Anno 2004

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Italfor Bosnia, aiuti umanitari e riconoscenza

Edoardo Zironi, 25 marzo 2004

È tempo di un primo bilancio per il contingente militare italiano in Bosnia-Herzegovina Italfor Bosnia, giunto in teatro operativo nel dicembre scorso. Sono molti i compiti assegnati alle unità italiane su base 52° reggimento artiglieria Torino, con sede a Vercelli, ma particolare attenzione viene posta alle azioni umanitarie che più direttamente agiscono sulla quotidianità del popolo di Bosnia: queste attività vengono seguite da un gruppo di ufficiali, sottufficiali e volontari di truppa alle dirette dipendenze del tenente colonnello Amedeo Spezzacatene che ha individuato due aspetti distinti delle possibili attività umanitarie che il contingente italiano può svolgere in teatro operativo.

Il primo aspetto è inerente alla consegna di generi di prima necessità a comunità o singole famiglie che versano in condizioni di vita critiche; il secondo interessa il campo medico, poiché si prende in considerazione la possibilità di inviare in Italia persone affette da patologie che non possono essere curate in Bosnia-Herzegovina.

In entrambe le tipologie di aiuti è necessaria una rete informativa capillare, da cui poter trarre le necessarie informazioni per operare nei confronti di persone effettivamente bisognose garantendo il fondamentale criterio di imparzialità etnico-religioso; allo stesso tempo il lavoro di questo gruppo di militari, non a caso definito Cellula per la cooperazione civili-militari, presuppone un attento studio della realtà e delle istituzioni locali, così come un'interazione costante con associazioni e istituzioni italiane.

Nell'affrontare la tipologia di aiuto umanitario inerente alla consegna di beni di prima necessità, è importante evidenziare come essa sia la sintesi di due compiti distinti, svolti da due unità differenti: in teatro operativo il personale addetto svolge un sorta di indagine per individuare i beneficiari degli aiuti e coinvolgere le istituzioni locali favorendo così la presenza dello Stato bosniaco nelle distinte realtà; il quadro generale è completato dalle informazioni raccolte dalle pattuglie degli artiglieri, che più di chiunque altro hanno la conoscenza sociale e territoriale dell'area di competenza italiana (in media vengono percorsi 900 chilometri al giorno).

Considerazioni altrettanto importanti devono essere fatte nei confronti del personale che a Vercelli coordina la raccolta e l'invio in teatro degli aiuti: ogni contingente nazionale impegnato in missioni all'estero ha, al proprio interno, un'aliquota omogenea, appartenente a una stessa unità in Italia, che a seconda delle necessità può essere completato in teatro operativo da personale proveniente da altre unità.

Nel caso di Italfor Bosnia, l'unità omogenea di base è costituita dagli artiglieri di Vercelli che per tutti i 180 giorni di mandato resteranno in contatto con un proprio assetto rimasto in Italia: sono i militari distaccati in Patria che contattano le associazioni umanitarie italiane, ne ricevono i beni da donare, procedono allo stivaggio del materiale e al successivo invio in teatro operativo, avvalendosi di vettori della Difesa.

In questi primi tre mesi, durante i quali le attività si sono ripetute periodicamente secondo una programmazione pianificata al momento dell'immissione delle forze in Bosnia, avvenuta nel dicembre scorso, l'attuale contingente ha consegnato generi alimentari, capi di vestiario, mobilia varia, giocattoli, materiale di cancelleria e materiale d'igiene per un totale di 20750 kg. Beneficiarie degli aiuti sono state cinque famiglie (tre musulmane e due serbe), sei strutture per bambini (orfanotrofi, asili, centri per bambini disabili) e dodici siti tra associazioni, comuni e centri accoglienza (due musulmani, tre serbi, uno cattolico e sei di etnia mista).

Altrettanto intenso è stato l'impegno profuso nel seguire diversi casi di bambini ammalati di leucemia, tumori e malformazioni cardiache, patologie queste per le quali le strutture sanitarie locali non sono ancora adeguate.

Fino a oggi il contingente ha dato assistenza a diciannove bambini malati organizzandone il ricovero in strutture ospedaliere italiane, per la maggior parte a Roma, Torino e Bologna. Questa attività presuppone l'interessamento dell'Ambasciata d'Italia in Bosnia-Herzegovina per i visti sui passaporti del bambino e del genitore accompagnatore, della provincia italiana a copertura delle spese sanitarie e di soggiorno del famigliare, e delle strutture ospedaliere bosniache costantemente in contatto con i colleghi italiani per precedenti e decorso della malattia.

La struttura descritta permette una presenza capillare sul territorio di competenza del contingente italiano; oltre al controllo, tale presenza offre la possibilità di incontro con le istituzioni locali, favorendo in particolare i rapporti tra forze militari NATO, polizia locale e protezione civile.

Queste due ultime realtà istituzionali, da poco in grado di ricoprire il ruolo ad esse attribuito, stanno lentamente assumendosi l'onere di arginare il fenomeno della detenzione illegale di armi. Avvalendosi del supporto della Forza NATO di Stabilizzazione (SFOR), periodicamente viene attuata l'operazione Harvest, letteralmente raccolta. Questa comprende tutte le attività volte al sequestro e ritiro di armamento bellico illegalmente detenuto. L'operazione dura diversi mesi e comprende una prima fase durante la quale vengono decisi luoghi e date della consegna e se ne avverte la popolazione, una seconda fase in cui si procede alla raccolta e catalogazione del materiale bellico, infine una terza fase per la successiva distruzione.

Sebbene a un primo esame la consegna di aiuti umanitari e l'operazione Harvest possano sembrare due attività scollegate, esse in realtà vengono concepite di concerto fra diversi uffici affinché l'una sia rilevante per la buona riuscita dell'altra; in particolare le consegne di aiuti umanitari, oltre che seguire i principi già espressi, vengono effettuate in zone che sono interessate dalla successiva campagna per la raccolta di materiale bellico, ovvero a seguito di quest'ultima.

Recentemente, l'attuale contingente ha concluso la seconda fase della prima operazione Harvest del 2004, ottenendo un'importante risposta da parte dei 20 comuni della zona di competenza italiana: 435 tra fucili e mitragliatrici, 2.364 bombe a mano, 392 lanciagranate, 69 mine antiuomo, 195.104 munizioni di diverso calibro, 8 bombe da mortaio, 40 chili di esplosivo, 254 serbatoi pieni.

Oltre al risultato ottenuto direttamente tangibile, va sottolineato il grande coinvolgimento delle istituzioni locali durante tutte le fasi fino a ora portate a termine: polizia, protezione civile e funzionari dei comuni hanno cooperato tra loro fornendo alla popolazione un'assistenza continua sotto la supervisione e la consulenza tecnica del personale di SFOR.

Sebbene l'attività descritta sia sempre più devoluta alle strutture statali, il supporto fornito dalle forze NATO - e per quanto riguarda la zona di competenza italiana dagli artiglieri del 52° reggimento - resta ben visibile e particolarmente apprezzato dalla popolazione locale. A tal proposito recentemente il comandante del contingente ha ricevuto in dono da un anziano abitante di un villaggio serbo un vecchio moschetto regolarmente denunciato e una bottiglia di grappa locale (rachìa); i doni erano accompagnati da una lettera:

Egregio Signore,
anche se consegnare le armi non è nella tradizione del popolo serbo, questo fucile glielo regalo in segno di stima e gratitudine verso Lei e i Suoi militari per tutte le buone opere di umanità che avete realizzato a favore dei cittadini di Mokro e dintorni. Questa collaborazione e aiuto sono noti fin dal primo momento che le vostre forze sono arrivate in questa area, fino ad oggi. Noi cittadini, questo lo vediamo, lo sentiamo e lo apprezziamo moltissimo.

Il sospetto e il disprezzo iniziale, con il tempo si sono trasformati in una sincera amicizia e stima. Da militari con addosso giubbotti antiproiettile e fucili pronti a sparare, siete diventati nostri amici e graditi ospiti alle feste del Santo Protettore della famiglia, ai pranzi di Natale e di Pasqua, esprimendo così fiducia, rispetto e vera amicizia.

I miei figli e i figli di molti altri genitori, nelle scuole usano le sedie che avete portato voi, scrivono sulle scrivanie regalate da voi, hanno assaggiato diversi e gustosi dolci da voi offerti. Alcune famiglie che vivono in situazioni di estremo disagio non dimenticheranno mai gli aiuti in viveri e materiale igienico perché li hanno ricevuti nei momenti più difficili. Di tutto questo siamo testimoni di chi sa apprezzare tali gesti.

Da molto tempo abbiamo capito che voi siete innanzitutto esseri umani che, a causa delle circostanze, vestono l'uniforme militare e quello che state facendo è il vostro compito quotidiano come per un insegnante insegnare ai bambini, un medico curare la gente oppure per un pasticcere preparare i dolci.

Noi conosciamo bene tutto ciò che è successo nella nostra terra, ma per fortuna appartiene al passato. Vogliamo vivere per il futuro. Vogliamo che lasciando questa terra portiate a casa delle buone impressioni, ricordando che qui rimangono delle persone che potete sicuramente tornare a salutare sicuri di trovare dei vecchi amici. Si! E' vero che saremmo tutti più belli se indossassimo uno smoking, tute da ginnastica…oppure con le nostre famiglie attorno al barbecue con caffè e bibite, ma la vita ha anche l'altro lato!

Quando berrete questa rachìa di Romania, genuina, fatta in casa, immaginate che vi siano tanti capi famiglia Serbi che brindano alla salute e felicità vostra e delle vostre famiglie, alla felice partenza o permanenza e a un prossimo incontro in salute e allegria.

Che il Signore misericordioso ci sia d'aiuto.

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