Anno 2004

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Gli occhi di Lulų

12 novembre 2004

Saranno gli occhi di Lucrezia l'incanto del mio Natale. Lucrezia č una dolcissima bambina bionda di quattro anni che sogna di fare la ballerina e ha un solo grande amore: il suo papā. Io sono la zia di Lucrezia e guardo i suoi begli occhi marroni, sempre pių grandi per lo stupore di ogni nuova scoperta della vita, che cercano risposte in questi giorni chiedendo a noi grandi: "Quando torna il mio papā?". Papā tornerā a Natale, ma lei ancora non lo sa.

Ancora mancano dei mesi e sarebbe difficile farle capire il tempo dell'attesa, lei che conosce il solo tempo di ieri e quello di domani. Sarebbe difficile farle capire che il suo papā č insieme con i tanti soldati che a Nassirya cercano di portare un aiuto alla gente, che hanno lo scudetto tricolore appuntato nel cuore oltre che sulla mimetica. Ragazzi che sanno ancora cosa vuol dire condividere i sacrifici in gruppo e nel gruppo trovare la forza di far crescere un ideale di pace.

Lucrezia dice che il suo papā č "andato a fare il soldato con i suoi amici" e sa anche che č lontano, ma non sa dove sia l'Iraq e perché sia un posto cosė diverso dalla sua casa, dal suo parco o dalla scuola. Mentre guarda qualche foto digitale che arriva alla e-mail della mamma, non si preoccupa affatto che suo papā sia armato e in mimetica. "Papā sorride" e questo le basta, "Papā č con quei bambini lontani" ma non č gelosa.

I suoi occhi si riempiono di lacrime solo quando si accorge che "quei bambini lontani" sono scalzi. "Gli mandiamo le scarpe cosė papā gliele porta?" chiede alla mamma. La piccola Lulų ha condiviso nel cuore la missione del suo papā e forse sa accorgersi pių dei grandi di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Perché noi grandi aspettiamo che Maurizio ritorni, e ogni foto č un brivido, ogni telegiornale un'angoscia, ogni giorno che passa un giorno in meno a Natale.

Non tutta la gente che c'č intorno ha capito la scelta di Maurizio: quella di lasciare la famiglia e partire per una terra tanto lontana e ancora purtroppo tanto lontana anche dalla pace. E' sembrato per molti un atteggiamento sconsiderato, una incoscienza troppo grande, un danno per i suoi bambini. Forse non sanno che prendere questa decisione non deve essere stato facile, che non č stato il frutto di un momento, ma di settimane di pensieri, per Maurizio e per molti altri dei suoi compagni.

Tutti quei soldati che hanno lasciato mogli, fidanzate, genitori, le loro cittā, il paese, dove vivevano la loro vita tranquilla. Tutti quelli che li aspettano stanno con il cuore in mano ma tutti capiscono che la loro scelta non č una leggerezza. Maurizio e i ragazzi del contingente italiano non sono lā per un capriccio. Non sono lā per mostrare i denti, per fare i Rambo del tricolore. A loro non piace usare le armi ma non per questo debbono peccare di preparazione.

Hanno scelto di andare lā dove altri non osano andare, tra le gente che spesso č dimenticata, tra le case di nessuno. Lā dove c'č pericolo e instabilitā, dove ogni giorno č una conquista, dove non c'č pių limite a ciō che č sbagliato e ciō che č giusto č minacciato da una violenza che non conosce fine. E i loro sorrisi nelle foto, i bambini nelle loro braccia, sono la testimonianza del loro successo.

Per questo c'č orgoglio nei nostri cuori per i ragazzi di Nassirya, per quelli che ci sono stati, per quelli che hanno dato la vita, ma c'č anche la paura, quella paura della follia dell'uomo che Lucrezia non conosce. E che speriamo conosca il pių tardi possibile. Magari non la conoscesse mai. Il suo papā sta lavorando anche per questo. Anche questo sarā il suo regalo di Natale, il regalo dei soldati di Nassirya a noi che li aspettiamo.

E quest'anno pių di altri, Natale sarā per noi il momento della rinascita, del rinnovo di un atto d'amore che lega una figlia a un padre, alla propria famiglia, alla propria patria. Ora Lucrezia aspetta, č appena arrivato l'autunno e deve rimanere nella sua casa sulla collina: č ricominciata la pioggia e al parco ci si ritornerā "quando arriva papā".

Allora Lulų se ne va nella sua stanza dei giochi, si siede al suo tavolino a forma di quadrifoglio e prende il suo piccolo telefono rosa: "Ciao papā, come stai? Che cosa hai fatto oggi? Hai mangiato? E il tuo lettino č morbido? Io sono stata a giocare con mio fratello ma lui č stato tanto birichino, non sta mai fermo e la mamma si č un po' arrabbiata. Lo sai? oggi sono andata a scuola con le scarpe nuove, hanno un fiocchetto rosa e tanti luccichini sulla punta…."

Potrebbe continuare per ore a parlare con il suo papā e il suo sguardo non smetterebbe mai di essere concentrato come se davvero il suo papā potesse sentirla. Chissā, forse dalle porte dell'anima tutto č possibile. Lucrezia ha un fratellino, Alessandro, quindici mesi di bei sorrisi, riccioli biondi e occhi verdi. Un cicciobello sempre in movimento, che non sa parlare come la sorellina, che non sa dire ancora che gli manca papā, che non sa di aspettare quello che sarā il primo vero Natale della sua vita.

Il piccolo Alessandro sta imparando a camminare e quando il Natale gli riporterā papā sarā certo il primo ad aggrapparsi alle sue gambe, come faceva qualche tempo fa, e a ricordarsi che stare a cavalluccio su papā che va a gattoni e fa il cavallo č il pių bel gioco che conosce. E mentre Lucrezia continua a ballare "guarda come fa la ruota la mia gonna, papā penserā che sono bravissima!" io sorrido e annuisco e provo a dirle "a Natale balleremo tutti insieme".

A Lucrezia l'ho raccontato e lei ha continuato a dirmi: "Sai zia, ho parlato con il mio papā e mi ha detto che torna presto, che mi vuole bene, e che a Natale faremo una bella festa, non č vero?" "Certo piccolo cucciolo, faremo un albero grande e pieno di stelle" "come quello che ti faceva il nonno?" "Sė, proprio come quello. E poi faremo il presepe e con il tuo papā metteremo il bambino Gesų nella mangiatoia, va bene?" il sorriso di Lucrezia si č illuminato, assieme ai suoi occhi. "E lo faremo un dolce per papā?" "Certo, quello che vorrai tu!" "Allora lo facciamo con la panna e le stelline d'argento!" "Certo Lulų, ci divertiremo un sacco vedrai".

Poi i suoi occhi marroni mi hanno guardato con una punta di tristezza "Zia mi manca il mio papā, quando torna? io gli voglio bene.." "Lulų, fra poco papā ritorna, lo sai quant'č goloso, vedrai che verrā a mangiare tutto il nostro dolce!" L'ho presa in braccio e le sue piccole manine intorno al mio collo ho sentito che cercavano protezione. La stessa che preghiamo per suo padre e per tutti i soldati di Nassirya. Natale č attesa e mai come quest'anno l'attesa č negli occhi di una bambina di quattro anni. Sarā bellissimo il suo Natale, ci sarā il suo papā e sarā un incanto.

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