeguate ai nuovi rischi e alle nuove minacce, tra cui in primis quelle del terrorismo e delle armi di distruzione di massa e relativi vettori di trasporto.

Stiamo procedendo su queste linee convinti che la pianificazione di lungo termine è certamente il lavoro più impegnativo, ma anche quello più stimolante, perché è alla base della credibilità, dell'operatività e delle utilità futura del nostro strumento militare.

Signor ministro, signori, le forze armate si confermano sempre più uno strumento prezioso al servizio del paese, una risorsa vitale della strategia di sicurezza nazionale, cardine indispensabile per affrontare in un'ottica multidisciplinare le sfide emergenti.

Per continuare a dare concretizza a questa realtà sono chiamate a compiere una trasformazione destinata a incidere profondamente in ogni settore, secondo un progetto complesso e di lungo respiro che si prefigge, in primo luogo, di rendere sempre più efficace lo strumento militare. La trasformazione rappresenta la sfida più importante per l'intero mondo militare. A tale sfida le forze armate stanno rispondendo con uno sforzo rilevante, contestualmente a sempre più intensi impegni operativi.

Per vincere questa sfida è indispensabile, mi rivolgo a tutti i frequentatori con le stellette e al personale civile della Difesa, la partecipazione consapevole a tutti i livelli. Una partecipazione costruttiva, anche critica, ma mi auguro mai di parte.

Chiedo a ognuno di voi di mettere il vostro entusiasmo, le vostra intelligenza e le vostre migliori capacità al servizio di questo progetto e di perseguirne con coerenza e con tenacia la realizzazione. Non abbiate paura di rompere i vecchi schemi, di superare la logica della struttura di appartenenza, di pensare il futuro con uno spirito e una mentalità del futuro. Non abbiate paura di criticarvi e di criticarci.

Conto su di voi, ora che ritornerete a ricoprire incarichi di rilevanza dopo un anno accademico di studio e di riflessione presso il CASD che rappresenta centro di eccellenza per lo sviluppo del progresso culturale e dottrinale delle forze armate.

Ai frequentatori che appartengono alle altre amministrazioni chiedo di contribuire a rafforzare il rapporto di interdisciplinarietà per conseguire sempre migliori risultati nell'ottica del sistema-paese. Sono altrettanto certo che questo periodo trascorso in Italia contribuirà a rafforzare le relazioni con le forze armate e con le nazioni dei frequentatori stranieri del CASD: anche tutto questo, a ben vedere, è "Net Work Centric".

Ringrazio per l'attenzione e con il consenso del Ministro della Difesa, dichiaro chiuso l'anno accademico della 55a sessione dell'Istituto Alti Studi per la Difesa e del 6° corso dell'Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM