Pagine di Difesa non ha l'abitudine di pubblicare lettere non firmate. Quella che segue (epurata della firma per evitare di generare imbarazzo nell'autore) viene pubblicata così com'è giunta alla redazione, con la stessa forma grafica e con tutte le genuine e spontanee espressioni che contiene e che appartengono alla vita di tutti i giorni. Non c'è retorica, non ci sono espressioni auliche e vale più di cento discorsi ufficiali. Pagine di Difesa ritiene che l'Italia abbia motivo per sentirsi fiera di chi l'ha scritta e del suo Comandante: il generale Gian Marco Chiarini.
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Che casino, Giovanni!
Ce la siamo vista brutta più volte in questa missione.
Tornerò a casa presto e il bilancio, solo sotto l'aspetto dell'esperienza fatta e acquisita, è senz'altro positivo.
L'unico motivo di grandissimo dolore, la morte del giovane Matteo.
Proprio non ci voleva.
Il mio pensiero da quattro giorni va a lui e al suo sfortunato destino.
Davvero non ci voleva.
E poi in un momento in cui credevamo di essere infinitamente fortunati (di fortuna ne abbiamo avuta tanta, credimi).
Pensa che dopo i due grandi combattimenti, sono arrivato a dire che ero "contento" del fatto che avessimo avuto dei feriti.
Se era quello il prezzo da pagare, allora lo avevamo pagato.
Ma questa morte proprio non ci voleva.
Una sola nota mi sento di passarti:
La nostra fortuna è stata il nostro Comandante.
Un grande Uomo, un grande Ufficiale, una grande mente.
Il giusto equilibrio tra ponderatezza e determinazione.
Ha saputo gestire situazioni molto difficili in un modo superlativo.
Ha dato a noi dello staff sempre fiducia e questo ci ha dato quella carica che tu puoi facilmente immaginare.
Questo Comandante merita di essere considerato per il suo valore e per la sua grande capacità.
Sono fiero di lui (ed è la prima volta che mi capita).
(Firma), Nassiriya, 20 maggio 2004
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