Anno 2004

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Bosnia, a dicembre la mano passa alla UE

Stefano Frantz, 23 agosto 2004

La NATO si appresta a concludere la sua missione in Bosnia il prossimo dicembre, quando il suo posto sarà preso da una forza militare sotto il comando della Unione Europea. Presso gli stati maggiori NATO si percepisce grande soddisfazione per l'aiuto portato alla popolazione e per avere contribuito a risolvere al meglio uno dei maggiori problemi del continente.

La soddisfazione è confermata dal vice-comandante Mark Hope della Royal Navy: "Abbiamo ottenuto un successo; tutte le condizioni ambientali sono sicure". Alle dichiarazioni positive sul successo della missione - la prima per la NATO nel dopo guerra-fredda - fanno eco quelle degli analisti, dei politici, degli osservatori internazionali e degli stessi bosniaci, anche se la trasformazione del paese è ancora lontana dalla completa realizzazione.

Circa un decennio fa la NATO fece il suo arrivo in Bosnia - si afferma in ambienti vicini al comando di Bruxelles - e i suoi uomini alloggiavano in basi inespugnabili, pattugliavano le strade rimanendo dentro i carri armati e spesso indossavano uniformi con giubbotti anti proiettile. Oggi - affermano ancora - in un contesto di progressivo avvicinamento alla popolazione, i militari della NATO affittano appartamenti, fanno acquisti nei negozi, pranzano nei ristoranti locali e mettono in atto quello che gli ufficiali definiscono "pattugliamento soft" (senza giubbotti né elmetti).

Gli ambienti sostengono che questi cambiamenti, che qualcuno ha definito "il prossimo passo nell'evoluzione del peacekeeping", pongono le truppe NATO presenti a Sarajevo in una situazione inimmaginabile soltanto pochi anni or sono: seppur sempre esposte ai pericoli, lo sono in un modo discreto e mai sconsiderato. Questo è il segno di quanto sia diventata più sicura la Bosnia allo scadere del nono anno di missione dell'Alleanza.

Una nazione che è soltanto in piccola parte lo specchio di quel paese violento e lacerato dalla guerra che ha accolto le truppe NATO al loro arrivo, nel 1995; allora il paese era devastato dalla guerra etnica che ha causato oltre 200.000 morti, due milioni di profughi e la distruzione o danneggiamento del 70-80 percento delle abitazioni - è il parere di chi sostiene l'efficacia della missione NATO.

"Se potessimo rifare la missione completamente, non sono sicuro che potremmo operare in modo migliore" ha detto il maggior generale James Darden dell'esercito degli Stati Uniti, l'ufficiale con l'incarico di ridurre la presenza dei soldati USA in Bosnia, riferendosi alla missione della NATO. "Potrebbe essere considerata un modello per le future missioni internazionali di peacekeeping. Abbiamo fatto tutto quanto ci è stato richiesto, ma questo non vuol dire che non ci sia altro lavoro da fare".

Funzionari e analisti affermano che una delle ragioni che hanno portato al successo è stato l'intervento iniziale massiccio della NATO: oltre 60.000 uomini, compresi 20.000 soldati americani, all'incirca un soldato ogni 58 abitanti in un paese di 3,5 milioni di residenti. Attualmente il numero di soldati è diminuito a circa 7.000 unità, e la nuova forza sotto comando della Unione Europea avrà all'incirca lo stesso numero di uomini.

Un analista dell'Ufficio del Gruppo Internazionale di Crisi di Sarajevo, Senad Slatina, che nel corso della guerra ha percorso tutta la Bosnia come giornalista, ha detto che: "Le truppe della NATO sono state rispettate fin dal primo giorno della loro missione; truppe coadiuvate nella loro opera da una miriade di organizzazioni internazionali interessate alla ricostruzione delle istituzioni, delle infrastrutture e al ritorno alla normalità della vita dei bosniaci; le Nazioni Unite, e in seguito l'Unione Europea, hanno addestrato e messo in campo una nuova forza di polizia e di controllo delle frontiere che hanno raggiunto in brevissimo tempo alti livelli di professionalità."

Secondo il Gruppo, oggi la NATO sta per lasciare un paese dove le uccisioni sono cessate, dove è stata ripristinata la libertà di movimento e dove oltre un milione di rifugiati ha recuperato le proprie case. Inoltre la Bosnia ha ora una democrazia che funziona, anche se spesso caotica e contenziosa. Si parla seriamente di un eventuale ingresso nella NATO e nella Unione Europea.

Ma esistono ancora questioni importanti non definite, il paese deve affrontare problemi difficili da risolvere, quali il crimine organizzato, la corruzione e il protrarsi di tensioni etniche, e la stessa vicinanza della Serbia-Montenegro, paese dal futuro incerto, secondo gli analisti potrebbe avere ripercussioni sulla Bosnia.

Il momento del disimpegno della NATO potrebbe coincidere con un periodo di potenziale instabilità nel teatro dei Balcani, e di riflesso procurare difficoltà alla nuova forza UE. Numerosi analisti si aspettano che Serbia e Montenegro - quanto rimane dalla vecchia Yugoslavia - si apprestino a decidere il prossimo anno se rimanere unite in una non ben definita federazione oppure diventare due paesi separati. Oltre a ciò, per il 2005 sono previsti i colloqui finali sullo status del Kosovo. Sempre secondo gli analisti, se la provincia dovesse ottenere l'indipendenza dalla Serbia, i nazionalisti di Belgrado potrebbero tentare di occupare territori bosniaci per compensare la perdita di un'area che molti serbi considerano parte integrante del paese.

Secondo quanto comunicato di recente dall'Ufficio del Gruppo Internazionale di Crisi (Sarajevo) "molti obiettivi politici possono convergere in un potenziale aumento dell'instabilità nella regione; storicamente, i conflitti nei Balcani hanno avuto inizio proprio in Bosnia, per la sua natura multietnica, per la posizione geografica e per le pretese dei paesi confinanti sui suoi territori". Gli accordi di pace di Dayton del 1995 - che sancirono la fine del conflitto - hanno diviso il paese in una federazione bosniaco-croata e una repubblica serba, e stabilito un governo centrale piuttosto debole.

Numerosi politici hanno iniziato a lavorare con gli ispettori internazionali per integrare con NATO e Unione Europea le forze armate e di polizia bosniache, ma ciò ha provocato l'opposizione dei vertici nazionalisti, che mal volentieri continuano a sopportare ingerenze straniere e occidentali.

Pur consapevole delle difficoltà che l'attendono, la nuova forza di peacekeeping della UE si occuperà anche di contrasto al crimine organizzato, di traffici di sostanze stupefacenti e di armi. Potrebbe essere un compito arduo, soprattutto nelle zone sotto l'influenza serba e croata: numerosi depositi di armi sono ancora celati in tutto il paese e criminali accusati di crimini di guerra quali Radovan Karadzic e Ratko Mladic sono sospettati essere nascosti in questi territori.

La NATO, una volta ultimato il passaggio dei poteri alla nuova forza UE, dovrebbe continuare a mantenere una presenza in Bosnia con un piccolo comando a Sarajevo. Gli uffici, ridotti e alle dipendenze di un generale USA, dovrebbero supportare le autorità bosniache nella riforma della Difesa, nelle operazioni anti-terrorismo e nella ricerca dei sospettati di crimini di guerra, oltre che nella integrazione con i sistemi di intelligence della Unione Europea.

Gli Stati Uniti prevedono di mantenere alcune centinaia di uomini, la maggior parte dei quali presso il neo-costituendo comando NATO di Sarajevo. Inoltre, saranno mantenuti alcuni reparti nel resto del paese, in rispetto ad alcuni accordi presi con il governo bosniaco.

Alcuni analisti ritengono che la nuova disposizione di truppe e assegnazione di compiti possa causare attrito e rivalità tra NATO, Unione Europea e Stati Uniti. D'altra parte però va tenuto conto del fatto che l'Unione Europea mette in gioco tutto il suo prestigio in questa missione.

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