Anno 2004

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L'Islam e l'integrazione europea della Turchia

Gilberto Favale, 28 dicembre 2004

In questi giorni è molto facile imbattersi in articoli, opinioni sulla opportunità della integrazione europea della Turchia, in cui si discute quanto l'Islam giovi o nuoccia all'Europa. Taluni sostengono che sia importante che un paese musulmano entri in Europa, per disinnescare la miccia del terrorismo islamico, che vede il Vecchio Continente come un "club cristiano". Tra i sostenitori della integrazione, alcuni vedono addirittura la Turchia come un paese guida del mondo musulmano e comunque un riferimento politico per gli europei islamici.

Gli oppositori non vedono di buon occhio la diffusione di moschee in Europa, non tollerano la loro "intolleranza", temono per un'idea (l'Europa) nata secoli fa, che fonda le sua radici anche nel cristianesimo. Si dice che i Turchi sono tanti, crescono rapidamente: nel 2025 si pensa possa essere il paese più popoloso e quindi con più seggi in Parlamento.

Il problema è che l'Unione Europea non comprende nei 31 articoli costituenti l'aquis comunitario nessuna negoziazione di valori religiosi, quindi si pone in modo laico nei confronti dei paesi candidati. Allora perché discutere dell'Islam? E' forse uno dei fattori che condizionano indirettamente i negoziati?

Una cosa è certa, la Turchia non è un paese guida del mondo musulmano: i Turchi non sono discendenti di Re Hussein, custode dei luoghi sacri (Mecca e Medina), anzi nell'ultimo secolo sono stati acerrimi nemici, infatti gli arabi sono visti dagli "ex ottomani" come dei traditori dell'Impero (per la rivolta durante la prima guerra mondiale).

Sono alleati di Israele (dal 1996), sono membri dell'Alleanza Atlantica (dal 1952), sono perfettamente inseriti in un ordine mondiale che viene percepito dal mondo arabo come una oppressione del loro mondo e della loro cultura. In altre parole partecipano attivamente alle nuove "crociate" (basti notare la cospicua partecipazione alla operazione Iraqi Freedom).

Sono vittima anche loro del terrorismo internazionale di matrice islamica, anche se gli obiettivi sono sinagoghe e simboli della finanza inglese. Come possono essere considerati un paese guida? Come possono disinnescare la miccia del terrorismo se ne sono già vittima?

Agli oppositori della integrazione si può dire che non si può ridurre tutto a una intolleranza religiosa: ogni estremismo (anche cristiano) nuoce alla nuova Europa. Secondo il loro principio allora non dovremmo concedere il passaporto ai cittadini europei musulmani. Sicuramente l'Europa ha delle radici cristiane e le avrà per sempre perché non si possono cancellare con una decisione politica, ma ciò non esclude a priori una convivenza con europei di religione diversa.

La verità è che non è sulla questione religiosa che si deve discutere della integrazione della Turchia, ma sulla loro arroganza diplomatica o nazionalismo (a seconda dei punti di vista) che li porta a occupare militarmente parte di un paese membro della Unione (Cipro), a non riconoscere il genocidio degli Armeni, a intervenire autonomamente quando vengono messi in discussione i propri interessi. Ma ogni punto meriterebbe un approfondimento a parte per valutare le loro ragioni e le nostre.

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