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Accademia militare, il quarantennale del 21° corso

Detto Schizzo, 28 ottobre 2004

La consuetudine vuole che presso l'Accademia militare di Modena si svolgano raduni di corso in occasione del 20° e del 40° anniversario del loro inizio. Il 29 ottobre si ritrovano gli allievi, i comandanti e gli insegnanti del 21° corso, poi ribattezzato 146° in corso d'opera. Il rischio patetico-geriatrico è incombente. La scaletta della cerimonia consolidata. Sincera sarà l'emozione.

Quella del 21° corso è stata una generazione fortunata, ma non perché oggi alcuni di noi sono meritatamente e autorevolmente ai vertici delle Forze armate: Gianni Botondi segretario generale della Difesa, Fabrizio Castagnetti sottocapo di stato maggiore della Difesa, Ciro Cocozza capo di stato maggiore del comando regionale sud della Nato. La nostra fortuna è iniziata già allora, nel 1964.

Il mondo in cui entravamo ci avrebbe protetti - e non c'è da vergognarsi a dirlo - dagli sbandamenti del Sessantotto. Quando poi assieme ai nostri soldati, a reggimento, siamo diventati uomini e comandanti, abbiamo avuto la forza di ingoiare in silenzio le lacrime degli anni tristi, quelli delle marce della pace da Trieste ad Aviano, noi chiusi nelle caserme, dove arrivava l'eco degli insulti alle Forze armate gridati nei comizi.

Non ci siamo fatti prendere dalla sindrome della fortezza Bastiani. Ognuno di noi ha trovato la sua strada tra i tanti percorsi professionali che l'Esercito, magnanimo padre padrone, da sempre sa offrire. La fortuna più grande è stata quella di avere vissuto la fine della guerra fredda nel momento giusto della nostra vita, quando avevamo abbastanza esperienza per capire cosa stesse succedendo e ancora tante energie da spendere per costruire il nuovo.

Abbiamo saputo rinunciare a tante certezze: le circolari dello stato maggiore, sempre le stesse; i soliti poligoni; gli scenari ripetitivi delle esercitazioni Nato. Ci hanno aiutato i soldati. Loro no, non erano sempre gli stessi, cambiavano insieme con la società e senza volerlo ci hanno preparato al nuovo.

Ci siamo trovati ad affrontare questi ultimi dieci anni in incarichi di grande responsabilità. Questi sì che sono stati anni formidabili, altro che il Sessantotto! Mentre imparavamo come si comandano i volontari - bella sfida dopo anni di cene dei congedanti - abbiamo fatto il grande salto dalle esercitazioni in Italia alle operazioni all'estero.

Lasciamo la stecca (*) con la convinzione di avere speso bene i nostri quarant'anni, rimanendo giovani perché ancora capaci di guardare al futuro, anche chi ha già smesso l'uniforme e tra le sue principali incombenza annovera la passeggiata con il cane.

L'allievo del 21° corso, detto Schizzo

(*) La stecca è una specie di righello di materiale rigido, in genere legno, impiegato durante la lucidatura dei bottoni inserendolo tra questi e la stoffa per non sporcarla. Era distribuita a tutti i soldati fino alla seconda guerra mondiale e usata anche come simbolo del passaggio di consegne tra i militari anziani e le reclute.

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