Anno 2004

Cerca in PdD


Friuli in Iraq, la cerimonia di rientro in Italia

Pagine di Difesa, 27 dicembre 2004

C'è soddisfazione. L'orgoglio di aver portato a termine la propria parte di missione, il sollievo di aver riportato tutti a casa. Questo nelle parole del generale Enzo Stefanini che il 23 dicembre, nella caserma Mameli di Bologna, ha parlato alla cerimonia per il rientro della brigata aeromobile Friuli, quinto contingente della missione italiana in Iraq Antica Babilonia.

"Oggi per noi è il giorno del rientro. Centodiciassette giorni fa eravamo schierati su questo piazzale, il 26 agosto, eravamo pronti per la partenza. Lo eravamo veramente, nell'animo. Soltanto che bisognava ancora sul terreno, dare la prova agli altri che eravamo pronti. Quel giorno dire che eravamo pronti era più una promessa che una convinzione", ha detto Stefanini di fronte a 600 soldati di Antica Babilonia 5 schierati nel piazzale dell'alzabandiera della caserma bolognese. "Oggi - ha continuato Stefanini - possiamo dire che invece abbiamo, avete dimostrato sul campo, voi soldati di Antica Babilonia 5, che eravate veramente pronti a condurre una missione difficilissima in una terra difficile, una terra che meraviglia e affascina ogni giorno. Voi avete sacrificato ogni giorno parte della vostra sicurezza per dare sicurezza agli altri, voi avete dimostrato di essere uomini e donne in gamba, non soltanto come soldati, ma come uomini, espressione di questa società, di questo paese, di questa patria, dell'Italia".

La Friuli è rientrata in Italia il 23 dicembre, con 24 ore di ritardo rispetto al previsto per un problema di trasporti aerei. Aveva preso le consegne dalla Pozzuolo del Friuli, comandata dal generale Corrado Dalzini, presente alla cerimonia. Ha consegnato Camp Mittica alla brigata Garibaldi il 20 dicembre. I suoi compiti sul territorio sono stati essenzialmente diversi da quelli delle brigate che l'hanno preceduta. Dal passaggio di poteri al governo ad interim iracheno, le forze della coalizione si sono trasformate in Forza multinazionale e sono state impiegate in funzione di sostegno al governo ad interim iracheno. In questo quadro, hanno condotto una serie di operazioni per la sicurezza nella provincia di Dhi Qar (Strong Hammer, Iron Gate, Iraqi Domino, Blue Matrix, Giano), che hanno portato a fermi e sequestri di grossi quantitativi di armi.

Stefanini ha voluto sottolineare la diversità della provincia di Dhi Qar rispetto ad altre zone dell'Iraq dove tuttora è forte la guerriglia. "L'Iraq visto da qui, in quelli che io definisco i cinque minuti di Iraq quotidiano che i media ci raccontano, siamo portati a immaginarlo come un punto, ma noi che là ci siamo stati sappiamo che non è un punto. Sappiamo che ci sono tanti Iraq. La provincia di Dhi Qar è diversa dalle altre, è la provincia dove i soldati italiani di tutte le quattro forze armate e anche della Cri e delle crocerossine vivono un mondo diverso dall'Iraq dei cinque minuti quotidiani, un mondo fatto di controllo, di fermezza, anche di tolleranza, di presenza, di sorveglianza discreta; armati certo: eravamo armati e in certe circostanze abbiamo anche fatto uso delle armi. Per fortuna, un uso moderato e discreto, solo come dimostrazione di un'eventuale forza che poteva essere impiegata. Quella provincia è d'esempio nel teatro iracheno per stabilità e avvio della prosperità", ha sostenuto il generale.

Alla cerimonia del 23 dicembre brillavano per la loro assenza autorità civili. Non si sono fatti vedere rappresentanti istituzionali di alto livello del governo e mancavano anche le autorità locali. Per la Regione Emilia Romagna c'era il vice presidente Flavio Del Bono, ma era assente il governatore Vasco Errani. Non c'era inoltre il sindaco di Bologna Sergio Cofferati. "Ma non doveva essere il sindaco di tutti i bolognesi?", si chiedeva polemicamente qualcuno tra il pubblico. Un militare, sarcasticamente, ha ricordato che Cofferati non si era fatto vedere neanche per la partenza del contingente. "Però - ha precisato - c'era una delegazione di no-global a protestare fuori. Oggi neanche quelli".

Sull'assenza delle rappresentanze istituzionali, a margine, tuttavia Stefanini ha gettato acqua sul fuoco. "La cerimonia è stata messa in piedi all'improvviso, è mancata la possibilità di un coordinamento con le forze istituzionali e politiche, perché abbiamo anche dovuto rimandare di 24 ore il rientro e si temeva che ci potessero essere anche altre ore di ritardo. E' stata in forse anche la stessa cerimonia", ha spiegato il generale.

In ogni caso, nessuno sembra prendersela troppo. "C'è la soddisfazione di aver fatto bene, grazie agli uomini che abbiamo, a questi professionisti che, non solo sono preparati professionalmente, ma hanno una disponibilità totale. Abbiamo avuto davvero dei risultati eccezionali", ha commentato a margine Stefanini.

Particolarmente apprezzabili sono stati quelli sull'addestramento dei soldati della Guardia nazionale irachena. Finora, secondo quanto riferito in varie occasioni dal ministro della Difesa Antonio Martino, almeno cinquemila soldati iracheni sono stati formati dai soldati italiani. Su questo fronte, comunque, Stefanini ammonisce che ancora c'è da lavorare. "In Italia l'addestramento completo di un soldati dura ventiquattro mesi. In Iraq ci siamo soltanto da un anno, quindi per avere soldati addestrati come in Italia è chiaro che ci vorrebbe un altro anno", sostiene il generale. "Questo - aggiunge - non vuol dire che le nostre forze lì debbano restarci per un altro anno. Parlo del soldato: se lo vogliamo allo stesso standard di quello italiano, anche lasciandogli come beneficio la conoscenza dell'ambiente naturale, il tempo dell'addestramento è quello".

Nonostante le recenti prese di posizione di esponenti del governo, secondo i quali presto si potrà anche cominciare a parlare con il governo iracheno che uscirà legittimato dalle elezioni del 30 gennaio di un graduale ritiro delle truppe straniere, l'opinione di molti dei militari ascoltati da Apcom è che un ritiro non sia troppo imminente.

Non è insomma escluso che, seguendo il ciclo di turnazione tra le cinque brigate che vengono impiegate in Iraq (Garibaldi, Sassari, Ariete, Pozzuolo del Friuli e Friuli), anche alla Friuli tocchi un altro turno a Nassiriya. Stefanini garantisce che i suoi uomini sono pronti. "Se la missione dovesse rimanere in piedi dovremo tornare", sostiene il generale.

"Di certo - ammette un ufficiale - la soddisfazione maggiore è stata quella di aver riportato tutti a casa". Stefanini ha voluto ricordare i soldati italiani morti in Iraq. "Prima di venir via, era un'alba bellissima, ho guardato i due monumenti realizzati dalla Pozzuolo del Friuli, la brigata che ci ha preceduto. Uno è dedicato a tutti i caduti e si trova nel piazzale di Camp Mittica, uno più piccolino era a White Horse, oggi è anch'esso a Camp Mittica ed è il monumento per il primo caporal maggiore scelto Matteo Vanzan. E' l'ultima immagine che ho di quel teatro".

Fonte: Apcom

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM