Anno 2004

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Bosnia, Unione Europea e criminali di guerra

Pagine di Difesa, 26 novembre 2004

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha votato alla unanimità la risoluzione che trasferisce i compiti di peacekeeping in Bosnia dalla forza sotto comando Nato alla Unione Europea, a partire dal mese di dicembre e ha invitato tutti i sospettati di crimini di guerra ad arrendersi. Il trasferimento determinerà il rientro in patria di oltre 1.000 soldati americani, che operano in Bosnia come parte della forza Nato. Saranno sostituiti dal personale della Ue, con il contingente più numeroso composto da soldati finlandesi.

Il generale britannico David Leakey, che comanderà la forza europea conosciuta come Eufor, ha dichiarato che assumerà il comando a partire dal 2 dicembre. A partire dalla fine del 1995 più di 60.000 uomini, provenienti da oltre 40 paesi, si sono alternati in Bosnia per assicurare il rispetto dell'accordo di pace firmato a Dayton, che ha posto fine al conflitto tra i serbi, i musulmani e i croati. Una guerra che ha causato la morte di 260.000 persone e l'esodo di quasi due milioni di profughi. L'operazione sotto il controllo Nato ha migliorato in modo progressivo le condizioni di sicurezza nell'area, tanto da avere permesso la riduzione del personale impiegato all'attuale livello di 7.000.

Leakey ha detto: "La missione, finora la più complessa a livello europeo, manterrà sul territorio circa 7.000 uomini. L'80% delle forze attuali cambierà semplicemente i comandanti, e hanno già messo le insegne dell'Ue sulle loro uniformi". La risoluzione del Consiglio di sicurezza autorizzerà entrambe le organizzazioni militari (Eufor e Nato) ad adottare tutte le misure necessarie per attuare quanto previsto dall'accordo di Dayton e allo stesso tempo garantire la loro autodifesa.

Anche se la Nato si appresta a trasferire i poteri, lascerà alcune unità con il compito di aiutare le autorità locali nella riforma del comparto difesa e per continuare la caccia ai sospettati di crimini di guerra. Gli americani manterranno un contingente in Bosnia per continuare la ricerca dei criminali di guerra Radovan Karadzic e Ratko Mladic. "Sono i due individui che vogliamo prendere - ha detto il generale di brigata Timothy Wright, comandante dei 700 uomini che rimarranno in Bosnia - Karadzic e Mladic saranno il nostro obiettivo primario. Dei miei uomini, circa 150 soldati saranno dislocati nella Base Eagle nel nord della Bosnia e un centinaio rimarrà nel nuovo quartier generale della Nato a Sarajevo".

E proprio il comandante Nato in Bosnia ha difeso gli sforzi finora fatti dai suoi uomini per catturare Radovan Karadzic. Il generale di brigata Steven Schook si è detto "assolutamente non imbarazzato" dal fatto che il ricercato sia ancora libero, al contrario del Tribunale dei Crimini di Guerra dell'Onu, che si appresta a presentare al Consiglio di sicurezza un rapporto definito "caustico".

Durante i nove anni la Forza di stabilizzazione della Nato (Sfor) in Bosnia ha arrestato 28 sospetti indicati dal Tribunale di Crimini di Guerra dell'Onu. Ma Karadzic e Ratko Mladic rimangono latitanti malgrado numerose operazioni effettuate per il loro arresto. Sono i due Most Wanted, i più ricercati dal tribunale per i capi di imputazione (genocidio e crimini di guerra) relativi alla guerra Bosniaca durata dal 1992 al 1995.

Carla Del Ponte, a capo dell'accusa presso il Tribunale, ha criticato i tentativi falliti, fatti in passato, di arrestare i due latitanti. Nella sua relazione ha esaminato il grado di cooperazione dei paesi della ex Jugoslavia con il Tribunale. Ha accusato il governo di Serbia e Montenegro di ostacolare la consegna dei ricercati. "Voglio arresti, non parole", ha detto, non celando però il suo ottimismo circa una possibile, imminente consegna dei due ricercati al Tribunale in Olanda.

"Il prossimo anno - ha proseguito - ci sarà il decimo anniversario del massacro di 8.000 uomini e ragazzi musulmani a Srebrenica. Spero che per quella data siano stati catturati Karadzic e Mladic". La Del Ponte, inoltre, ha puntato il dito contro la Croazia, sospettata di dare rifugio al generale Ante Gotovina, anche se il presidente croato Stipe Mesic ha dichiarato che le forze di sicurezza del suo paese hanno lavorato duramente per consegnare al tribunale il ricercato croato. (SF)

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