Anno 2004

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Macedonia, una difficile società multietnica

Stefano Frantz, 3 agosto 2004

Il governo macedone sta attuando un nuovo piano per suddividere il paese in un numero inferiore di province (da 123 a 80) e dare maggior peso politico all'etnia albanese. Ma il progetto ha incontrato la ferma opposizione dell'etnia slava, che nelle ultime settimane ha dato vita a manifestazioni di protesta, sia pacifiche che violente.

Secondo il nuovo piano, maggiori poteri politici saranno assicurati all'etnia albanese nelle province in cui gli albanesi sono in maggioranza, e la lingua albanese sarà considerata seconda lingua ufficiale nelle province in cui l'etnia albanese rappresenta almeno il 20 % della popolazione.

Tutto ciò risulta inammissibile ed è osteggiato con forza dalla maggioranza della popolazione di stirpe slava, che sostenuta dal partito di opposizione VMRO-DMNE ha messo in atto violente proteste con blocchi stradali nei maggiori centri del paese (alcune settimane fa) e scontri a Struga, sfociati in lancio di bottiglie, sassi e molotov contro la locale sede del partito social-democratico (SDSM) mentre era in corso una visita ufficiale del ministro della difesa Vlado Buckovski.

È proprio il partito social-democratico uno dei principali fautori del piano approvato dal governo, insieme al partito liberale LDP e all'Unione democratica per l'integrazione (DUI, partito della etnia albanese). L'attuazione di due lingue ufficiali riguarderà in primo luogo le città di Skopje e Struga a partire dal 2005, per poi interessare Kicevo a partire dal 2008.

Ma le proteste di matrice slava non sono state solo violente: un numero stimato di 20.000 persone ha dimostrato in modo pacifico giorni fa, sotto una pioggia battente, contro i politici riuniti per discutere la parte centrale dell'accordo di pace di Ohrid, chiedendo le loro dimissioni. Cambiare tale accordo, che aveva concluso molti mesi di scontri tra la guerriglia albanese e le forze di sicurezza macedoni nel 2001, significa per i dimostranti mettere a repentaglio la fragile pace che dura da tre anni.

Di diverso parere la minoranza albanese, che rappresenta il 25% della popolazione e risiede nel nord-ovest del paese, a ridosso di Albania e Kosovo: una modifica del trattato di Ohrid può soddisfare i loro diritti, negati fin da quando il paese ottenne l'indipendenza nel 1992, anno in cui la Macedonia si distaccò dalla Federazione Yugoslava.

Il dibattito è aperto e la mole di emendamenti di maggioranza e opposizione fa prevedere una soluzione non facile e di certo non a breve termine.

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