Anno 2004

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Bosnia, il rientro di un milione di rifugiati

Pagine di Difesa, 25 settembre 2004

Un milione di bosniaci, circa il 45% di quanti sono fuggiti durante la guerra del 1992-1995, hanno fatto ritorno alle loro case, secondo quanto riportato dall'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite.

Il commissario per i rifugiati Ruud Lubbers ha detto: "Non bisogna sminuire la portata di tale fatto; il ritorno ai luoghi di origine è indice della determinazione di molte persone a chiudere un capitolo devastante della propria vita".

Circa 2,2 milioni di bosniaci sono stati costretti alla fuga durante il più sanguinoso conflitto in Europa a partire dalla seconda guerra mondiale; la maggioranza di essi è di origine mussulmana, vittime della campagna serba di pulizia etnica.

Almeno la metà di quanti sono rientrati si trovano ora a essere una minoranza etnica, come i musulmani ritornati nella Repubblica di Serbia, una delle due regioni autonome del dopo-guerra di Bosnia. Alcuni sono tornati in quelle che prima della guerra erano le loro case, che si trovano in aree chiamate "punti neri" dove in passato il ritorno era reso impossibile dalle tensioni etniche.

Udo Janz, rappresentante dell'Agenzia per i rifugiati in Bosnia, ha affermato: "La situazione di certo rimane instabile in molte zone del paese e il nostro primo compito è consolidare il processo di rientro dei profughi e renderlo sostenibile. Riteniamo che oltre la metà del milione e duecentomila profughi rientrati abbia dovuto trovare nuove abitazioni, il loro rientro in Bosnia non è stato fortunato. E c'è ancora molto lavoro da fare". Infatti, oltre 460.000 persone al momento nelle zone di confine di Croazia, Serbia e Montenegro aspirano a una soluzione definitiva.

Janz aggiunge: "Gli sforzi principali sono indirizzati alla riparazione delle infrastrutture essenziali, alla costruzione di abitazioni, alla creazione di posti di lavoro e agli investimenti nella sanità e nei settori dell'educazione, ottimizzando l'utilizzo dei fondi reperiti dalle autorità locali e dall'Agenzia per i rifugiati. Ci vorrà molto tempo per curare un paese così colpito fisicamente, economicamente e psicologicamente". (SF)

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