Anno 2004

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Kosovo, le decisioni del Governo italiano

Pagine di Difesa, 20 marzo 2004

A seguito delle decisioni prese da Consiglio Atlantico, il Governo italiano ha deciso di inviare in Kosovo forze equivalenti a un battaglione. Il ministro della Difesa, Antonio Martino, ne ha anche informato i presidenti delle commissioni Difesa del Senato, Senatore Domenico Contestabile, e della Camera, Onorevole Luigi Ramponi, per consentire al Parlamento di essere aggiornato sul contributo italiano al rinforzo delle truppe NATO.

In particolare, l'Italia, che Ŕ stata tra i primi Paesi a rispondere alle richieste del comando alleato responsabile del teatro balcanico, ha rischierato in Kosovo:

- due compagnie della MSU (Multinational Specialized Unit), precedentemente dislocate in Bosnia, per un totale di circa 160 Carabinieri; la prima compagnia Ŕ giunta nel primo pomeriggio del giorno 18 marzo nell'area di Mitrovica, dove nella tarda mattinata del 19 Ŕ stata raggiunta dalla seconda compagnia;

- una compagnia del 187░ reggimento paracadutisti, per un totale di circa 140 unitÓ, giunta dall'Italia nella tarda mattinata del 19 marzo nell'area di Pec e Decani. Il reparto Ŕ tra quelli previsti per rinforzare il dispositivo NATO in caso di tensione o di crisi, per le quali tutti i Paesi partecipanti rendono disponibili forze operative e strategiche di riserva, in grado di intervenire in brevissimo tempo.

Le Forze armate italiane partecipano a KFOR (operazione Joint Guardian) dall'inizio della missione (giugno 1999). KFOR ha il compito di verificare e - se necessario - imporre i termini del Military Technical Agreement sottoscritto dalla NATO e dai rappresentanti della ex Repubblica Federale di Yugoslavia, nel quadro della risoluzione 1244 del 10 giugno 1999 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che ha autorizzato la presenza di una forza a guida NATO.

L'Italia era giÓ presente in KFOR con: 1.900 militari inseriti nella brigata multinazionale sud-ovest, posta sotto comando italiano che comprende - tra gli altri - reparti inviati da Germania, Spagna e Austria; 220 militari inquadrati nel 1░ reparto operativo autonomo (ROA) dell'Aeronautica militare, responsabile dell'aeroporto di Dakovica; 280 Carabinieri nella MSU. In totale, circa 2.400 unitÓ, che oggi sono incrementato di ulteriori 300, raggiungendo il tetto di 2.700 militari.

I reparti italiani, fin dall'inizio delle tensioni interetniche scoppiate il giorno 17 marzo, sono intervenuti in numerose occasioni. In particolare, nella giornata del 17 marzo, trentaquattro cittadini di etnia serba di Belo Polje sono stati trasferiti presso il Villaggio Italia mentre altri civili sono stati condotti in salvo presso la sede del 1░ ROA a Dakovica, dove ha trovato ospitalitÓ anche personale della Forza di polizia della missione UNMIK delle Nazioni Unite.

Inoltre, mentre proseguiva il servizio di vigilanza a localitÓ di culto ortodosse, personale della MSU Ŕ intervenuto in soccorso di un agente della Polizia di Stato italiana, impegnato in UNMIK, che era stato circondato e percosso dai manifestanti. Il 18 marzo con l'impiego anche di elicotteri numerosi cittadini di etnia serba sono stati trasferiti al comprensorio di Osojane dagli abitati di Bica e Grabac.

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