Anno 2004

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L'incerto futuro delle Associazioni d'Arma

Davide Valfrè, 2 maggio 2004

In una recente lettera al direttore pubblicata su Pagine di Difesa, si notava come il destino delle Associazioni d'Arma sia tristemente avviato verso il tramonto, complici i continui tagli dei fondi governativi. Difficile non essere d'accordo con l'autore della lettera, direttore della rivista dell'Unione Nazionale Sottufficiali Italiani (UNSI), che conclude dicendo una cosa che ci sentiamo di condividere in pieno: "L'associazionismo è un bene di tutti ed è anche custode di moltissimi valori". Verissimo. Solo che l'autore, forse preso dall'entusiasmo, si è dimenticato di dirci quali sono, questi valori.

Per chi non conosce l'attività delle Associazioni d'Arma, ecco in breve come funziona: un certo numero di soci, diciamo il nocciolo duro, manda avanti la sede; sono spesso anziani, quasi sempre pensionati, gli unici che hanno tempo da dedicare alle faccende amministrative (neanche poche in verità) di una associazione. A volte questi soci mobilitano un po' di gente, altri soci e famiglie, per combinare una gita, un pranzo, una mostra.

In parallelo ci sono i soci giovani che, con altrettanti sforzi, portano avanti un piccolo programma di attività a carattere più o meno militare: gare o corsi di tiro, paracadutismo, orientamento eccetera; si trovano una sera a settimana nella sede sociale e discutono dei programmi, spesso sacrificano il fine settimana, anche se di rado lo vedono come un sacrificio: loro, come i soci anziani, lo fanno per testimoniare un'appartenenza, per spirito di corpo; in una parola, per la Patria. Ecco i valori, ecco la passione.

Questa passione non ha orari, non rispetta le famiglie (spesso coinvolte nell'attività) e a volte porta a nutrire speranze folli, come riuscire ad ottenere un po' di collaborazione da parte dei militari in servizio, dal Comune, dal Governo. Questa passione porta la gente la domenica a fare cose strane, come per esempio il servizio d'ordine all'Altare della Patria, custodito dall'Associazione Nazionale Carabinieri. Questa passione fa vedere la propria realtà associativa come un tramite necessario e utile tra le Forze Armate e la comunità locale, perchè gli anziani che portano il labaro nelle cerimonie hanno figli e nipoti, i quali hanno amici, e tra tutti forse qualcuno potrebbe essere interessato a una carriera con le stellette.

Il ruolo di PR per le Forze Armate è oggi l'unico vero compito istituzionale che le Associazioni possano rivendicare, al di là di quello tradizionale della memoria, per far valere le proprie ragioni e difendere la propria esistenza. E per fare questo con gli scarsi fondi a disposizione, l'unica carta è la sinergia, la stretta collaborazione fra le sezioni e fra le associazioni, evitando di sovrapporre le attività e mettendo da parte le incomprensioni, le ripicche, le ragioni che in un modo o nell'altro rendono difficili i rapporti: è umano, ma le associazioni non se le possono permettere più.

Gli esempi positivi non mancano di certo e le opportunità ci sono. Facciamo un esempio: nella sua lettera, il signor Marinai comunicava alcuni dati sull'UNSI, che può contare su 50 sedi e 4000 soci; senza voler fare conti campati in aria, non è irrealistico supporre che, nei 4000, ci sia almeno un 10% di soci che sono iscritti anche ad altri sodalizi, tipo ANA, ANPd'I, o che magari sono ancora in servizio. Impiegare questi soci come tramite con le altre realtà da loro frequentate è una strada che non sempre le associazioni percorrono e che noi auspichiamo invece diventi la norma, se il mondo delle associazioni vuole evitare la marginalità e la graduale scomparsa.

I vantaggi potrebbero essere molti, ma per approfittarne bisogna che le associazioni per prime siano certe del proprio ruolo di insostituibile contatto fra società e Forze Armate e si convincano che la strada, per difficile che possa sembrare, si può percorrere, se c'è la decisione necessaria. I fondi governativi sono un problema, certo, ma non si può continuare a rimpiangere la leva o a chiedere soldi, la vera sfida per le associazioni d'arma, se vogliono continuare a essere testimoni della tradizione, è trovare prima la strada per il futuro.

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