Anno 2004

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Libia, gli Stati Uniti ammorbidiscono le sanzioni

Pagine di Difesa, 3 marzo 2004

La Casa Bianca ha deciso di muovere ulteriore passi avanti verso la normalizzazione delle relazioni con la Libia come riconoscimento degli sforzi fatti per mettere al bando le armi di distruzione di massa.

La decisione comprende la installazione di una rappresentanza diplomatica a Washington, l'autorizzazione a industrie statunitensi ad avere rapporti commerciali con Tripoli e l'autorizzazione ai cittadini americani di recarsi in Libia.

A quanto pare, da parte libica l'interesse maggiore è quello di riallacciare relazioni con le industrie del petrolio, la cui estrazione e vendita è la principale risorsa per la nazione.

Non meno interesse hanno già dimostrato Marathon Oil, Amerada Hess, ConocoPhillips e Occidental Petroleum che hanno già pianificato l'inizio di negoziati per il ritorno dopo che le sanzioni del governo USA del 1986 le obbligarono a lasciare la Libia.

Il primo ministro libico Shokri Ghanem, procurando una incrinatura alle migliorate relazioni USA-Libia, nei giorni scorsi aveva dichiarato che la Libia è estranea all'attentato di Lockerbie del 1988, ma un successivo comunicato ufficiale lo ha smentito.

La politica del colonnello Gheddafi, che tende a ricostruire la credibilità della nazione nel consesso internazionale, ha avuto una svolta nello scorso dicembre, quando egli stesso ha affermato di avere intenzione di chiudere i programmi di costruzione delle armi nucleari, chimiche e batteriologiche.

Washington, come primo passo verso la normalizzazione delle relazioni, ha rivolto un invito formale a Tripoli per l'invio di una rappresentanza diplomatica che, seppure di rango inferiore rispetto a quello dell'ambasciata, rende tuttavia l'invito già di per sé significativo.

Il 5 marzo la Organization for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW), con sede a Del Haag (L'Aia) riceverà dalla Libia un documento di completamento della parziale dichiarazione iniziale che riguarda lo stoccaggio di armi chimiche.

Dopo la ricezione del documento, OPCW elaborerà un piano di distruzione delle 3.300 testate chimiche dichiarate da Tripoli e delle relative infrastrutture.

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