Anno 2004

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Afghanistan, poche speranze per il voto a giugno

Pagine di Difesa, 9 gennaio 2004

Secondo il portavoce delle Nazioni Unite a Kabul, Manoel de Almeida e Silva, il basso livello di sicurezza, che non consente ai team di registrazione di muoversi liberamente per il Paese, renderà difficile potere tenere le elezioni presidenziali nella data prevista. Il Segretario Generale Kofi Annan in un suo rapporto di questa settimana aggiunge che per una popolazione di 28 milioni di persone e un corpo elettorale stimato di dieci milioni i team sono troppo pochi.

Secondo gli accordi di Bonn, l'Afghanistan dovrebbe tenere le elezioni presidenziali nel mese di giugno. L'approvazione della Costituzione da parte della Grande Assemblea (Loya Jirga) ha fatto accendere le speranze per l'avvio del processo democratico che dovrebbe stabilizzare l'intera regione centro asiatica. Secondo i dati diffusi dall'ONU, appena 270.000 persone sono state registrate, tra queste sono incluse 60.000 donne.

Le difficoltà sono causate dai continui attacchi terroristici che negli ultimi tre mesi sono stati addirittura maggiori di quelli dei venti mesi precedenti, con una ripresa della consistenza e violenza degli attentati che non ha precedenti nella breve storia dell'Afghanistan liberato. Nel sud del Paese l'ONU è stata costretta a sospendere le attività per questo motivo.

Il governo del presidente Hamid Karzai cerca di espandere il controllo fuori dell'area di Kabul. La NATO, che ha il controllo operativo della International Security Assistance Force (ISAF), ha iniziato l'espansione della propria area di competenza con la città di Kunduz dove ha un Provincial Reconstruction Team (PRT). Le Forze Armate americane hanno in questi giorni stabilito un PRT (fuori del controllo di ISAF) a Jalalabad dove hanno dislocato una forza di 100 uomini, più con compiti di sicurezza che di ricostruzione.

Secondo Kofi Annan c'è una specie di gara tra coloro i quali sostengono il governo centrale e quelli che lo vogliono vedere sconfitto, in particolare i cosiddetti warlords che controllano con le proprie milizie private praticamente il novanta per cento della superficie afghana e che usufruiscono dei proventi della coltivazione del papavero.

Secondo dati diffusi di recente, circa il 75% della produzione mondiale di oppio proviene dall'Afghanistan. Gli enormi guadagni consentono ai warlords di mantenere eserciti personali e di finanziare ogni tipo di attività illegale intesa a destabilizzare l'area. In virtù di questi proventi la guerriglia si è rafforzata in questi ultimi mesi sotto il controllo di Al Qaeda, che ha avuto rempo, modo e risorse finanziarie per riorganizzarsi.

Secondo alcune fonti di intalligence americana, l'esperienza acquisita in Afghanistan da parte dei terroristi di Al Qaeda è stata trasferita anche alla guerriglia irachena e a quella cecena, usufruendo sia delle possibilità offerte dalle moderne tecnologie (Internet, telefonia mobile e satellitare) sia con veri e propri stage tenuti nell'area tribale nominalmente sotto la sovranità pakistana ma che in effetti è terra di nessuno. In questa area si sono concentrati di recente gli attacchi dell'esercito pakistano alla ricerca di cellule terroristiche.

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