Anno 2004

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Nelson Mandela a vita privata, ma dietro le quinte

Alfonso Magro, 13 giugno 2004

Il 1° giugno 2004 Nelson Mandela, capo carismatico del partito politico African National Congress (ANC) contrario al regime dell'apartheid in Sudafrica, ha annunciato in una conferenza stampa a Johannesburg il proprio ritiro dalla vita pubblica, divenuta negli ultimi tempi particolarmente intensa d'impegni a livello internazionale e anche piuttosto gravosa per l'etā ormai prossima agli 86 anni.

Figlio di un capo della tribų Thembu, laureato in giurisprudenza nelle scuole sudafricane per studenti neri, Nelson Mandela aderisce nel 1944 all'ANC e per anni si oppone pacificamente alla politica segregazionista del governo di Pretoria; nel 1963 č condannato all'ergastolo per avere fondato il braccio armato dell'ANC (Umkhonto we Sizwe: la lancia della Nazione), ma esce dal carcere dopo 27 anni durante i quali, peraltro, aveva continuato a essere il simbolo delle rivendicazioni razziali della popolazione di colore.

Nel 1993 č insignito del premio Nobel per la pace quale artefice della transizione pacifica dell'apartheid alla democrazia multirazziale; il medesimo riconoscimento č tributato anche al presidente sudafricano Frederich W. De Klerk, che tre anni prima aveva iniziato la graduale soppressione del regime segregazionista.

L'apartheid č passata alla storia come la politica estremistica di discriminazione razziale, perseguita dalle minoranze bianche in Sudafrica - dal 1961 ridenominata Repubblica Sudafricana - ai danni della libertā e dei diritti civili delle popolazioni di etnie non bianche; essa compare nella societā sudafricana giā all'inizio del 1900, ma č instaurata ufficialmente quale regime politico nel 1948 dal governo nazionalista guidato da Daniel F. Malan, che promulga numerose leggi volte a relegare la popolazione di colore a una condizione di permanente inferioritā.

Tra i provvedimenti legislativi di maggiore rilievo approvati dal Parlamento si annovera la classificazione dei sudafricani in quattro etnie (bianchi, neri o "bantu", meticci o "coloured" e asiatici), il divieto di matrimoni misti, la costituzione di istituti scolastici separati, l'assegnazione a ogni comunitā non bianca di un insediamento coatto, il "bantustan" divenuto dal 1970 "homeland" e, inoltre, l'abolizione del diritto di voto per la popolazione di colore al di fuori dei bantustans.

L'ANC si oppone inizialmente con la disobbedienza civile e, dopo il massacro di Sharpeville nel 1960 in cui vengono uccisi sessantanove manifestanti, anche con la resistenza armata al regime: il governo sudafricano dichiara illegale ogni movimento dissidente, compreso l'ANC nel quale Nelson Mandela giā riveste un ruolo emergente.

Nel 1974 il primo ministro Balthazar J. Vorster isola ulteriormente la popolazione di colore promuovendo la costituzione di dieci bantustans, nei quali all'etnia prevalente č consentita una certa autonomia amministrativa, senza tuttavia il completo distacco dalle strutture centrali governative; nei sette anni successivi il governo di Pretoria concede la completa indipendenza a quattro bantustans e, in particolare, a Transkei, Bophuthaswana, Ciskei e Venda, mai riconosciuti dall'ONU che ne ha peraltro condannato la costituzione in quanto espressione dell'apartheid.

La politica per la supremazia dei bianchi prosegue con altri provvedimenti quali l'uso obbligatorio dell'afrikaans, la lingua dei colonizzatori Boeri sviluppatasi dall'olandese, che incrementa il malcontento fra la popolazione di colore: esso sfocia nel 1976 nel ghetto di Soweto, dove la polizia soffoca una manifestazione di studenti in un massacro di enormi proporzioni.

Il declino dell'apartheid inizia alla metā degli anni '80 con l'imposizione di sanzioni economiche e diplomatiche ai danni del regime segregazionista di Pretoria da parte della comunitā internazionale; il presidente della Repubblica De Klerk nel 1990 revoca la messa al bando dell'ANC e scarcera Nelson Mandela, con il quale avvia una lunga trattativa sul nuovo ordine sudafricano, siglata da entrambi alla fine del 1993.

L'anno successivo si svolgono le prime elezioni libere nella storia della Repubblica Sudafricana, a seguito delle quali č eletto quale primo presidente nero Nelson Mandela, che intraprende una politica di riconciliazione nazionale volta soprattutto alla risoluzione dei reali problemi del Paese, specie quelli di natura economica e sociale.

Dopo la conclusione del mandato presidenziale avvenuta nel 1999, Nelson Mandela si dedica con elevata disponibilitā alla risoluzione di problemi internazionali di interesse del continente nero, come la mediazione nel difficile processo di pace in Burundi e le trattative per convincere la Libia a consentire il processo ai terroristi di Lockerbie.

Un rilevante risultato, inoltre, č attribuito a Nelson Mandela nella composizione del contenzioso sollevato da trentanove multinazionali farmaceutiche contro il governo sudafricano, per l'autorizzazione concessa da Pretoria a produrre internamente medicinali contro l'AIDS protetti da brevetto, al solo scopo di assicurare le cure essenziali agli innumerevoli colpiti dalla malattia.

L'ultimo impegno ufficiale risale alla metā del maggio 2004, quando Nelson Mandela si era recato a Zurigo per convincere i giudici della Federation Internazionale de Football Association (FIFA) ad optare a favore della Repubblica Sudafricana come sede dei campionati mondiali di calcio del 2010.

Uomini in possesso di grande carisma e di concrete capacitā realizzatrici, dovrebbero rimanere sempre sulle scene nazionali e internazionali e Nelson Mandela, nonostante l'annuncio di ritiro dalla vita pubblica, non ha disatteso l'aspettativa in quanto ha anche dichiarato di volere assistere agli eventi da dietro le quinte e di intervenire solo quando riterrā necessaria la sua presenza.

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