Anno 2004

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Costa d'Avorio, il confronto tra Francia e USA

Alfonso Magro, 24 gennaio 2004

Il 9 gennaio a Yamoussoukro, capitale della Costa d'Avorio, il Primo ministro Seydou Diarra ha annunciato ufficialmente nel corso di una cerimonia il raggiungimento una intesa, dopo otto mesi di trattative, sul disarmo delle due fazioni in lotta dal settembre 2002: al nord i ribelli delle New Forces capeggiati da Ahmadou Silue e al sud gli Young Patriots fedeli all'attuale Presidente Laurent Gbagbo.

La conflittualità ivoriana è un fenomeno relativamente recente che infrange la lunga stabilità interna in auge dall'agosto 1960 quando il paese, a seguito del conseguimento dell'indipendenza dalla Francia, diventa una repubblica di tipo presidenziale con a capo Felix Houphouet Boigny.

Fin dall'inizio la Costa d'Avorio stabilisce intese bilaterali con l'ex potenza colonizzatrice che, in cambio di relazioni privilegiate, garantisce al nuovo Stato cooperazione militare per la difesa, aiuti finanziari finalizzati allo sviluppo economico ed assistenza tecnica nel settore politico e amministrativo.

Il presidente della Repubblica Boigny, eletto quale principale depositario degli ideali nazionali, assume il ruolo di capo carismatico e governa senza interruzioni fino alla sua morte avvenuta nel 1993; durante questo periodo è l'artefice del "miracolo ivoriano", l'eccezionale crescita economica basata sull'esportazione dei prodotti di piantagione, in particolare del cacao di cui il paese diventa il primo produttore mondiale.

Houphouet Boigny raggiunge anche l'importante risultato di ottenere la coesione nazionale instaurando, tuttavia, il Partito unico destinato a trasformare il governo repubblicano in un regime autoritario, in cui le opposizioni sono private dei mezzi legali di espressione: la restrizione della libertà degli ivoriani, pur nel contesto di una prolungata stabilità interna e di un consistente sviluppo economico, diventa la premessa dell'attuale conflitto.

I primi sintomi di un incipiente decadimento statale si avvertono dopo la morte di Boigny, quando è introdotto il multipartitismo che inizia a ripristinare la democrazia, ma anche quando diminuiscono le quotazioni del cacao sui mercati internazionali, che provocano un forte incremento del debito con i paesi esteri.

Il peggioramento dell'economia ivoriana compromette le condizioni di vita della popolazione e ingenera dissidi etnici sempre più accesi, culminati nel colpo di stato militare del dicembre 1999 che porta al potere Robert Guei, a sua volta destituito un anno dopo a seguito di una rivolta popolare.

Nel paese ritorna la democrazia e le successive consultazioni elettorali si concludono con la vittoria di Laurent Gbagbo esponente dell'opposizione. Nonostante il cambiamento della compagine di governo, la stabilizzazione non riesce a decollare e il 19 settembre 2002, mentre il presidente Gbagbo si trova in visita ufficiale in Italia, avviene un ulteriore tentativo di colpo di stato che riporta la Costa d'Avorio nel caos.

Allo scopo di prevenire la degenerazione della conflittualità, scattano i provvedimenti delle organizzazioni internazionali che autorizzano il dispiegamento sul territorio di due contingenti di pace: uno di circa 1.500 uomini fornito da Paesi africani, su disposizione della Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (ECOWAS) e uno francese di 4.000 uomini, sia su mandato delle Nazioni Unite sia per effetto dei preesistenti accordi di cooperazione militare fra l'ex potenza colonizzatrice e la Costa d'Avorio.

L'intesa dello scorso 9 gennaio sensibilizza maggiormente l'attenzione delle Nazioni Unite, il cui segretario generale Kofi Annan chiede al Consiglio di Sicurezza un'ulteriore missione di pace di oltre 6000 caschi blu, a condizione che i belligeranti raggiungano "sufficienti progressi" negli accordi sul disarmo entro il prossimo 4 febbraio.

Per le fazioni in lotta, la pacificazione dovrebbe essere un obiettivo ormai prossimo da raggiungere oltre che auspicabile, prima di tutto per la brevità del contenzioso che sicuramente non ha avuto il tempo di cancellare nella popolazione il ricordo della stabilità in auge fino al 1993 e inoltre per la prospettiva di potere avviare il risanamento dell'economia statale, devolvendo nei settori produttivi del paese gli oneri finanziari finora impiegati per sostenere la guerra civile.

La pacificazione ivoriana, tuttavia, riveste un'elevata importanza anche per la stabilità di tutta la regione, sulla quale insistono molti Stati africani dell'area francofona: la presenza del contingente di pace dell'Armée, non indica solo la protezione degli interessi economici della Francia e delle nazioni a essa collegate, ma soprattutto la salvaguardia del prestigio francese nell'Africa occidentale, che si sarebbe notevolmente affievolito con la disgregazione della Costa d'Avorio, considerata il migliore risultato della politica estera di Parigi nel periodo della decolonizzazione.

L'esigenza di un'ulteriore missione di pace di 6.000 caschi blu era già stata rappresentata un mese fa dalla Francia presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma per l'aperta ostilità di Washington verso la proposta di Parigi la richiesta fu limitata al solo invio di 70 ufficiali osservatori, il cui mandato scade peraltro il prossimo 4 febbraio.

La recente visita negli Stati Uniti del ministro della Difesa francese Michele Alliot-Marie potrebbe alludere a un disgelo nei rapporti fra le due nazioni, inaspritisi in particolare dopo le incomprensioni sul problema della crisi irachena del 2003. Nella considerazione tuttavia che i colloqui di Washington tendono soprattutto a ottenere l'assenso americano sull'ulteriore missione ONU in Costa d'Avorio, appare realistico ritenere il governo di Parigi rivolto più al consolidamento della propria influenza in Africa occidentale, che a una ricucitura dello strappo con gli Stati Uniti d'America.

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