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Lettere, Associazioni d'Arma a rischio di estinzione

Antonio Francesco Marinai [email], 21 marzo 2004

Egregio direttore,
le Associazioni d'Arma e di categoria sono in difficoltà. Il ministero competente ha tagliato drasticamente i contributi ed è emerso il rischio che le stesse possano morire. In particolare, per gli ufficiali e i sottufficiali che sono in congedo le Associazioni sono considerate importantissime, in quanto unisce loro profondamente al passato, conservando quell'identità che senza questo legame svanirebbe all'atto della quiescenza;, le caserme, che si chiudono alle spalle di chi per limiti di età o per altri motivi lascia il servizio attivo, non si riaprono con molta facilità: il personale in servizio cambia e le facce conosciute di alcuni mesi prima possono risultare estranee il giorno dopo.

Ne consegue che davanti al cancello della caserma, prima ancora di varcare la soglia della stessa, comincia sempre o quasi il "terzo grado": Lei chi è? Dove deve andare? Conosce qualche ufficiale, sottufficiale? Alla fine, presentando un documento, si riesce ad entrare e l'attimo successivo il militare di servizio si attacca al telefono per mettersi in contatto con il collega del quale si è pronunciato il nome. Se per un motivo o per l'altro risulta assente si dovrà rovistare nella memoria, fino a quando non si azzecca il nome dell'amico che è ancora seduto al suo posto.

In alcune caserme gli ufficiali e i sottufficiali in congedo entrano forse con più facilità, in altre è molto più difficile. Tali difficoltà tengono lontani dalle mura "grigioverdi"gli ufficiali e i sottufficiali in quiescenza, che nella caserma più vicina a casa avevano trascorso presumibilmente gli ultimi anni di servizio. E' giusto e sacrosanto che il personale di servizio controlli chi entra e chi esce, ma immaginate un ufficiale o un sottufficiale che nella caserma in questione ha trascorso 20 - 30 anni e che dal milite che è alla porta, dopo aver mostrato i documenti, si senta dire: "Venga, l'accompagno!". La risposta non si fa attendere: "So dove andare: tra queste mura ha trascorso una vita". Poco importa, il soldato non molla e l'anziano sbuffa.

E' giusto e sacrosanto - dicevo - che il personale di servizio eserciti le consegne ricevute, ma dall'altra parte non è facile accettare la realtà.. Ecco allora che coloro i quali sono andati in quiescenza si iscrivono ad una Associazione d'Arma o di categoria: un modo per rimanere in contatto con amici, colleghi, giovani e meno giovani, con i quali ci si incontra, si scambiano impressioni, si fa un tuffo nel passato e si torna a casa sorridenti. Non si è stati in caserma, ma per qualcuno è come se ci fosse stato ed un momento magico per chi sente il legame profondo che unisce il presente al proprio passato.

Ho sempre sostenuto che non si deve continuare a vivere per ciò che si era, ma per qualcuno è dura "cullarsi" nel presente rivolgendo l'attenzione al futuro, anche perché a 60 - 70 anni, con 40 anni trascorsi in caserma, il volto del Futuro non lo si riconosce più. Che cosa desidera fare il Governo: tagliare i contributi per distruggere le strutture associative, espressione di chi ha dato all'istituzione militare i migliori anni della propria vita? Cancellare l'identità di un'esercito di iscritti per risparmiare spiccioli?

Sono direttore di "Sentiero Tricolore", la rivista dell'Unione Nazionale Sottufficiali Italiani, e desidererei che il mio sfogo fosse letto dai politici che contano. La nostra Unione, costituita da 4.000 sottufficiali suddivisi in 50 sezioni distribuite su tutto lo Stivale; riceveva un contributo che attualmente è stato ridotto di oltre il 50 per cento. Di questo passo dunque le Associazioni d'Arma e di categoria saranno costrette presto a chiudere i battenti e chi soffrirà di più saranno appunto gli ufficiali e i sottufficiali in quiescenza, che volenti o nolenti perderanno quell'identità militare alla quale tengono moltissimo. Non è accettabile che si volti le spalle a chi alle istituzioni ha dato molto e continua a dare: l'associazionismo è un bene di tutti ed è anche custode di moltissimi valori.

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