Anno 2004

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Il 4 novembre a Trieste visto da Trieste

Francesca Longo, 4 novembre 2004

Trieste, 3 novembre 2004. Questo la cittÓ sognava da cinquant'anni e questo il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi alla cittÓ ha regalato. Si chiama consapevolezza dell'identitÓ nazionale e orgoglio d'appartenenza. Ha unito gente che parla italiano a gente che parla sloveno sotto la sua unica bandiera.

Ma andiamo con ordine, atteniamoci alla cronaca: alle 13 e 16 il 'Piccolo Grande Vecchio' scende da un elicottero dei Carabinieri sul Molo Audace e, a testa non alta, ma altissima, si dirige verso la Prefettura, nella vicina Piazza UnitÓ. Intorno pi¨ di duemila persone applaudono. Qualche grido che dovrebbe far pensare "Bravo!", "Grazie!".

Il Presidente scompare e appare la gente. Nemmeno la Questura riesce a quantificare, verso le tre del pomeriggio c'Ŕ una marea umana che aspetta tra Piazza UnitÓ e le Rive che il Presidente di tutti appaia. Quando lo fa Ŕ un boato. Mi dice un politico: "Ma non c'era questo... non c'era quello... non c'eravamo". "Appunto, non c'eravate".

Nel saluto di Ciampi dal balcone del Palazzo del Governo (uno dei capolavori d'architettura di Trieste) c'era effettivamente l'Italia, c'erano gli italiani vicini, sul serio, a Trieste. C'era un Paese che la cittÓ ha aspettato da cinquanta lunghissimi anni come Paese di tutti, come Patria che non discrimina - come una figlia della democrazia attende suo padre, reduce da chissÓ quante battaglie, forse disperso nelle guerre del revisionismo o delle strumentalizzazioni.

Ciampi, "Piccolo Grande Uomo", ha portato in piazza pi¨ di diecimila persone. E' stata una grande e unica festa. Mi dice una collega dello staff del Quirinale: "Mai vista una partecipazione simile". Lei non pu˛ sapere che esiste una cittÓ affranta da strumentalizzazioni politiche, una cittÓ che con l'Italia e l'Europa, nell'Italia e nell'Europa confida.

Il resto si chiama Bersaglieri. Sfilano amati, ma si fanno amare di pi¨ quando prestano le loro fanfare a canti in giro per la cittÓ. Code di persone che attendono un paio d'ore per provare il piacere di salire sull'Amerigo Vespucci, che Ŕ una pagina di storia e di presente della Marina. Gente che arriva da qualsiasi parte d'Italia.

E' una Trieste stramba e bellissima, gioiosa, quella che si districa tra i Rap Camp (cercando, come si usa tra i giovani, un suggerimento di musica rap, salvo scoprire che non bastano i capelli rasta, anzi, per trovare un lavoro) e una piazza entusiasta per l'assenza di politici e la presenza dello Stato. Grazie Ciampi. Anche se dei problemi posti dal tuo staff ne parleremo dopodomani.

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