Anno 2004

Cerca in PdD


Un seggio al Consiglio di Sicurezza, meglio rimandare

Davide Valfrè, 8 settembre 2004

Quanti ricordano le polemiche dell'anno scorso sul ruolo delle Nazioni Unite e le dichiarazioni al vetriolo sul loro reale peso si saranno forse stupiti dello strepitio sulla proposta di riforma dell'ONU in cui l'Italia vorrebbe conquistare più spazio. Ma come, ci chiediamo noi, l'anno scorso il palazzo di vetro era un carrozzone inutile e costoso e quest'anno invece vorremmo rinnovare la tessera, oltretutto con l'abbonamento Premium?

Chi disprezza compra, si dice non senza ragione e ora l'Italia si trova a inseguire gli iperattivi tedeschi e giapponesi che, forti della posizione di terzo e secondo contribuente al bilancio ONU, cercano di portare acqua al proprio mulino per essere inclusi nella riforma del Consiglio di Sicurezza (CdS) come membri permanenti. Naturalmente, qualsiasi decisione sarà presa dai "saggi" delle Nazioni Unite sulla riforma dovrà tenere conto in varia misura di una quantità di parametri.

Contributi all'ONU: è uno dei fattori più importanti e l'Italia è al sesto posto. Dietro Germania e Giappone, ma di poco dopo il Regno Unito, un bel po' davanti alla Russia e alla Cina che, a dispetto della propria espansione economica, non figura neppure tra i primi dieci. Come la voce successiva, i numeri possono generare confusione: un conto sono i soldi elargiti come cooperazione bilaterale a vario titolo, un conto i contributi al bilancio dell'ONU.

Missioni all'estero: attenzione, si parla di missioni di peacekeeping dell'ONU, i cosiddetti caschi blu, non delle missioni all'estero in generale. Al contrario di quanto abitualmente viene detto, i paesi sviluppati sono tutti piuttosto defilati, siano essi nel consiglio o no. Qualche esempio: il Canada a maggio 2004 aveva 230 persone impiegate, l'Italia 168, la Germania 294 e il Giappone 406. Pochino anche rispetto alla piccola Irlanda (488) e una goccia nel mare paragonato ai numeri di paesi come Pakistan (6248), Bangladesh (4730), ma anche Nepal (2285) e Ghana (2306). A maggio 2004 il totale del personale civile e militare impiegato nelle missioni di peacekeeping ONU era di 55.470. Non un granché, pensando solo ai numeri della missione in Iraq.

Il mondo com'è oggi: il CdS fotografa i rapporti di forza di quasi sessanta anni fa. Nel frattempo Francia e Gran Bretagna hanno perso i loro imperi, l'Urss ha perso la guerra fredda e non esiste più (al suo posto c'è la Russia per meriti geopolitici da verificare), gli USA sono diventati l'unica superpotenza e la Cina sta per affiancarsi. Tra regimi autoritari, democrazie e vie di mezzo, l'unica cosa che accomuna i membri permanenti del CdS è la bomba atomica: tutti posseggono, infatti, armi nucleari.

Le unioni regionali: la UE è senz'altro il maggiore organismo internazionale e raggruppa ben due paesi già nel Consiglio i cui interessi però - l'Iraq insegna - non sempre coincidono. Un seggio unico per Bruxelles taglierebbe la testa al toro, ma forse creerebbe altri problemi. In fondo, oggi nessuno sembra davvero volerlo, anche se il ministro degli Esteri Frattini ha di recente affermato in Germania che Roma e Berlino dovrebbero insistere proprio sul seggio per la UE. Avere espresso finora delle figure quantomeno incolori come il signor PESC (l'ineffabile Solana Ridens) ed essere priva di strutture militari comuni non aiuta la causa comune europea. Ammesso che ne esista davvero una.

I paesi emergenti: posto che alcuni paesi come Brasile e India hanno sicuramente rilevanza continentale e meritano considerazione, ci chiediamo perchè non anche il Canada, al fine di bilanciare il peso USA in Nord America, o il Pakistan, grande paese musulmano che ha avuto un ruolo chiave nella guerra al regime di Kabul. Si dice che per l'Africa siano candidati, più o meno credibili, Sud Africa, Nigeria ed Egitto.

Non abbiamo doti divinatorie e nemmeno entrature nelle segrete stanze, ma è lecito supporre che tutti e nessuno di questi fattori elencati saranno determinanti: peso economico, militare, valore della cooperazione internazionale, alleanze (o inimicizie) tra paesi, opportunismo, tutto vale nella partita in corso.

Tra molti commentatori sembra prevalere la cauta linea del "tanto non se ne farà nulla", cioè un sostanziale pareggio diplomatico in cui tutti i pretendenti vengono un po' scontentati e che ben si adatta all'atteggiamento distratto con cui i media hanno seguito il dibattito in corso. Tuttavia, il rischio di accontentare uno per scontentare un altro peserà sui famosi saggi e la possibilità che la montagna partorisca il proverbiale topolino è forte.

Paradossalmente, proprio un altro rinvio della riforma è la soluzione che, scontentando un po' tutti, non chiuderebbe davvero la porta in faccia a nessuno: a conti fatti ci sembra questa la strada che l'Italia può percorrere, come già in passato, con buone prospettive di riuscita.

FAI CLICK SU QUESTO LINK ED ESPRIMI LE TUE IDEE NEL FORUM