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Recensione. Mamma li Turchi, di Gilberto Favale

Pagine di Difesa, 18 dicembre 2004

In questi giorni capita spesso di leggere articoli su quotidiani o riviste sull'ingresso della Turchia nella Unione europea, dando per acquisita la conoscenza della storia e dei problemi della "Sublime Porta". Questo libro, di tipo divulgativo, rappresenta uno strumento per comprendere la situazione attuale.

L'Autore, ufficiale dell'Esercito italiano in servizio permanente, scrive in modo diretto e conciso, senza perdersi in inutili divagazioni: in 134 pagine sono sintetizzate tutte le informazioni che servono per capire gli eventi contemporanei e futuri. Non esprime giudizi, ma solo dubbi, per non influenzare il lettore, affinché possa farsi una sua idea sui "rischi e vantaggi dell'integrazione europea della Turchia".

E' un libro che stimola il dibattito non la polemica. Solo nel capitolo conclusivo l'Autore esprime una sua idea, definendo la Turchia un "cavallo di Troia che porterà all'interno dell'Unione problemi fino ad ora sconosciuti", pur riconoscendo la grande valenza geo strategica del paese, sia dal punto di vista militare che dal punto di vista delle risorse idriche ed energetiche.

Il punto centrale è capire la mentalità dei Turchi, vedere se hanno radici comuni con i popoli europei e se possono vivere e prosperare pacificamente. Non è una questione religiosa, né etnica, è piuttosto un problema di identità culturale. Quali saranno i limes dell'Europa? Ammettere la Turchia significa creare un precedente difficilmente giustificabile agli altri paesi del nord Africa (Marocco, Egitto, Tunisia, Libia).

La Turchia è in Asia minore, ad eccezione di quel lembo di Tracia orientale fino a Costantinopoli (Istanbul). Paradossalmente, Israele, in pieno Medio Oriente, ha più diritti di essere ammessa (con questo criterio) perché di popolazione indoeuropea. Anche la Russia, che porterebbe l'Europa fino a Vladivostok. Che Europa stiamo creando? Dopo aver risposto a questa domanda si può decidere, in base al criterio prevalente, se la Turchia debba essere il ventottesimo Stato dell'Unione.

Un intero capitolo è stato dedicato alla questione cipriota, centrale nella politica turca, complicata ancora di più dall'ingresso della parte riconosciuta dalla comunità internazionale (quella greca). Di fatto l'esercito turco occupa militarmente parte di uno Stato membro. Come può chiedere l'adesione? In realtà il problema è complesso e messo in risalto dall'Autore e l'esercito serve a tutelare la minoranza turca dell'Isola.

Anche il problema dei diritti umani ha meritato un intero capitolo, trattando la tutela delle minoranze (curde e armene), la politica di "turchizzazione" delle popolazioni anatoliche, la situazione delle carceri e delle torture, la pena di morte, la giustizia.

Da militare, non ha trascurato la valenza geo strategica, disegnando i probabili scenari in cui può essere indispensabile, ma sottolineando dove non lo è stata (Iraq 2003), dove è stata d'intralcio all'Alleanza a guida statunitense e ha scontentato l'Unione europea per l'atteggiamento "ottomano" sul kurdistan iracheno.

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