Anno 2004

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Strategia di Difesa Transatlantica (1/6)

Giorgio Siragusa, 6 dicembre 2004

Introduzione

In un documento - datato dicembre 2000 e intitolato "Strenghtening Transatlantic Security - A US Strategy for the 21st Century" [Ref.01] - il Pentagono definì la stategia che l'America intende seguire in Europa e altre parti del mondo. Questo documento, d'ora in poi riferito come "PWP" (Pentagon White Paper) dà i seguenti tre elementi chiave della strategia Usa per la difesa globale: 1) creazione di sicurezza internazionale intesa a proteggere l'interesse degli Usa; 2) capacità di rispondere - se necessario - a situazioni critiche che variano dallo scoraggiare aggressione e oppressione, a operazioni tattiche a scala minore, al combattere e vincere guerre in maggiori teatri operativi; 3) preparazione per incerte eventualità future mediante modernizzazione tecnica e creazione di barriere contro importanti - anche se improbabili - minacce.

Nella regione Euro-Atlantica questa strategia di creazione, risposta e preparazione viene implementata a tre livelli organizzativi che si rinforzano a vicenda e sono centrati sulla Nato, su impegni multilaterali con membri della Partnership for Peace (PfP) della Nato e membri della Unione Europea (Ue), con impegni bilaterali individuali con alleati e partner. Le Forze armate degli Usa stazionate in Europa hanno un ruolo principale nella implementazione della sicurezza americana in ciascuno di questi tre livelli.

Nella prefazione del PWP, William S. Cohen - che allora era il segretario della Difesa - scrisse: "Gli Stati Uniti e i loro alleati transatlantici entrano nel ventunesimo secolo come la più grande forza per la pace e la libertà che il mondo ha mai conosciuto". Cohen precisò anche: "La sicurezza transatlantica è indivisibile. Gli Usa hanno un vitale e permanente interesse nazionale nel preservare la sicurezza dei nostri alleati europei e canadesi. Per contro, i nostri alleati in Europa riconoscono che la loro sicurezza è legata indissolubilmente a quella del Nord America".

Forza di Reazione Rapida

In risposta al desiderio dell'Europa di creare una propria Errf (European Rapid Reaction Force), Cohen scrisse: "Gli Usa apprezzano lo sforzo europeo di contribuire alla difesa collettiva con operazioni nell'ambito della Nato e con la capacità di agire sotto il comando della Ue in caso la Nato non partecipi come organizzazione totale". Nello stesso contesto aggiunse: "Noi [americani] siamo preparati ad adattarci a lavorare con più forti, più versatili e più uniti colleghi europei". Fin dal tempo della pubblicazione del PWP, tuttavia, il punto di vista europeo cominciò a divergere da quello americano e pertinenti circostanze storiche descritte da P.Gold [Ref.02] - [Ref.06] e in maggior dettaglio da C. Lindborg [Ref.05] possono riassumersi come segue.

Nel 1991 la Nato divenne un'alleanza senza un nemico e quasi allo stesso tempo, con il Trattato di Maastricht [Ref.03] - [Ref.04], la Comunità Economica Europea divenne Unione Europea. Questo evento fu seguito da programmi più ambiziosi tra i quali la creazione di una forza di difesa capace di agire più o meno al di fuori della Nato, vale a dire più o meno indipendentemente dal comando americano. Successivamente, per quasi dieci anni ci furono poche novità perché i membri della Ue erano occupati a rivalutare le proprie risorse nazionali, a liberarsi della coscrizione obbligatoria e a ridurre le dimensioni e i costi delle loro Forze armate. Durante questo tempo gli Usa continuarono a manifestare l'opinione che gli europei avrebbero dovuto fare di più per la loro difesa, a suggerire una nuova "divisione di lavoro transatlantico" e a ricordare agli europei chi era in realtà al comando.

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