Anno 2004

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Bush-Kerry, la doppia anima americana a confronto

Giuseppe Romeo, 29 luglio 2004

L'Europa e il mondo intero sono spettatori di un confronto importante non solo perché riguarda il futuro della leadership dell'unica potenza mondiale, gli Stati Uniti, ma perché in realtà negli Stati Uniti si confrontano due modelli diversi nati da un'unica anima: quella mercantile. Un'anima liberale nelle opportunità e nei diritti, democratica nell'essenza multirazziale, liberista nelle logiche del mercato. Un'anima che si divide, oggi, in maniera molto più significativa di ieri, di fronte a una comunità internazionale priva di un ordine polare, a un unilateralismo di Washington che nella sua evidente apparente potenza nasconde una debole capacità politica nel far convergere - più di quanto non è successo durante la Guerra Fredda - simpatie d'oltreoceano.

Repubblicani e Democratici sono entrambi il risultato di una sintesi politica di due culture diverse che hanno caratterizzato la storia delle democrazie moderne. La prima, maturata nell'affermazione del modello economico di mercato come affermazione di ricchezza e di potenza in una logica competitiva delle capacità espresse da chi riusciva a produrre e commerciare di più. La seconda, effetto di una evoluzione politica delle logiche di mercato attraverso una condizione delle scelte sociali di fronte a una società sempre più multirazziale.

Oggi in Occidente ci si interroga perché tanta enfasi su una competizione elettorale. Perché, in fondo, un confronto politico a scadenza di mandato, seppur presidenziale, sia così tanto seguito e sentito più dalla pubblica opinione che non dai leader politici europei. La risposta è estremamente chiara. Con Bush è in gioco la credibilità della potenza americana, impegnata in una partita molto delicata in uno scacchiere difficile come il Medio Oriente. Una partita al cui esito guardano Cina, Russia e Iran. Una partita nella quale si gioca il ruolo e la sostenibilità di un modello relazionale unilaterale il cui limite di espansione rappresenterà il momento di contrazione di un impero. Una partita la cui ricchezza creata in una corsa al mercato abbattendo i risparmi e favorendo i consumi rischia di indebolire il bilancio degli Stati Uniti oltre ogni ragionevole previsione.

Con Kerry, al di là della capacità del leader è in gioco l'altra faccia degli Stati Uniti. Un modello di compromesso fra consapevolezza di grande nazione e necessità di realizzare una solidarietà sociale indirizzata a fare della coesione e dell'accesso alla ricchezza e ai servizi essenziali la forza degli stessi Stati Uniti. Una forza di nazione solidale recuperata attraverso la conquista del consenso fra gli esclusi. Un consenso che sia anche a favore di politiche di potenza, ma politiche condivise nel nome degli stessi interessi alla sicurezza apprezzati da Bush ma difesi e proposti da un altro punto di vista: quello del popolo americano. Un popolo multirazziale, in cui la multiculturalità e la diversità fa sì che l'Unione rappresenti non solo una espressione politica ma una consapevolezza di essere, una identità di sintesi che fa sì che un portoricano o un giamaicano o un italiano si sentano più americani di quanto non sembri.

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