Anno 2004

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Italfor Bosnia, il saluto dell'ammiraglio Di Paola

Pagine di Difesa, 27 dicembre 2004

"Sono qui per portarvi il saluto di tutte le forze armate italiane, per un periodo natalizio operativo quale sarà il vostro ma sereno per voi e per tutti i vostri cari e per tutti quelli a cui siete affezionati. Il vostro è un Natale d'impiego, Natale operativo, un Natale in teatro però, è un Natale utile, perché voi qui state lavorando nel nome della nuova missione europea che è subentrata a quella dell'Alleanza Atlantica per lo sviluppo e la ricostruzione democratica di questo paese, del suo sviluppo istituzionale, del suo sviluppo economico, per il progresso di questo paese nel percorso di progressiva integrazione nello spazio euroatlantico".

Con queste parole il capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, il 24 dicembre ha esordito nel suo intervento di saluto ai militari italiani impegnati in Bosnia nella operazione Althea condotta sotto mandato Eufor. L'ammiraglio Di Paola era accompagnato nella visita dal generale di divisione aerea Tommaso Ferro, vice comandante operativo interforze. Ad accogliere Di Paola nella caserma Tito, sede del contingente italiano, il sostituto dell'ambasciatore d'Italia in Bosnia, Biagini, il vice comandante di Eufor, generale Vaccino e il comandante della task force sud-est, generale Cherau. A rendere gli onori di casa c'era il comandante del contingente nazionale, colonnello Edoardo Maggian, e il comandante della International Police Unit, colonnello dei carabinieri Truglio.

"L'Italia, l'Alleanza Atlantica, l'Unione Europea - ha proseguito l'ammiraglio Di Paola - stanno investendo molto, perché la stabilità dei Balcani, lo sviluppo dei Balcani è una condizione fondamentale per la nostra stabilità per la nostra sicurezza, per il nostro benessere e quello dell'Europa. Voi qui nei Balcani come i vostri colleghi uomini e donne con le stellette e in tante parti del mondo, assicurate la sicurezza e il benessere agli italiani. Lo fate a Sarajevo come altri vostri colleghi lo fanno in Kosovo, come altri lo fanno in Iraq, in Afganistan, in Africa, in Libano, in India e in tante altre parti del mondo. Io credo che tutti gli italiani siano consapevoli della importanza del vostro lavoro e sono soprattutto orgogliosi della maniera in cui voi lo svolgete".

Fonte: Italfor Bosnia, Sarajevo

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