Anno 2004

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Quando Reagan aumentò gli stipendi ai militari

Davide Valfrè, 12 giugno 2004

Forse solo George W. Bush e Margaret Thatcher hanno generato tra i leader occidentali opinioni così diverse come Ronald Reagan, morto la scorsa settimana in USA. L'impatto dirompente della politica di Reagan sull'economia, il diffuso scontento sociale che causò nel breve periodo (pur mettendo le basi per il boom che si verificò sotto Clinton) sembrano oggi un po' sbiadite di fronte al successo epocale nella Guerra Fredda.

A margine dei peana che Reagan sta raccogliendo in questi giorni, il quotidiano delle Forze Armate americane Stars and Stripes dedica uno speciale tributo all'ex presidente, in cui scrive di come rimise in piedi la Difesa, prostrata dalla sconfitta in Vietnam, umiliata dalla crisi degli ostaggi in Iran e affetta da un'emorragia pesante di ufficiali e sottufficiali.

Il rimedio fu soprattutto aumentare la spesa: in anni di tagli ai fondi degli enti federali, l'unica amministrazione che ebbe degli aumenti mentre le altre restavano al palo fu la Difesa, non solo per rinnovare i mezzi ma anche per gli stipendi. Come riportato all'epoca da giornali come lo stesso Stripes e l'Army Times, il divario salariale fra i militari e gli impieghi civili era del 14,3 per cento.

Per il 1983, l'anno dell'invasione di Grenada e dell'attentato di Beirut ai Marines, il budget USA previde un aumento degli stipendi dei militari proprio del 14,3 per cento. Fino al 1986 gli altri dipndenti pubblici non ottennero aumenti, a differenza dei militari.

Ma non solo: la stessa qualità della vita del personale fu oggetto delle dovute attenzioni, investendo sugli alloggi per i militari, assistenza medica e servizi nelle basi. Forse il dispiegamento dei Pershing II in Europa ebbe un effetto più convincente sulla Unione Sovietica, ma per i militari americani non c'è dubbio che la busta paga fu quello che si definisce un morale booster.

Mentre anche in Italia si parla di imitare la politica economica di Reagan, è bene ricordare anche questo aspetto dell'eredità politica di un uomo che dovette combattere una guerra lunga e non dichiarata, come amiamo oggi definire la nostra lotta al terrorismo, e che ebbe la visione giusta per vincere.

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