Anno 2004

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Il petrolio russo alla Cina

Pagine di Difesa, 27 novembre 2004

La Russia avrebbe assicurato la Cina di poter soddisfare la sua elevata richiesta energetica aumentando i rifornimenti a mezzo ferrovia resi precari nei mesi recenti dalla crisi della Yukos. Il 27 novembre l'agenzia di stato cinese Xinhua ha annunciato che le autorità ferroviarie dei due paesi hanno concordato di collaborare per "garantire" che la Russia possa trasportare almeno 10 milioni di tonnellate di greggio nel 2005 e almeno15 milioni nel 2006.

Secondo Gennady Fadeyev, dirigente delle ferrovie russe, una volta rimesse in efficienza le infrastrutture essenziali si potrebbe arrivare a 30 milioni di tonnellate all'anno. Lo stesso dirigente ha dichiarato che se il volume di esportazioni raggiungesse questo livello, le ferrovie potrebbero considerare un riduzione dei costi di spedizione.

Queste assicurazioni da parte della Russia sulle sue capacità di rifornimento di greggio verso la Cina sono state rilasciate proprio quando la Lukoil, seconda maggiore compagnia russa, si sta facendo avanti per rimpiazzare la rivale Yukos come rifornitrice. Quest'ultima, alle strette per i suoi contrasti con il Cremlino e per l'enorme debito verso il fisco, lo scorso settembre ha sospeso le spedizioni di greggio verso la Cina.

Nonostante il greggio rifornito dalla Yukos costituisca sono una piccola parte delle importazioni cinesi, l'interruzione ha suscitato preoccupazioni sulla affidabilità dei rifornimenti da parte della Russia. Le autorità di Mosca tuttavia affermano che la Lukoil ha già cominciato a rifornire le regioni nord orientali della Cina, contando di inviare 160.000 tonnellate entro la fine dell'anno. Secondo i media russi, la Lukoil pensa di vendere alla Cina 400.000 tonnellate nel primo quadrimestre del 2005.

Queste previsioni sono confortanti per la Cina, autosufficiente dal punto di vista energetico fino al 1980, ma che entro la fine di questo decennio si prevede debba fare affidamento sulle importazioni per oltre la metà del suo fabbisogno. Ma anche una eventuale crescita delle esportazioni da parte della Russia non attenuerà il risentimento di Pechino per il mancato accordo sulla costruzione di un grande oleodotto dai pozzi della Siberia a Daqing nel nord est della Cina.

Nel maggio dello scorso anno, la Yukos aveva concordato di vendere alla China National Petroleum Corporation, la maggiore società petrolifera cinese, un totale di 700 milioni di tonnellate di greggio tra il 2005 e il 2020, per un valore di 150 miliardi di dollari. Tuttavia l'oleodotto che la Yukos prevedeva di usare probabilmente non verrà costruito, visto che ora Mosca è orientata verso un oleodotto che arrivi alla sua costa orientale, progetto questo sostenuto dal Giappone.

Negli anni recenti la Cina ha fatto sforzi crescenti per assicurarsi l'accesso alle fonti di energia stante la crescente domanda indotta dalla rapida industrializzazione e dal boom economico. La crescita della domanda ha portato la Cina a superare il Giappone, diventando così il secondo paese importatore dopo gli USA.

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